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URBANISTICA

Rigenerazione urbana, ANCI: ‘occasione di sviluppo per il rilancio del Paese’

di Rossella Calabrese

I Comuni: ‘occorre rendere più conveniente rigenerare che costruire nuovi edifici’

Vedi Aggiornamento del 12/04/2016
09/07/2015 - Costruire condizioni normative e procedurali che rendano conveniente, anche economicamente, per le amministrazioni pubbliche e per gli sviluppatori immobiliari, la rigenerazione urbana anziché la nuova edificazione su suolo libero.
 
È questa, in estrema sintesi, la miglior politica per limitare il consumo di suolo secondo la Commissione Urbanistica Politiche Abitative e Lavori Pubblici dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). La proposta, redatta dal Presidente della Commissione, Stefano Lo Russo, Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino, e presentata martedì a Roma, interviene nel dibattito relativo alla legge sul consumo di suolo e alla riforma della legge urbanistica.
 
L’ANCI parte da un’idea di città quale fattore di crescita e competitività per l’intero Paese. Di conseguenza, il dibattito sulla riforma urbanistica e sulle norme per il contenimento del consumo di suolo dovrebbe portare ad una ridefinizione radicale dei modi e delle forme della pianificazione urbana.
 
Diventa prioritario - secondo l’ANCI - mettere in relazione dimensione urbana/metropolitana e occasioni di sviluppo, provando a cogliere la complessità, la stratificazione, le potenzialità in termini socioeconomici (oltre che fisici) dei sistemi urbani, ed intercettando il capitale culturale, sociale e relazionale che in essi risiede.
 
Considerare le città quale ambito operativo privilegiato per mettere a sistema competenze, risorse ed attori, implica intendere il sistema urbano come effettivo luogo di sovrapposizione e di integrazione tra aree di governo del territorio differenti tra loro: politiche urbanistiche, infrastrutturali, ambientali, educative, sociali, abitative, della produzione e del commercio.
 
In primo luogo - spiega il documento - la separazione del piano strutturale da quello operativo diventa determinante per la gestione della nuova pianificazione, così come la questione molto dibattuta (ma poco articolata) di che cosa significhi ‘rigenerare’ le città.
 
Oltre all’esigenza di consumare meno territorio, occorre lavorare sui tessuti urbani esistenti, cercando di rivitalizzarne la trama consolidata, combinando trasformazione fisica, interventi immateriali, produzione di spazi e di beni per la collettività, attivazione di nuove forme di partnership e partecipazione, generazione di valori e beni comuni.
 
Per procedere in questa direzione, è necessario cominciare ad intendere i tanti spazi sottoutilizzati, vuoti, dismessi o abbandonati delle nostre città come motore di sviluppo e di competitività. E per intervenire è necessario uno sforzo importante di prefigurazione di efficaci prassi operative e procedurali: modalità di azione che valgano ‘a regime, capaci di innescare una profonda riqualificazione attraverso la costruzione di condizioni realmente incentivanti.
 
Il tema politico essenziale è dunque quello di costruire condizioni al contorno, normative e procedurali, che sviluppino davvero, per le amministrazioni pubbliche e gli operatori, la convenienza, anche economica, alla rigenerazione dei tessuti consolidati in luogo della nuova edificazione su suolo libero.
 
Tale prospettiva rappresenta non solo una straordinaria occasione per i Comuni italiani di rigenerare parti significative del loro territorio, ma anche una potenziale occasione di rilancio economico e produttivo dell’edilizia. Per far decollare le politiche di riqualificazione urbana dei Comuni, contribuendo a restituire ai cittadini patrimonio pubblico e privato oggi degradato o inutilizzato, occorre costruire un positivo e strutturale rapporto di partnership pubblico-privato (sia profit che no-profit).
 
Occorre, inoltre, una nuova e moderna concezione del ‘servizio pubblico’ sviluppabile attraverso l’allargamento al privato del perimetro delle risorse economiche mobilizzabili per la rigenerazione urbana. Per raggiungere questi scopi, l’ANCI propone una serie di misure normative potenzialmente adottabili, articolate intorno ad alcuni grandi nuclei di ragionamento:
 
Procedure e tempi della trasformazione:
- distinzione tra Piano Strutturale ed Operativo negli strumenti di pianificazione territoriale;
- introduzione del principio di perequazione come elemento strutturale della pianificazione;
- adeguamento delle procedure, soprattutto sul Piano Operativo, in termini di semplificazione e accelerazione, con maggiore capacità di rispondere alle esigenze del mercato e degli investitori nazionali ed internazionali;
- estensione del principio del silenzio-assenso nelle procedure urbanistiche ed edilizie
- riduzione dei tempi di pubblicazione di VIA e VAS e maggior coordinamento tra le procedure urbanistiche ed ambientali.
 
Premialità ed incentivi:
- premialità in presenza di recupero di  aree produttive dismesse o aree compromesse;
- agevolazioni nell'imposizione fiscale immobiliare (IMU, TARI, IVA, etc…);
- incentivazione fiscale per operazioni di restauro, risanamento conservativo,  demolizione con ricostruzione e ristrutturazione urbanistica;
- introduzione di criteri di ammissibilità a scomputo degli oneri di urbanizzazione dovuti delle opere di preurbanizzazione e bonifica sia su terreni sia su edifici, non più coerenti con la normativa ambientale vigente, fermi restando i principi di responsabilità civile e penale laddove determinata o determinabile;
- riduzione degli oneri di urbanizzazione;
- incentivazione delle operazioni di sviluppo urbano connesse alla realizzazione e o al potenziamento delle infrastrutture di trasporto e mobilità pubblica;
- riduzioni relative alle quantità di standard a servizi e introduzione estensiva della possibilità della loro monetizzazione a favore delle amministrazioni comunali.
 
Permanenza e temporaneità. Usi e nuove funzioni:
- passaggio, dalla logica delle 'destinazioni d'uso ammissibili' a quella della individuazione di funzioni compatibili o non  compatibili con la trasformazione, aggiornando e riducendo le macro-categorie d’uso tra loro compatibili (residenziale, produttivo, etc…);
- conseguente adeguamento degli standard a servizi in relazione ai nuovi bisogni
- strumenti di pianificazione e programmi per la 'gestione del transitorio' e per la definizione dei nuovi mix funzionali;
- procedure per l'assegnazione (concessione, affitto, ecc.) di spazi ad uso temporaneo.


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