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Tetto ventilato: ecco come funziona

di Alessandra Marra
Commenti 20709

Una panoramica sui benefici e sulle applicazioni dei tetti freddi

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14/01/2016 – Le coperture hanno la fondamentale funzione di proteggere l’abitazione dalle azioni esterne, garantendo elevate prestazioni di impermeabilità all’acqua, resistenza al vento e isolamento termico in modo da ottenere la minima dispersione energetica.
 
Per questo è particolarmente importante dotare la copertura dei requisiti necessari perché si possa realizzare uno smorzamento dell’ampiezza e uno sfasamento temporale del picco dell’onda termica nel passaggio dagli strati esterni a quelli interni della copertura agendo sulla massa e sulle proprietà dei materiali.
 

Coperture: tecnologie a confronto

Ogni tetto presenta un certo numero di elementi a seconda del diverso tipo di funzionamento della copertura. Tali strati funzionali possono portare generalmente a quattro tipi di coperture: copertura non isolata non ventilata, copertura non isolata ventilata, copertura isolata non ventilata (tetto caldo), copertura isolata ventilata (tetto freddo).
 
Una copertura non isolata e non ventilata è un tipo di copertura dove non sono previsti né elementi termoisolanti, né uno strato di ventilazione. Vista la poca coibenza che garantisce questa copertura si utilizza in casi limitati in cui non è richiesto un isolamento termico del sistema (come ad esempio le coperture degli edifici agricoli).
 
Una copertura non isolata ventilata è uguale alla precedente ma con in più uno strato di ventilazione al di sotto dell’elemento di tenuta, con lo scopo di migliorare il comportamento della copertura in estate in quanto la ventilazione riduce gli effetti del riscaldamento dovuto all’irraggiamento solare. Anche questa soluzione viene generalmente adottata nell’edilizia agricola.
 
Il tetto caldo ( ovvero copertura isolata ma non ventilata) è provvisto di uno strato termoisolante ma non possiede uno strato di ventilazione. Una copertura di questo genere quindi è costituita dai seguenti strati: elemento portante o supporto di copertura (calcestruzzo gettato in opera o misto laterocemento, pannelli in cls prefabbricati, pannelli in legno, lamiere metalliche ecc); barriera al vapore; isolamento termico; manto impermeabile; opere accessorie.

Il tetto freddo ( ovvero copertura isolata e ventilata) ha una composizione simile a quella del tetto caldo ma nella stratigrafia viene inserito uno spazio di ventilazione, che separa gli strati, interposto tra isolamento e sovracopertura.

Nel tetto caldo quasi sempre il manto impermeabile è applicato direttamente sull'isolamento termico, che ne costituisce il supporto, mentre nel tetto freddo il manto impermeabile è posato sulla sovracopertura che quasi sempre è costruita in legno. Generalmente la tipologia del tetto caldo è più diffusa, specie nell'edilizia industriale, mentre il tetto freddo, o tetto ventilato, viene realizzato soprattutto nel caso di coperture in legno, tetti a falda e per edifici residenziali.
 

Tetto ventilato: stratigrafia

Dal punto di vista tecnologico la copertura ventilata deve prevedere, dall’interno verso l’esterno:
- struttura;
- strato di tenuta al vapore, quando si decide di inserirlo;
- elemento termoisolante;
- strato di ventilazione (si ottiene mediante realizzazione di una intercapedine a spessore costante fra gli elementi di copertura e lo strato sottostante);
- manto di copertura, con previste aperture di areazione in corrispondenza del colmo e della gronda.
 

 
Secondo la UNI 9460 la sezione di flusso per intercapedini efficaci nella riduzione del flusso termico in clima estivo, nel caso di pendenze usuali in Italia (30-35%) e lunghezza di falda usuali (fino a 7 m), è di almeno 550 cmq netti per ogni metro di larghezza della falda.
 
Nel caso in cui non sia prioritaria l’esigenza di una efficacie ventilazione estiva, e in presenza di lunghi periodi con ambiente umido, possono essere adottate coperture che assicurano lo smaltimento di eventuale vapore d’acqua accumulatosi nella copertura sia in inverno che nelle stagioni intermedie, con uno spessore dell’intercapedine tale da assicurare una sezione libera di almeno 200 cmq per metro di larghezza di falda.
 
