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PROFESSIONE

Laurea per supergeometri, i dubbi dei Geomobilitati

di Alessandra Marra

Le criticità spiegate al ministro dell’Istruzione: ‘inutile sovrapposizione di competenze e rischio di un corso abilitante di serie B’

Vedi Aggiornamento del 30/10/2017
28/09/2015 – Impossibilità di definire le reali competenze esclusive del geometra laureato, sovrapposizione con figure professionali già esistenti (architetti e ingegneri) e rischio di un corso di laurea di serie B.
 
Queste alcune criticità del ‘corso di laurea per supergeometri’ (proposta avanzata dal Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati), messe in evidenza dalla Federazione dei Geomobilitati in una lettera diretta al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.
 

Laurea per supergeometri: le criticità

Per i Geomobilitati, il corso di laurea triennale direttamente abilitante alla professione di geometra nasconde diverse criticità: prima fra tutte l’impossibilità di definire in modo chiaro le reali competenze di questa nuova figura.
 
Infatti la Federazione mette in luce che “esiste una nebulosa interpretazione sulle competenze professionali, non solo dei diplomati geometri, ma anche di quelle degli iscritti alla sez B con quelli della sez A di ciascun albo dei laureati”. A ciò si aggiunge “l’infinita discussione tra ingegneri e geometri sulle competenze professionali nella progettazione edilizia che ha provocato pareri e sentenze della Magistratura tra loro discordanti”.
 
Inoltre i Geomobilitati fanno presente che “il corso di laurea di classe 7^ ( sezione in cui si dovrebbe inserire il nuovo percorso triennale per geometri) ha già programmi accademici in funzione delle esigenze dell’economia e del territorio. Di conseguenza non vi sarebbe alcuna necessità di un ulteriore corso di classe 7^ (che rischierebbe di diventare un corso di serie B) che fra l’altro darebbe accesso al solo Albo dei geometri”.
 
La Federazione dei Geomobilitati infatti riferisce: “Tutti i corsi universitari di classe 7^ portano i giovani ad un laurea che, per effetto del DPR 328/2001 dà diritto ad accedere a varie professioni che vengono scelte generalmente dopo il tirocinio previsto dal percorso accademico. La stessa possibilità di scelta della professione è riservata ai laureati delle classi 8^, 20^ e 24^; tutti possono accedere agli esami di Stato di ingegneri sez. B, architetti sez. B, agronomi e forestali sez. B, periti industriali, periti agrari, agrotecnici ed ovviamente possono accedere all’esame di abilitazione per l’accesso all’Albo dei geometri (motivo per cui il nome della categoria è Geometri e Geometri Laureati)”.
 
La Federazione smonta anche il principale vantaggio di tale corso ovvero avere “un percorso di laurea presso il proprio Istituto, a due passi da casa”; per i Geomobilitati "l’ipotesi di attivare corsi accademici presso gli Istituti Tecnologici creerebbe una strana ed inusitata commistione tra formazione universitaria e formazione tecnica di secondo livello, che le università potrebbero non gradire. Solo le Università telematiche avrebbero interesse a sottoscrivere percorsi formativi del genere".
 
"In più non sono stati ipotizzati i reali costi, a carico degli studenti e delle loro famiglie, del proposto corso di laurea, né sono stati valutati gli abbandoni scolastici che già affliggono con numeri rilevanti i normali corsi universitari di classe 7^ soprattutto nei primi due anni di corso" riferiscono i Geomobilitati.
 
Infine, i Geomobilitati hanno messo in luce il fatto che l’abilitazione professionale conseguita con specifico esame di Stato non può essere sostituita dalla frequenza ad un corso universitario o dalla discussione di una tesi di laurea, in quanto l’esame di Stato (due prove scritte e una orale) si riferisce ad attività operative di lavoro e non al trattamento di un singolo tema come per la tesi di laurea. “L’esame di Stato é previsto da una norma costituzionale che ne sancisce la necessità per l’accesso ad una professione ordinistica tutelata. Sarebbe un grave errore rinunciarvi” scrivono i Geomobilitati.
 

Geometri, quale riforma attuare

Secondo la Federazione, invece che concentrare energie su questo progetto bisognerebbe rivedere l’appeal della professione del geometra modificando l’attuale regolamento (fermo al 1929) e il quadro contributivo troppo oneroso della categoria.
 
Per i Geomobilitati il “CNGeGL propone un corso non al passo con i tempi, basato sulla formazione e sulle conoscenza di trenta anni fa. La “nuova missione” comporta invece l’adozione di un diverso e rinnovato “Regolamento professionale”, annunciato e proposto in un Congresso Nazionale tenutosi a Rimini nel 2013”.
 
La Federazione riferisce: “In quell’occasione si parlò di tematiche attuali che il nuovo geometra doveva approfondire come: costruzioni semplici nel rispetto dell’ambiente, recupero e ristrutturazione dell’esistente, risparmio energetico, scelta di materiali a tutela della salute, sicurezza nel costruire e nell’abitare, rispetto e risparmio del suolo in edificato. Non si parlò più di topografia ma di raccolta, ordinamento e confronto di dati territoriali, di monitoraggio del territorio soggetto a dissesti idrogeologici, di qualità dell’acqua e dell’aria, di inquinamento e di gestione dei rifiuti, di evoluzione del sistema catastale e di aggiornamento dei dati tecnici e della cartografia catastale, di informatica e di rilevazione satellitare del territorio. Non si parlò più di estimo ma di raccolta, ordinamento ed archiviazione di dati tecnici ed economici del patrimonio immobiliare, qualità e certificazione delle valutazioni immobiliari a garanzia dell’economia globale, valutazione dei danni e dei rischi dovuti a calamità naturali sia in agricoltura sia in edilizia”.
 
Con l’invio al Miur della lettera con le problematiche del nuovo percorso formativo i Geomobilitati hanno anche chiesto di essere coinvolti nei processi decisionali per un percorso di riforma che parte dalla “base”. 

 
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Jepa

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