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NORMATIVA

‘Reintrodurre le tariffe minime’: la proposta arriva da FNAILP

di Paola Mammarella
Commenti 11969

Le altre richieste della Federazione architetti e ingegneri: Iva agevolata sui progetti di ristrutturazione, deresponsabilizzazione dei professionisti e formazione facoltativa

Vedi Aggiornamento del 08/03/2016
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08/02/2016 –  Ripristinare le tariffe minime, introdurre l’Iva agevolata sulle prestazioni professionali connesse alla riqualificazione del patrimonio edilizio e deresponsabilizzare i professionisti tecnici, che spesso sono vittime dell’incertezza normativa. Sono alcune delle proposte lanciate dalla Federazione nazionale architetti e ingegneri liberi professionisti (FNAILP). 

La Federazione ha commentato il Jobs Act Autonomi, chiedendo che sia integrato con norme che sappiano cogliere meglio nel segno le necessità dei professionisti. Si va dalla riduzione degli interventi di edilizia libera, al cambiamento delle regole sui corsi di aggiornamento professionale.
 

Tariffe professionali minime

Secondo FNAILP, dato che l’Europa non ha mai imposto l’abrogazione delle tariffe minime professionali, andrebbero ripristinate le tariffe minime o comunque introdotte delle soglie di anomalia tali da garantire la sicurezza, l’incolumità e gli interessi generali, pubblici e collettivi.
 
FNAILP ritiene che in questo modo la concorrenza si baserebbe sulla meritocrazia e non solo sulle leggi di mercato, si eviterebbero i rischi derivanti da prestazioni svolte con eccesso di ribasso e verrebbe garantita una maggiore qualità. La presenza delle tariffe minime eliminerebbe inoltre il rischio di evasione fiscale, superando gli studi di settore.

Iva agevolata 

Per dare impulso al contributo dei tecnici nei lavori di ristrutturazione FNAILP propone di applicare anche alle prestazioni professionali associate agli interventi edilizi di riqualificazione degli immobili l’Iva agevolata al 10% (o al 4% se si interviene sulla prima casa) invece che al 22%.
 

Riduzione delle attività di edilizia libera

Per garantire la qualità e la sicurezza, secondo FNAILP i professionisti dovrebbero sovraintendere a quasi tutti gli interventi interni ed esterni agli immobili. Verrebbero quindi ridotte drasticamente le attività di edilizia libera, che si limiterebbero a tinteggiatura interna, riparazione di impianti elettrici senza alterarne il progetto iniziale, riparazione interna di parte degli intonaci, riparazione e sostituzione degli igienici senza demolizione del massetto e del pavimento e rifacimento della tubazione, riparazione e manutenzione dei condizionatori, delle caldaie, degli impianti fotovoltaici e termici, sostituzione di porte interne, riparazione di piccole finiture interne che non alterino la trasmittanza delle pareti perimetrali, l’abbattimento acustico, i coefficienti di traspirazione della muratura e la curva della condensa superficiale ed interstiziale della parete, riparazione e realizzazione di mobilio in legno, alluminio, acciaio, sempre che il suo peso resti nell’ambito dei carichi, puntuali o distribuiti, conformi alla normativa.
 
Il professionista, quindi, dovrebbe occuparsi di qualunque intervento di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione e nuova costruzione che comporti la modifica dei carichi, la presenza di vibrazioni, lo smaltimento rifiuti, la modifica catastale dei vani, la sostituzione di pavimentazione interne, l’abbattimento di pareti interne, l’apertura di porte, il cambio e le riparazioni o sostituzioni delle finiture che abbiano interesse termico, acustico e strutturale, la sostituzione egli impianti idrici, elettrici o di scarico di gas, la riparazione di parti strutturali o termiche del tetto. Per questi lavori, aggiunge FNAILP, dovrebbe essere necessaria la comunicazione inizio lavori asseverati (CILA), la segnalazione certificata inizio attività (SCIA) o il permesso di costruire.
 

Deresponsabilizzazione dei professionisti

I professionisti tecnici, sottolinea FNAILP, si confrontano sempre con norme poco chiare e spesso contrastanti tra di loro. Tranne che nei casi di negligenza o colpa grave, non dovrebbero essere imputati ai professionisti gli errori commessi per l’imperizia delle imprese o dei singoli lavoratori se, nonostante l’idonea presenza in cantiere e la frequenza dei corsi di aggiornamento i risultati non siano conformi alle aspettative dei committenti.
 
A eccezione delle attività per la costruzione degli elementi strutturali e che richiedono il rispetto della normativa termica, acustica, urbanistica ed edilizia, secondo FNAILP tutte le lavorazioni che richiedono la presenza in cantiere dovrebbero essere di responsabilità esclusiva del prestatore di opera manuale.
 

Corsi di aggiornamento professionale

Commentando la totale deducibilità dei costi dei corsi di formazione, introdotta con lo Statuto dei lavoratori autonomi, FNAILP osserva che la norma creerà l’alibi per rendere tutti i corsi a pagamento. I corsi dovrebbero quindi diventare facoltativi e “fare curriculum” per la partecipazione ad eventuali concorsi.
 

Pagamenti

Per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti, viene considerata inappropriata la stipula di un’assicurazione, il cui costo va ad aggiungersi a quello per il rischio professionale. Sarebbe invece logico, obietta FNAILP, che il cliente stipulasse una fideiussione in modo da garantire il pagamento al professionista. Un’altra soluzione, propone FNAILP, sarebbe quella di non rendere collaudabili i lavori non pagati.
 

Conflitto di interessi tra professionisti e imprese

Qualunque norma a tutela del lavoro autonomo e delle attività professionali dovrebbe chiarire, conclude FNAILP, la netta separazione tra professionista, col ruolo di controllore, e impresa, che è il soggetto controllato. Si dovrebbe evitare, in altre parole, il “paradosso che il direttore dei lavori sia controllore del suo datore di lavoro, cioè l’impresa, o addirittura di se stesso, quando costruttore e professionista coincidono”.

 
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