Deve essere assicurata sulla copertura una adeguata sezione di ingresso dell’aria in corrispondenza della linea di gronda e di uscita in corrispondenza del colmo; il corretto dimensionamento dello strato di ventilazione risulta essenziale per il buon funzionamento del sistema.
 

Tetto freddo: come funziona

Nel tetto freddo quindi lo strato di ventilazione migliora notevolmente l’isolamento termico della copertura; grazie alla ventilazione il vapore acqueo prodotto nell’abitazione viene espulso al di fuori del tetto, prevenendo in questo modo fenomeni di condensa.
 
L’intercapedine naturale, che separa nettamente il manto di copertura dallo strato coibente sottostante, agevola infatti l'attivazione di "moti convettivi ascensionali", che sottraggono gran parte del calore che altrimenti si trasmetterebbe agli strati sottostanti, e permette all’umidità di fuoriuscire senza compromettere il potere termoisolante degli strati sottostanti e dell’intercapedine stessa.
 

Per far sì che si attivi tale meccanismo, l'aria esterna deve entrare nell’intercapedine a livello di gronda e deve uscire dal colmo attraverso un elemento di sfiato. In questo modo in inverno la ventilazione lascia il materiale isolante asciutto, evitando condense, in estate l'aria fresca, che penetra dalla linea di gronda, si riscalda nell'intercapedine e diventa più leggera e fuoriesce dal colmo, sottraendo calore alla struttura. In corrispondenza del colmo deve essere assicurata anche la tenuta all’acqua e alla neve trascinata dal vento.
 

 
La coibentazione estiva del tetto infatti ha assunto una certa rilevanza, anche a seguito dell’aumento delle temperature; uno strato di ventilazione quindi aggiunge valore ai materiali isolanti  che generalmente hanno una buona performance nel trattenere il calore all’interno dell’edificio ma possono avere problemi nel proteggere dal caldo o resistere alle alte temperature che si possono raggiungere nel sottotegola.
 
Inoltre il tetto ventilato assicura una maggior durata degli elementi del manto di copertura, che possono asciugarsi rapidamente, sia all’intradosso che all’estradosso, dall’assorbimento per imbibizione dell’acqua piovana, diminuendo quindi i rischi di rotture in caso di gelo.
 
Le coperture ventilate, conformi alle norme UNI 9460/2008 e UNI 8627/6.2 possono produrre un abbassamento della temperatura dopo le ore di insolazione estiva e  migliorare il comfort termico del sottotetto, soprattutto nei casi in cui si scelga di ristrutturarlo per trasformarlo in mansarda.
 
Se l’intercapedine d’aria non rispetta i parametri delle norme UNI probabilmente si tratta di tetti micro ventilati, caratterizzati da una camera d’aria più contenuta e una più veloce e facile posa. La microventilazione sottotegola serve infatti per evitare persistenza di umidità, formazione di condensazioni e per prolungare la durata del sistema.
 

Tetto ventilato: applicazioni

Generalmente i tetti freddi vengono realizzati per rendere abitabili i locali sottotetto.
 
Il tetto ventilato può essere applicato sia in edifici di nuova costruzione, in fase di realizzazione, sia durante la ristrutturazione di un edificio attraverso l’applicazione di pannelli al di sotto del tetto a falda che permettano la formazione di una intercapedine di aria dello stesso spessore lungo tutta la falda, onde evitare fenomeni di accumulare aria a temperature diverse o di creare strozzature che frenino la libera circolazione dell'aria.
 
La posa dei pannelli viene effettuata dalla gronda verso il colmo. Lo sfrido del pannello terminale di ogni fila viene usato per iniziare la fila successiva. Questa procedura consente di ottenere giunti sfalsati e di ridurre al minimo la percentuale di sfrido.
 

Sistemi per tetti ventilati

Tra i tetti ventilati possiamo trovare coperture a falde ventilate sottoguaina in cui le tegole si dispongono su listelli di legno, in modo da creare una camera d’aria, tra il manto isolante e quello di finitura, i tetti ventilati prefabbricati in cui lo strato di ventilazione si ottiene normalmente tramite la realizzazione di una doppia listellatura sulla quale si posano le tegole, ma anche tramite l’uso di pannelli opportunamente studiati e progettati.
 
Nei tetti micro ventilati, utilizzati soprattutto per tetti a falde inclinate su soletta in latero-cemento,  le lastre sono dotate di particolari scanalature nel manto sottotegola che facilitano la corrente ascensionale che si muove dalla linea di gronda fino a quella di colmo migliorando il comportamento termico e igrometrico della struttura.
 
