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NORMATIVA

Piano da 200 milioni di euro per le periferie degradate, in arrivo il bando

di Alessandra Marra

Potranno partecipare tutti i Comuni senza limiti demografici. Domande entro il 30 novembre 2015

Vedi Aggiornamento del 20/06/2017
22/09/2015 – In arrivo il Bando da 200 milioni di euro per la presentazione di progetti, da parte dei Comuni, per la riqualificazione delle periferie urbane degradate.  

Il 17 settembre 2015 infatti si è svolta una riunione tecnica di Conferenza Unificata per discutere della bozza di bando.
 

Periferie degradate: il piano da 200 milioni di euro

Il Bando consentirà di dare avvio al Piano Nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate, erogando direttamente ai Comuni un finanziamento totale di 200 milioni di euro che verrà “spalmato” in tre annualità ovvero 50 milioni di euro nel 2015, 75 milioni di euro per l’anno 2016 e 75 milioni per il 2017.
 
Al bando, che definisce i criteri per selezionare i progetti di recupero sociale e immobiliare delle aree degradate, potranno partecipare tutti i Comuni senza limiti demografici facendo domanda entro il 30 novembre 2015.
 
I Comuni quindi dovranno elaborare e trasmettere, secondo le modalità del bando di prossima approvazione, i progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana costituiti da un insieme coordinato d’interventi al fine di contrastare e ridurre i fenomeni di tensione abitativa e degrado sociale.

Il Piano per la riqualificazione delle periferie degradate si pone in continutà con  il ‘rammendo delle periferie’ che aveva visto l'impegno dall’architetto e senatore a vita Renzo Piano. 
 

Piano periferie: i commenti di Anci

L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) ha espresso apprezzamento per il provvedimento, tuttavia ha avanzato alcune proposte di modifica allo scopo di rendere più fluida la gestione del bando e la ricaduta operativa del provvedimento.
 
Tra le proposte l’abrogazione dei diversi riferimenti alla “dichiarazione di immediata cantierabilità” effettuata dal direttore dei lavori e a “capitolati approvati dall’amministrazione”  perché questo presupporrebbe che i progetti siano finanziariamente già coperti.
 
Inoltre Anci ha proposto che il Piano nazionale preveda la possibilità di presentare progetti che non contemplino necessariamente interventi di riqualificazione fisica, oppure che questi possano essere previsti come parte di un progetto più ampio e multidimensionale di riqualificazione.
 
Infine l’Associazione ha chiesto l’introduzione di un indicatore sintetico, ottenuto dalla combinazione di 4 indicatori di esclusione socioeconomica (ovvero il tasso di disoccupazione, il tasso di occupazione, il tasso di concentrazione giovanile e il tasso di scolarizzazione), che permetta di valutare l’ammissibilità delle domande sulla base di presupposti oggettivi e reali, secondo meccanismi analoghi a quelli che hanno consentito di individuare le Zone Franche Urbane.

 
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