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NORMATIVA

Nuovo Codice Appalti, guerra sui limiti agli affidamenti in house

di Paola Mammarella
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Venerdì lavoratori delle concessionarie autostradali in sciopero per chiedere modifiche al testo. Ance: nessun passo indietro altrimenti piccole imprese a rischio

Vedi Aggiornamento del 29/03/2016
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09/03/2016 – Il nuovo Codice Appalti è stato trasmesso alle Camere per la richiesta del parere parlamentare. Le Commissioni competenti potrebbero richiedere l’inserimento di qualche modifica, ed è già battaglia sui limiti agli affidamenti in house.
 
Nonostante abbia pochi giorni di vita, il testo si sta già scontrando contro critiche e raccomandazioni. Professionisti, imprese e sindacati stanno segnalando gli aspetti critici e chiedendo modifiche, mentre per venerdì è previsto lo sciopero dei lavoratori delle aziende di manutenzione e progettazione delle concessionarie autostradali.
 

Sindacati in fermento contro il nuovo Codice Appalti

FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno indetto uno sciopero e manifestazione sindacale per venerdì 11 marzo. Si tratta di uno sciopero nazionale di tutti i lavoratori delle aziende di manutenzione e progettazione delle concessionarie autostradali, ma anche di una manifestazione a Roma presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. 
 
Il provvedimento è ingiusto e sbagliato – spiegano i segretari generali delle tre sigle, Vito Panzarella, Franco Turri e Walter Schiavella – perché non apporterà alcun beneficio al sistema e comporterà invece la perdita di centinaia di posti di lavoro, e quindi di professionalità, e un conseguente calo della qualità delle opere e della manutenzione autostradale, a discapito della collettività”.
 
“Le manutenzioni, la progettazione e i servizi – aggiungono i tre sindacalisti – devono rimanere aldilà delle quote stabilite per gli affidamenti in house, perché la norma, se non sarà modificata a seguito dei prossimi passaggi nelle commissioni parlamentari, costituirà una falsa liberalizzazione di mercato in quanto raggiunge l’unico obiettivo della precarizzazione dei rapporti di lavoro e della bassa qualità”.
 
In base ai dati riportati dai sindacati, “negli ultimi mesi la norma, che prevede di poter affidare direttamente lavori, progettazioni e manutenzioni nella misura massima del 20% degli investimenti, ha provocato centinaia di licenziamenti. Una vera emergenza sociale tamponata per ora con il ricorso alla Cassa integrazione”.
 
Durante la manifestazione i sindacati, che lamentano la mancanza del confronto durante la predisposizione del nuovo Codice Appalti, cercheranno di  ottenere un incontro con il ministro Graziano Delrio.
 

Ance: no a passi indietro sul nuovo Codice Appalti

Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) bisogna invece insistere sulla concorrenza e mantenere la stretta sui lavori in house. Secondo il Presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, bisogna mantenere il principio dell’80%  dei lavori in gara e il 20% in house per le concessionarie autostradali sancito nella legge delega e poi riaffermato anche nell’articolo 177 del nuovo codice. A suo avviso si tratta di un punto di equilibrio che non va toccato, dato che le Direttive europee prevedono di dare in gara il 100% dei lavori nel caso in cui la concessione non sia stata vinta in gara, "come nella stragrande maggioranza dei casi in Italia".
 
La norma, sostiene De Albertis, è un caposaldo a tutela della concorrenza e del lavoro delle migliaia di piccole e medie imprese che in questi anni si sono viste sottrarre quote di mercato importanti da parte delle concessionarie che finora potevano affidare in house fino al 40% dei lavori.
 
Dalle stime dell’Ance emerge che in sei anni sono stati sottratti 1,5 miliardi alla concorrenza, mettendo in ginocchio migliaia di piccole e medie imprese. Nel 2009 è stata infatti introdotta la possibilità per i concessionari privati di affidare senza gara fino al 60% dei lavori a società controllate o collegate.  Nel 2014 la soglia è stata poi limitata al 40%
 
Sulla base di queste considerazioni, il presidente De Albertis si è detto quindi sorpreso per la reazione dei sindacati di settore che “hanno deciso di schierarsi a favore di posizioni di privilegio a discapito di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che operano nel libero mercato”. 

 
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