Tra i sistemi per tetti ventilati c’è AERcoppo di AERtetto che può abbattere il calore riflesso anche del 40% grazie ad una camera di ventilazione pari a cmq 560/ml e un’uscita dalla linea di colmo di cmq 800/ml complessivi.
 

Tra i sistemi ventilati innovativi e basati sull’utilizzo di moduli pre-assemblati in azienda c’è BIGMAT VASS, un tetto ad alta coibentazione grazie alla composizione del pacchetto isolante che permette di unire le proprietà e i vantaggi di EPS e fibra di legno all’ottima traspirabilità e impermeabilità garantita dallo strato ventilato e dal telo impermeabile.
 

Un altro esempio è offerto da ISOTEC XL di BRIANZA PLASTICA, un pannello in schiuma poliuretanica espansa rigida che garantisce un'alta resistenza termica anche grazie al correntino integrato in acciaio con un profilo progettato per assicurare una ventilazione del tetto pari ad oltre 200 cm²/m di gronda.
 
 
Tra i sistemi sottocoppo per tetti ventilati c’è SC190 di ONDULINE ITALIA, una lastra monostrato ondulata a base di fibre organiche bitumate che assicura una buona impermeabilizzazione e ventilazione della copertura con facilità di posa in opera.
 

Tra i sistemi per tetti ventilati in sughero c’è VENTILCORK di Sace Components, un pannello prefabbricato per coperture ventilate composto da pannello in sughero assemblato ad una lastra in legno multistrato che consente di posare in un’unica operazione (grazie al pannello già assemblato) il materiale coibente, la camera di ventilazione e il supporto per il manto di copertura.
 

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Pannelli e feltri termoisolanti

Tra i vari pannelli termoisolanti per le coperture ce ne sono alcuni particolarmente adatti per i tetti ventilati.
 
Un esempio è AIREK ECOWOOD di RE.PACK un pannello isolante per tetti ventilati in fibra di legno ad alta densita', trattato con paraffine e materiali idrofuganti naturali, accoppiato sul lato superiore con un pannello osb, con interposti spessori in legno da 4 cm di spessore che garantiscono una ventilazione ottimale.
 

Tra i pannello per tetti termo ventilati in EPS c’è VENTUS di PONTAROLO ENGINEERING, realizzato con la particolare sagomatura a gole che consente la ventilazione, la raccolta e l’incanalatura verso il basso di eventuale condensa che dovesse venire a formarsi.
 

Tra i pannelli per tetti micro ventilati c’è FIBROTEK di FIBROTUBI, costituito da poliuretano espanso rigido ad alta densità con pellicola centesimale in alluminio goffrato. Il correntino in Aluzinc, progettato per il corretto appoggio al manto di copertura, garantisce nel contempo un ottima micro ventilazione data dalla foratura ricavata nel profilo stesso. La foratura del profilo corrente metallico,che determina una camera ventilata da 4 cm di spessore, assicura un ottimo flusso d’aerazione, perfettamente distribuito sotto tutto il manto di copertura. 


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Pannelli e lastre per coperture

Esistono pannelli e le lastre per coperture particolarmente indicati per tetti ventilati.
 
Un esempio è ALGOPAN VENTILATO USD – XL di EDILTEC, pannelli sandwich prefabbricati al polistirene estruso, accoppiato a supporti in multistrato fenolico destinati all'isolamento di coperture ventilate. Sono pedonabili, adatti alla posa su solette in laterocemento o su tavolato in legno per la realizzazione di coperture ventilate.
 
 
Un altro esempio è offerto da BLUAIR di ELLE ESSE, pannelli ventilati sagomati e accoppiati ideali per la coibentazione di tetti ventilati, costituiti da OSB, un pannello tecnico formato da tre strati pressati, ottenuti da scaglie di legno a fibra lunga orientata e legati con resine, e una lastra realizzata in polistirene espanso sinterizzato additivato a grafite, con struttura a celle chiuse.
 

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Altri commenti
Ulisse

Buongiorno, nel vostro interessante articolo avete accomunato le coperture ventilate ad un miglioramento del comportamento in fase estiva della copertura. Dal punto di vista termico come si calcola il beneficio della presenza dell'intercapedine in fase estiva? Non sono mai riuscito a trovare nessun riferimento normativo a riguardo purtroppo. Grazie