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LAVORI PUBBLICI

Quando l’edilizia sociale incontra le Archistar

di Paola Mammarella
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Edifici simbolo delle città e good practice di integrazione, ma anche scontri fallimentari tra teorie urbanistiche e realtà urbana

Vedi Aggiornamento del 05/05/2016
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29/03/2016 – L’edilizia convenzionata non va sempre di pari passo con costruzioni anonime e relegate ai margini delle città. Realizzare edifici popolari, destinati a ospitare famiglie a basso reddito, ha implicazioni sociali che si estendono a tutto il tessuto urbano.
 
Negli anni non solo le Amministrazioni, ma anche architetti famosi si sono interessati al tema dell’edilizia sociale. In alcuni casi gli edifici realizzati sono diventati delle icone o delle good practice di sostenibilità e conciliazione dei ritmi vita-lavoro. In altri non è stato raggiunto l’obiettivo di integrazione sperato.

Ecco degli esempi di famosi edifici residenziali realizzati a partire dal secondo dopoguerra ad oggi.
 

Unité d'Habitation a Marsiglia

È stata progettata dall'architetto svizzero Le Corbusier, che nel secondo dopoguerra ha messo in pratica i suoi studi sul modo di concepire lo spazio abitativo collettivo.

La struttura riflette la sua visione di architettura e urbanistica in cui la singola unità abitativa, intesa come cellula di un insieme, si estende all'edificio, al quartiere e all'intero ambiente costruito.
 

Hundertwasserhaus a Vienna

L’edificio di case popolari, costruito nel 1985 a Vienna dall'architetto e artista Friedensreich Hundertwasser, è partito dall’idea di portare allegria nelle abitazioni di famiglie meno abbienti ed è diventato una vera e propria attrazione turistica.

Il complesso non ha spigoli vivi e le facciate sono dipinte con colori vivaci e decorate con ceramiche. Su ogni terrazza sono presenti giardini pensili.
 

Quinta Monroy a Iquique – Cile

Il complesso è stato progettato nel 2003 dall’architetto cileno Alejandro Aravena sulla base di un programma governativo.

Le costruzioni hanno risolto la situazione di cento famiglie che occupavano abusivamente una zona centrale della città di Iquique, dando loro la possibilità di non spostarsi dal luogo in cui vivevano da generazioni.
 

Progetto di social housing a Monterray – Messico

È stato realizzato nel 2010 su progetto dello studio Elemental, di cui fa parte l’architetto cileno Alejandro Aravena, che si è successivamente aggiudicato il premio Pritzker Prize per l’impegno sociale in architettura.

Date le condizioni sociali e di densità urbana in cui il complesso si doveva inserire, è stato riproposto lo schema utilizzato a Iquique con delle variazioni per le differenti condizioni climatiche.
 

Edificio Mirador a Madrid

È stato progettato dallo studio di architettura olandese MVRDV in collaborazione con Blanca Lleò e terminato nel 2005.

Il palazzo si trova a nord di Madrid e il suo obiettivo, oltre l’integrazione di diversi gruppi sociali, è rompere la monotonia dei nuovi quartieri residenziali.
 

Talponia a Ivrea – Torino

Si trova nel Complesso Olivetti dove, già a partire dal 1926, furono costruite delle abitazioni per i dipendenti. Tra il 1969 e il 1975 è stata realizzata l’unità residenziale Ovest, conosciuta come Talponia, su progetto degli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola.

L’edificio, realizzato su due livelli con pianta semicircolare, mira al rapporto con la natura. Tutto lo stabile è attraversato da una passeggiata pedonale, gli appartamenti sono affacciati sul bosco e all’ultimo livello c’è un terrazzo giardino.
 
Accanto ad esempi riusciti, che hanno saputo conciliare esigenze estetiche, sociali e di integrazione, ce ne sono altri controversi.
 

Corviale a Roma

Conosciuto anche come “Il Serpentone”, l’edificio è di proprietà dell’Ater, ex istituto autonomo case popolari, ed è stato realizzato nel 1972 su progetto dell’architetto Mario Fiorentino.

Doveva rappresentare un modello di sviluppo abitativo in netto distacco dallo sviluppo urbanistico di Roma, ma per molti anni ha vissuto nel degrado. Nel 2015 l'Ater di Roma e la Regione Lazio hanno bandito il concorso “Rigenerare Corviale” per dare nuova vita e riqualificare il complesso, vinto dallo Studio Insito.
 

Gropiusstadt a Berlino

Gropiusstadt è una vera e propria città satellite progettata negli anni ’70 dall’architetto Walter Gropius e finanziata da cooperative edilizie.

L’idea da cui è partito il progetto è quello della città satellite autosufficiente appartenente alle correnti del Funzionalismo. Le teorie non hanno trovato riscontro nella realtà e il quartiere è stato per anni simbolo di degrado e problemi sociali.
 

Centro residenziale Sidi Othman a Casablanca – Marocco

È stato progettato nel 1952 dall'architetto svizzero André Studer e si inserisce nel Piano di espansione di Casablanca iniziato negli anni ’50. Il complesso doveva ospitare persone che si riversavano nella città per sfuggire a situazioni di povertà, quindi la progettazione ha tenuto conto della loro scarsa propensione alla pianificazione forzata delle case popolari e ha introdotto alloggi ruotati di 45° rispetto alla linea del complesso e sfalsate in modo che nessuna di esse si trovasse perfettamente in linea con le altre.

Oggi l’edificio ha subito delle modifiche da parte dei singoli abitanti, che hanno effettuato interventi spontanei, frutto della stratificazione della vita quotidiana.
 
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