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NORMATIVA

Il cambio d’uso può costare come una nuova costruzione

di Paola Mammarella
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Tar Marche: il Comune può determinare gli oneri in base al mutamento di destinazione o ai lavori realizzati

Vedi Aggiornamento del 09/06/2015
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13/10/2014 - Nel determinare gli oneri di urbanizzazione relativi ad un cambio di destinazione d’uso, con o senza opere, che implica un aumento del carico urbanistico, il Comune può utilizzare diversi parametri. Può, ad esempio, basarsi sulle conseguenze del cambio di destinazione d’uso o prendere in considerazione il tipo di intervento realizzato.
 
È arrivato a questa conclusione il Tar Marche che, con la sentenza 816/2014, si è pronunciato sul ricorso presentato dal proprietario di un immobile che ne aveva cambiato la destinazione d’uso da artigianale a commerciale e che si era visto addebitare il contributo di costruzione e gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, come accade con le nuove costruzioni, anziché quelli relativi alle ristrutturazioni con cambio d’uso.
 
Il ricorso è stato respinto dal Tar. Il tribunale ha affermato che nel caso di cambi di destinazione d’uso, anche senza opere edilizie, che comportano il passaggio ad un’altra categoria funzionale e un maggiore carico urbanistico, bisogna pagare il contributo di costruzione. Si tratta del corrispettivo dovuto quando una trasformazione edilizia, che può avvenire anche senza effettuare lavori, produce vantaggi economici, situazione che si verifica anche col cambio di destinazione d’uso.
 
Nel caso preso in esame dal Tar, esisteva una delibera comunale con cui era stato deciso l’abbattimento del costo di costruzione del 50% per le ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso senza la modifica delle strutture portanti.
 
A detta dei giudici, però, resta sempre al Comune la possibilità di determinare gli oneri in base al cambio di destinazione d’uso o al tipo di interventi realizzati. Dal momento che il Comune ha giudicato il cambio di destinazione d’uso come una nuova costruzione, al ricorrente è stata negata la revisione degli oneri addebitati.


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Altri commenti
Roberto Stasi

Io non mi fido per niente di queste leggi che mi appaiono intese per gente all'ingrasso. Voglio sapere tutto di come vengono impiegati 1500 euro per una cambio di destinazione d'uso ma i dubbi sorgono quando non esiste la trasparenza e se non si vede la trasparenza significa che i soldi che chiedono sono gonfiati per motivi sconosciuti. Infatti quando mi sono recato all'ufficio tecnico per chiedere spiegazioni sui tipi di destinazioni d'uso mi hanno dato un foglio con appena 4 categorie descritte. Ce ne sono moltissime ma evitano di farle conoscere. Qui c'è un esempio: www.catasto.it/categorie.html Nel mio concetto di onestà ci sarebbe la possibilità di non pagare l'IMU per un locale non affittato cambiando semplicemente destinazione d'uso ad esempio a B/6 (luogo di culto) e cambiando ancora destinazione d'uso se chi vuole affittare il locale vuole farci qualche altro tipo di attività. E perchè no? Non sarebbe disonesto ma significa risparmiare. D'altronde perchè si dovrebbe pagare una qualsiasi tassa cambiando destinazione d'uso a C/2 (deposito) ? Un magazzino può non avere profitto alcuno. Dove vanno tutti questi soldi? Ce lo devono spiegare perchè sono sempre più convinto che chi fa leggi senza trasparenza sta aggredendo il mondo terziario per il beneficio dei ricchi.

Arch. Mimmo Pazienza

in questo particolare momento storico, il cambio di destinazione può essere una necessità, quindi senza fine speculativo ma di semplice sopravvivenza, tenuto conto che tutte le tasse sugli immobili bisogna pagarle sembra e comunque.

arch. Gaetano Smaldone

Leggo: "Nel determinare gli oneri di urbanizzazione ... il Comune PUO' utilizzare diversi parametri". La sentenza, formulata in italiano teorico ma tradotta in italiano pratico rimette alla discrezionalità della P.A. il computo degli oneri dovuti, sicchè il cittadino "non allineato" politicamente con l'amministrazione locale ne diviene letteralmente ostaggio. In parole povere: la legge per gli amici si interpreta, per i nemici si applica. Non è questa l'Italia che vorrei. arch. Gaetano Smaldone