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AMBIENTE

Report sulla dispersione urbana: punte del 60% per Napoli e Milano

di Alessandra Marra

Ispra: necessari interventi di rigenerazione urbana e di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente

Vedi Aggiornamento del 07/05/2015
07/01/2015 - Le percentuali di suolo urbanizzato in Italia hanno raggiunto livelli preoccupanti: Napoli e Milano si attestano al 60%, Torino e Pescara ad oltre il 50%.
 
Questi alcuni dati contenuti nel Rapporto 2014  sulla Qualità dell’ambiente urbano dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) presentato il 18 dicembre 2014 ad un convegno sul tema.

Il rapporto è il frutto di un lavoro coordinato e condiviso dall’intero Sistema Agenziale ISPRA, ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale), APPA (Agenzia Provinciale Protezione Ambientale) e della collaborazione con Enti e Istituti di livello nazionale e presenta i dati relativi alle principali tematiche ambientali in 73 Comuni capoluogo di provincia.
 
Tra i principali argomenti trattati: consumo di suolo, mobilità, verde, qualità dell’aria e rifiuti; lo scopo del rapporto è “divulgare la migliore informazione ambientale disponibile a livello nazionale” e fornire ai cittadini, amministratori e tecnici delle informazioni utili da utilizzare per favorire politiche di sostenibilità, soprattutto su scala locale.
 
Alcuni dei dati più preoccupanti riguardano il consumo di suolo: molte sono le città ad elevate percentuali di dispersione urbana; superano il 40% Bergamo, Brescia, Monza e Padova e anche tra alcune città del sud la percentuale è alta con Bari e Palermo che si attestano intorno al 40%, mentre nei comuni vicini le percentuali scendono al 30%.
 
Altro dato preso in considerazione è stato l’estensione territoriale dei comuni; tra le città più ampie i valori assoluti più alti si riscontrano a Roma con oltre 33.000 ettari ormai persi e Milano con 11.000 ettari.
 
Nel capitolo dedicato all’edilizia sostenibile del Rapporto si mette in evidenza quindi l’importanza degli interventi di rigenerazione e la necessità di agire sul patrimonio edilizio esistente per ridurne gli elevati consumi energetici.
 
Nella nota dell’ISPRA si pone l’accento anche sulle conseguenze ambientali che gli interventi urbani provocano; l’area totale a rischio, nelle 45 città attraversate da faglie capaci, è circa il 2,5% del territorio analizzato. La pericolosità da fagliazione superficiale è assai rilevante a Reggio Calabria, Messina, Catanzaro e Cosenza; è rilevante a L’Aquila, Siracusa, Ragusa e Benevento e non trascurabile a Trieste, Udine e Perugia, mentre è poco rilevante nelle altre 34 città.
 
Inoltre sono state censite oltre 14.000 frane per un’area complessiva in frana pari a quasi 390. Potenza, Matera, Trento, Genova, Ancona, L'Aquila e Perugia presentano i valori più elevati sul territorio comunale, mentre i comuni che ricadono prevalentemente in aree di pianura presentano un dissesto da frana molto basso. La stima della popolazione esposta supera i 3.000 abitanti a Genova, Trento, Perugia, Ancona, Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Messina.
 
Insieme al Rapporto aree urbane, un Focus di approfondimento tematico su “Le città e la sfida dei cambiamenti climatici” con contributi scientifici multidisciplinari sui temi di adattamento e mitigazione e il volume “L’ambiente urbano: conoscere e valutare la complessità”che rappresenta la prima esperienza di valutazione integrata sull’ambiente urbano svolta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.


 
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