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AMBIENTE

Governo del territorio, dagli Architetti un manifesto in dieci punti

di Paola Mammarella
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Nuovo valore alla progettazione, incentivi al recupero del patrimonio esistente e semplificazione delle procedure nel rispetto della legalità

Vedi Aggiornamento del 23/12/2015
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16/07/2015 – Progettare luoghi dove vivere e crescere e non periferie, arginare il consumo di suolo e coinvolgere i cittadini nel processo di pianificazione. Sono i cardini del Manifesto in dieci punti per il governo del territorio, lanciato dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) e presentato giovedì durante la Conferenza Nazionale degli Ordini a Taranto.
 
Questi gli obiettivi del Manifesto, che punta alla semplificazione delle procedure e alla modifica delle norme esistenti, ma sempre nel rispetto della legalità.
 

Progettare luoghi dove vivere e crescere e non periferie

Spazi pubblici, edifici pubblici e privati, centri storici, ambiti di città consolidata sono parti di un insieme metropolitano ed urbano che oggi ha bisogno di nuove visioni. Per questo bisogna tornare a lavorare sulla flessibilità degli usi per garantire la velocità delle operazioni di rigenerazione.
 

Valorizzare e non sprecare

Il manifesto propone di arginare il consumo di suolo, ma anche l’uso intelligente del territorio con particolare attenzione alla tutela del paesaggio, della sostenibilità ambientale e dal rischio idrogeologico e sismico.
 

Dare valore alla partecipazione

Sono previsti spazi di confronto e di pubblico dibattito fin dalle fasi di preliminare del piano o del progetto.
 

Tornare al progetto

Secondo gli Architetti è necessario che in tutte le scale di intervento il progetto sia sempre propositivo e orientato alla soluzione dei problemi e che non si proceda per divieti. Il Manifesto propone quindi di organizzare la filiera e la regia delle decisioni con la costituzione di una “Agenzia della Rigenerazione Urbana” e quindi organizzare cabine di regia che focalizzino gli obiettivi e diano il senso di una programmazione finanziaria a lungo termine.
 

Cambiare le regole

Gli Architetti ritengono necessario un nuovo Testo Unico del governo del territorio, della pianificazione, delle tutele paesaggistiche, idrogeologiche e sismiche, con estrema attenzione alla salvaguardia delle attività agricole e dell’economia dello spazio rurale, basato sul principio di non duplicazione della normativa. Rientrano in quest’ambito anche il Regolamento Edilizio unico nazionale e una nuova Legge per l’Architettura che valorizzi la professione, il confronto delle idee e la trasparenza nell’assegnazione degli incarichi.
 

Intervenire sul costruito rinnovando il piano

Il manifesto propone un rinnovamento normativo che deve tradursi in un nuovo modello di pianificazione.
 

Semplificare la prassi

Nell’ottica degli Architetti, sul percorso progettuale non devono gravare troppe categorie di intervento. Necessaria inoltre la riduzione dei titoli abilitativi.
 

Una nuova misura della fiscalità

Gli interventi di rigenerazione urbana e più in generale quelli sulla città costruita richiedono una revisione complessiva del concetto di rendita che non è più legato alla trasformazione di una zona agricola in area edificabile, ma che invece deve misurarsi sui servizi pubblici connessi all’intervento, sulla restituzione di qualità urbana e ambientale conseguente al recupero. Gli oneri e i contributi di costruzione dovrebbero quindi essere rimodulati a vantaggio degli interventi di rigenerazione, sostituzione e densificazione delle città.
 

Un nuovo patto sul paesaggio

Conservazione e trasformazione devono essere azioni coerenti e non in contraddizione tra loro. Per questo gli Architetti propongono un nuovo rapporto, aperto alla contemporaneità, tra il recupero e la vivibilità dei luoghi, la loro disponibilità ad accogliere usi e modelli di vita diversi e la necessità che siano preservati da attività invasive e distruttive.
 

Rispettare le regole

Le proposte del Manifesto non possono prescindere dal contrasto all’abusivismo edilizio, che costituisce un costo sociale rilevante per il recupero e il ripristino dei luoghi. Vanno quindi costruite politiche di intervento distinte calate nelle diverse realtà territoriali, rivendicando il metodo dell’analisi e del confronto delle soluzioni possibili non solo urbanistiche e architettoniche, ma anche sociali ed economiche.




 
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