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NORMATIVA

I condhotel non violano le competenze regionali su urbanistica e turismo

di Paola Mammarella
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Corte Costituzionale: poichè la materia coinvolge ambiti che non è possibile separare, lo Stato può legiferare ma deve interpellare le Regioni

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18/01/2016 – I condhotel non violano i poteri delle Regioni in materia di urbanistica e turismo. Lo ha chiarito la Corte Costituzionale con la sentenza 1/2016.
 
I condhotel sono una tipologia innovativa di esercizi alberghieri, in cui convivono la destinazione alberghiera e quella residenziale. Gli hotel, in altre parole, possono vendere a privati stanze dotate di servizi e cucina. La vendita non deve superare il 40% della superficie dell’hotel. I privati che acquistano queste stanze possono cambiarne la destinazione d’uso in residenziale, usarle come case per le vacanze o affittarle ai turisti, dividendo gli incassi con l’hotel in cui sono ubicate.
 
Il Decreto Art Bonus (DL 83/2014) ha introdotto i condhotel nell’ordinamento, ma è stato il Decreto Sblocca Italia (DL 133/2014) a dare una definizione più dettagliata, demandando la loro regolamentazione a un dpcm successivo. Il dpcm regolerà le condizioni di esercizio dei condhotel, ma soprattutto i casi in cui, quando un condhotel è realizzato mediante interventi su esercizi alberghieri esistenti, può essere rimosso il vincolo di destinazione alberghiera e si può passare a quella residenziale.

Contro questo meccanismo ha presentato ricorso la Provincia Autonoma di Bolzano, affermando che la normativa statale potrebbe invadere la competenza legislativa delle Regioni in materia di turismo, urbanistica, commercio ed esercizi pubblici.
 
La Corte Costituzionale ha spiegato che è possibile agire con un dpcm, quindi a livello centrale, perché la disciplina dei condhotel è eterogenea e abbraccia una serie di materie, tra cui il governo del territorio, l’ordinamento civile, il condominio e i diritti reali dei privati. Quando una disciplina coinvolge competenze e materie strettamente collegate, che non è possibile separare, l’intervento del legislatore statale è legittimo, a condizione che agisca nel rispetto del principio di leale collaborazione.
 
Per rispettare questo requisito, la Corte Costituzionale ha affermato che bisognerà quindi coinvolgere la Conferenza Unificata nel processo decisionale per l’approvazione del dpcm.
 
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