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AMBIENTE

Ispra: il cemento ha cancellato il 20% delle coste italiane

di Rossella Calabrese
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D’Angelis, Italiasicura: urgenti vincoli regionali e controlli per le aree fragili. Ministro Ambiente Galletti: approvare subito il ddl consumo di suolo

Vedi Aggiornamento del 20/06/2017
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07/05/2015 - Quasi il 20% della fascia costiera italiana, pari a oltre 500 Kmq, l’equivalente dell’intera costa sarda, è perso ormai irrimediabilmente. È stato impermeabilizzato il 19,4% di suolo compreso tra 0-300 metri di distanza dalla costa e quasi e il 16% compreso tra i 300-1000 metri.
 
Sono stati spazzati via anche 34.000 ettari all’interno di aree protette, il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi. Il cemento è davvero andato oltre invadendo persino il 2% delle zone considerate non consumabili (montagne, aree a pendenza elevata, zone umide).
 
A mappare lo stivale della ‘copertura artificiale’ è stato l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che, grazie alla cartografia ad altissima risoluzione, nel suo Rapporto sul Consumo di Suolo 2015 - presentato ieri a Milano, nel corso del Convegno “Recuperiamo Terreno” collaterale all’EXPO2015 - utilizza nuovi dati, aggiorna i precedenti e completa il quadro nazionale con quelli di regioni, province e comuni, senza trascurare coste, suolo, lungo laghi e fiumi e aree a pericolosità idraulica.
 

I numeri del consumo di suolo

L’Italia del 2014 perde ancora terreno, anche se più lentamente: le stime portano al 7% la percentuale di suolo direttamente impermeabilizzato (il 158% in più rispetto agli anni ’50) e oltre il 50% il territorio che, anche se non direttamente coinvolto, ne subisce gli impatti devastanti.
 
Rallenta la velocità di consumo, tra il 2008 e il 2013, e viaggia ad una media di 6 - 7 m2 al secondo. Le nuove stime confermano la perdita prevalente di aree agricole coltivate (60%), urbane (22%) e di terre naturali vegetali e non (19%). Stiamo cementificando anche alcuni tra i terreni più produttivi al mondo, come la Pianura Padana, dove il consumo è salito al 12%. Ancora, in un solo anno, oltre 100.000 persone hanno perso la possibilità di alimentarsi con prodotti di qualità italiani. Guarda il video
 
Sono le periferie e le aree a bassa densità le zone in cui il consumo è cresciuto più velocemente. Le città continuano ad espandersi disordinatamente (sprawl urbano) esponendole sempre di più al rischio idrogeologico. Esistono province, come Catanzaro, dove oltre il 90% del tessuto urbano è a bassa densità.
 
Nella classifica delle regioni “più consumate, si confermano al primo posto Lombardia e Veneto (intorno al 10%), mentre alla Liguria vanno le maglie nere della copertura di territorio entro i 300 metri dalla costa (40%), della percentuale di suolo consumato entro i 150 metri dai corpi idrici e quella delle aree a pericolosità idraulica, ormai impermeabilizzate (il 30%). Tra le zone a rischio idraulico è invece l’Emilia Romagna, con oltre 100.000 ettari, a detenere il primato in termini di superfici.
 
Monza e Brianza, ai vertici delle province più cementificate, raggiunge il 35%, mentre i comuni delle province di Napoli, Caserta, Milano e Torino oltrepassano il 50%, raggiungendo anche il 60%. Il record assoluto, con l’85% di suolo sigillato, va al piccolo comune di Casavatore nel napoletano. 

Tutti i numeri dell’“Italia artificiale” sono disponibili su www.consumosuolo.isprambiente.it.
 

I commenti ai dati Ispra sul consumo di suolo

“È inaccettabile che in un Paese come il nostro si continui a cementificare senza che ci sia una pianificazione con vincoli di inedificabilità sulle aree esposte al rischio idrogeologico. È una via crucis il nostro giro dell’Italia dove franano pezzi di paesini montani e collinari dalla Sicilia alla Calabria dall’Emilia alla Liguria e spesso al Sud crollano villette e case costruite senza licenze edilizie o studi geologico del suolo”.
 
Così Erasmo D’Angelis, Coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, ha commentato i dati diffusi da Ispra. “È un andazzo che può essere bloccato velocemente, a costo zero, anche con leggi regionali. Basta fare il copia e incolla con le norme in vigore in Puglia o in Toscana”.
 
“I numeri diffusi da Ispra confermano la nostra preoccupazione e l’urgenza dell’approvazione della legge sul consumo del suolo attualmente in discussione in Parlamento. Bisogna correre - ha continuato D’Angelis - perché è impensabile da un lato investire come stiamo facendo ben 9 miliardi di euro in 6 anni per ridurre il rischio idrogeologico e dall’altra assistere a cementificazioni in zone a pericolosità idraulica o di frana. Deve essere chiaro che non saranno finanziate quelle realtà dove la legge è la deregulation e il fai-da-te urbanistico”.
 
“Come Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura, abbiamo aperto o riaperto 783 cantieri per 1.072 milioni di euro, è partito il Piano delle città metropolitane da 1,2 miliardi già finanziato dal Cipe per 700 milioni, c’è per la prima volta in Italia un Piano nazionale di prevenzione che prevede 7.152 interventi. Un lavoro enorme - ha concluso D’Angelis - che ha bisogno di una cornice legislativa regionale e nazionale e di certezze sui controlli contro abusivismo e edificazioni in aree a rischio”. 
 
“I dati Ispra sul consumo del suolo raccontano un’Italia che esaurisce in maniera sempre più preoccupante le sue risorse vitali, mettendo a rischio tante aree del Paese e dunque anche i cittadini” ha commentato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Il disegno di legge in discussione in Parlamento è una risposta forte e innovativa a questo problema: va approvato subito”. “Per un nuovo approccio al territorio, che valorizzi in chiave sostenibile quello già in uso e non ne sfrutti di nuovo, le leggi da sole non bastano: serve - ha aggiunto Galletti - una nuova cultura di rispetto dell’ambiente e di cura del territorio che parta dall'insegnamento ai giovani per costruire un’Italia più sicura e quindi più civile”.

“I dati Ispra confermano l’urgenza di fermare il consumo di suolo. Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, che aggiunge: “per contrastare la perdita di terreno libero è necessario anche favorire il recupero e la riqualificazione edilizia, come è stato fatto con il credito di imposta e l’ecobonus, e promuovere la rigenerazione urbana”.
 
“Bisogna inoltre valutare le opere infrastrutturali sia in base alla loro utilità, che al loro impatto sui territori coinvolti. È da tempo in discussione alla Camera, alle Commissioni Ambiente e Agricoltura, un ddl contro il consumo di suolo, il Ministro Galletti mi ha assicurato che il dicastero dell’Ambiente procederà celermente a recuperare il ritardo nel dare i pareri sugli emendamenti depositati per poter consentire alla legge di procedere in tempi rapidi” ha concluso Realacci.



 
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