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URBANISTICA

Riforma urbanistica: le proposte di AUDIS e Assoimmobiliare

di Alessandra Marra

Le priorità: rendere uniformi gli strumenti urbanistici sul territorio nazionale e semplificare i livelli di pianificazione

Vedi Aggiornamento del 01/12/2015
24/04/2015 – Revisionare e semplificare gli attuali strumenti urbanistici, rendendoli uniformi su tutto il territorio nazionale, e favorire delle politiche che riducano il consumo di suolo e puntino sulla rigenerazione urbana.
 
Queste in sintesi le proposte dell’Associazione delle Aree Urbane Dismesse (AUDIS) e di Assoimmobiliare per rilanciare il dibattito intorno a uno dei nodi più importanti da sciogliere per il futuro delle città: la riforma urbanistica.
 

Disegno di legge urbanistica Lupi

Le associazioni fanno notare che, dopo la presentazione della bozza Lupi nel luglio 2014, “sembra che la vicenda della riforma urbanistica sia tornata nel dimenticatoio”. AUDIS e Assoimmobiliare ritengono che una revisione sostanziale dell’apparato normativo che regola il territorio e l’ambiente sia invece un passaggio essenziale per rinnovare un settore vitale per l’intera società, ma ingessato da assetti legislativi  del tutto superati ed impraticabili.

I consigli direttivi delle due associazioni si sono quindi riuniti ed hanno predisposto un Documento comune contenente alcuni principi e linee fondamentali per la riforma urbanistica, che verranno presentate al nuovo Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio.
 

I benefici della rigenerazione urbana

Secondo le due associazioni, la riforma urbanistica può contribuire al definitivo inizio del recupero post-crisi. Per rigenerare le città servono risorse economiche e condizioni normative favorevoli agli investimenti nel settore; spesso però gli enti locali non hanno fondi per avviare un sistematico processo di riqualificazione delle città e il contesto normativo estremamente complesso e farraginoso complica la situazione, sia per gli operatori che per gli enti locali.
 
Per AUDIS e Assoimmobiliare è quindi essenziale coordinare e snellire le procedure e attrarre capitali esteri che investano nel nostro territorio. Nel documento viene messo in evidenza come tali investimenti in progetti di sviluppo e rigenerazione urbana sono pressoché assenti a causa del rischio urbanistico, ossia l'impossibilità di programmare progetti secondo tempi e regole certe.
 
Attraverso una efficace politica di riduzione del consumo di suolo si potrà incrementare il valore del patrimonio edilizio esistente con conseguente maggior attrazione di investimenti sui progetti di recupero, riqualificazione e rigenerazione.
 

Gli aspetti essenziali per una legge sul governo del territorio

Entrambe le Associazioni hanno messo a fuoco i punti principali per arrivare a d una buona riforma. Un aspetto fondamentale evidenziato nel documento è l’uniformità di linguaggio e di strumenti sull'intero territorio nazionale. “La disomogeneità legislativa infatti rappresenta un limite ad operare su scala nazionale e ha creato una Italia a diverse velocità”.
 
La legge nazionale urbanistica dovrebbe introdurre definizioni e procedure che valgano su tutto il territorio nazionale, lasciando così agli enti locali solo il potere di compiere le scelte veramente discrezionali, senza incidere sugli strumenti e sulle procedure. Una maggiore uniformità a livello nazionale consentirebbe di ridistribuire in modo più equilibrato le risorse finanziarie e di permettere un recupero del territorio anche nelle zone oggi più disagiate.
 
Un altro aspetto fondamentale della riforma della legge urbanistica messo in evidenza nel documento è la tutela del territorio e, quindi, la programmazione di uno sviluppo sostenibile delle città, limitando il consumo di suolo e puntando sulla rigenerazione.
 
La legge urbanistica nazionale, secondo le associazioni, deve fornire indicazioni, criteri e limiti precisi ed efficaci per ridurre drasticamente il consumo di suolo e incentivare processi di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, di quartieri e città e recupero di aree dismesse.
 
Sarà quindi necessario definire fin da subito regole, obiettivi e indirizzi che dovranno essere osservati anche dagli enti locali nel pianificare l'uso del proprio territorio e che permettano una concreta riduzione del consumo di suolo in tempi brevi.
 
Le due associazioni auspicano che la nuova legge urbanistica nazionale fissi principi chiari in materia di partecipazione della collettività al processo di formazione delle scelte volte alla rigenerazione urbana e incentivi, anche attraverso manovre fiscali, interventi di risparmio energetico, innovazione tecnologica e ristrutturazione.
 
Infine il documento propone diverse azioni di semplificazione e coordinamento, ipotizzando di individuare solo due livelli di pianificazione, regionale e comunale. Il primo livello volto a programmare scelte strategiche di interesse sovracomunale, il secondo, invece, a definire in modo specifico l'uso del territorio di ciascun comune.
 
Nell'ottica di semplificazione e di ammodernamento del sistema, gli strumenti di pianificazione non dovrebbero più individuare ciò che è consentito fare, ma specificare solo i divieti e le effettive limitazioni che possono essere opposte all'iniziativa economica dei privati, sulla base di obiettivi strategici generali.
 
Inoltre, le associazioni propongono che le procedure urbanistiche contengano anche le norme di coordinamento con le procedure ambientali (in particolare VAS e VIA, tutela paesaggio, bonifiche), affinché il completamento dell'iter urbanistico consolidi effettivamente la possibilità di realizzare il progetto.


 
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