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Scuole, la metà degli edifici non ha il certificato di agibilità

di Rossella Calabrese
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Presentato il Rapporto annuale di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica

Vedi Aggiornamento del 20/02/2014
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13/11/2012 - Quasi la metà degli edifici scolastici non ha le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno di interventi di manutenzione urgenti. Senza contare che il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeologico.
 
È questa la fotografia scattata da Ecosistema Scuola 2012, il rapporto di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia. La XIII edizione del Rapporto è stata presentata venerdì scorso a Torino.
 
I dati confermano lo stallo in cui si trova l’edilizia scolastica italiana, che fatica a migliorare anche a causa del freno agli investimenti generato dal Patto di Stabilità. Gli unici passi avanti fatti dalle scuole riguardano la sostenibilità e il monitoraggio dell’amianto.

Dall’indagine di Legambiente emerge che sui 7.139 edifici scolastici di competenza dei comuni capoluogo di provincia presi in esame, circa il 60% è stato costruito prima del 1974, anno dell’entrata in vigore della normativa antisismica, mentre solo il 7% negli ultimi 20 anni.
 
I nuovi edifici non sono costruiti secondo le tecniche sostenibili e innovative. Solo l’8,22% è costruito con criteri antisismici e lo 0,47% secondo criteri della bioedilizia. Sul fronte delle certificazioni, positivi i dati relativi alle porte antipanico (90,68%), alle prove di evacuazione (97,92%) e agli impianti elettrici a norma (82,38%).

Per quanto riguarda invece la differenza qualitativa del patrimonio edilizio delle diverse aree del Paese, emerge che il 42,93% delle scuole del Sud e il 47,61% nelle Isole necessitano di interventi di manutenzione urgenti, maggiori di 10 punti pecentuali della media nazionale; mentre le regioni del Nord e del Centro, rispettivamente con il 28,97% e il 24,79%, sono sotto la media nazionale. Una differenza che va letta anche alla luce degli investimenti medi per la manutenzione straordinaria (per singolo edificio): si passa dai 40.958,35 euro al nord ai 29.065,89 euro al sud. Invece per la manutenzione ordinaria nel settentrione si registra una media di investimento di 9.872,15 euro per singolo edificio contro i 4.501,12 euro del sud.

Il dossier di Legambiente sottolinea, inoltre, come negli ultimi due anni ci sia stato un calo totale degli investimenti in tutta Italia, con una contrazione in media di 40 milioni di euro per la manutenzione straordinaria per edificio scolastico. Regioni come Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna, da sempre fiori all’occhiello del settentrione nella gestione virtuosa dell’edilizia scolastica, dal 2008 ad oggi hanno registrato una diminuzione del 50% degli investimenti in manutenzione straordinaria e ordinaria (meno 55%), rivelando delle difficoltà nel mantenere la qualità degli standard di cura degli edifici.

Una situazione che peggiora al Sud, dove la media degli investimenti è inferiore a quella nazionale, nonostante vi sia una maggiore necessità d’interventi di manutenzione straordinaria. Senza contare la fragilità del territorio meridionale con il 14,25% delle scuole situate in aree a elevato rischio idrogeologico, il 63,06% in aree a rischio sismico e il 12,36% in aree a rischio vulcanico.

Qualche segnale positivo arriva, invece, dal monitoraggio sull’amianto all’interno degli edifici scolastici. Nel 2011 sono stati, infatti, 92,31% i comuni che hanno effettuato i controlli in questione e sono in crescita le azioni di bonifica al 3,10% contro il 2,58% del 2010. Resta, invece, bassa l’attenzione per il radon, che viene monitorato solo dal 32,5% delle amministrazioni. Stesso discorso per le fonti d’inquinamento ambientale esterne come elettrodotti, emittenti radio televisive, antenne dei cellulari. Sono solo 5,19% i comuni che monitorano le scuole vicino ad elettrodotti (12%) e le amministrazioni (14,29%) che controllano gli istituti in prossimità di antenne cellulari(16,36%). L’11,36% degli edifici si trova, invece, a meno di un km da fonti di inquinamento acustico, mentre sono solo il 2,32% quelli che si trovano vicino a emittenti radio televisive.

“In questi tredici anni di indagine di Ecosistema Scuola - spiegaVanessa Pallucchi, responsabile Scuola e Formazionedi Legambiente - abbiamo visto crescere la consapevolezza dell’importanza dell’edilizia scolastica come infrastruttura strategica del nostro Paese. Occorre andare oltre l’emergenza per parlare di come devono essere le nostre scuole del futuro: sicure, in classe energetica A, belle, educative e aperte al territorio. Per questo proponiamo che sia attivato un tavolo nazionale, che veda Ministero, Enti locali e soggetti della società civile mettere insieme le loro esperienze e la loro sensibilità per definire delle linee guida comuni verso le quali indirizzare la programmazione degli interventi e le risorse destinate ai nostri edifici scolastici. Per superare le attuali situazioni di emergenza, soprattutto presenti nel meridione d’Italia, riteniamo inoltre prioritario svincolare dal patto di stabilità gli interventi destinati alla messa in sicurezza delle scuole”.
 
“L’edilizia scolastica - ha sottolineato Mariagrazia Pellerino, Assessore alle Politiche Educative della Città di Torino - deve rappresentare una priorità per le politiche della scuola. La Città di Torino è soddisfatta del risultato raggiunto nel rapporto di Legambiente perché testimonia la grande attenzione e i consistenti investimenti che Torino ha mantenuto sul fronte dell’edilizia scolastica, anche in questo momento connotato da rilevanti restrizioni finanziarie. La sicurezza degli edifici scolastici per le alunne, gli alunni e gli insegnanti deve essere elemento centrale nell’agenda di spesa delle politiche pubbliche, considerato che, come emerge dall’indagine di Ecosistema Scuola, le criticità degli edifici scolastici sono diffuse sul territorio nazionale. Per questa ragione occorre un vero e proprio piano che affronti la questione in modo sistematico”.
 
Il Rapporto segnala, infine, quattro eccellenze che dimostrano la voglia di investire nell’innovazione: l’asilo nido di Gaiole in Chianti (Si), l’eco scuola primaria di Scarmagno, in provincia di Torino, i servizi scolastici sostenibili a km ed emissioni zero avviati da diverse scuole piacentine e l’opera di riquificazione della scuola primaria statale Anna Frank da parte del comune di Giaveno, in provincia di Torino. Tutte strutture e servizi ecosostenibili.
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