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Ceramica una passione. La Puglia di Enza Fasano
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Ceramica una passione. La Puglia di Enza Fasano

di Roberta Dragone
Commenti 4414

Nell’atelier di Grottaglie, nel cuore del quartiere delle ceramiche. Un viaggio tra arte e home decor, tradizione e sperimentazione

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16/06/2016 - È nata tra le ceramiche e si è nutrita di quest’arte, con una passione che ha ereditato da suo padre, conosciuto e stimato maestro d’arte, e prima ancora da suo nonno. Oggi ha un atelier tutto suo a Grottaglie, a pochi chilometri da Taranto, nel cuore del quartiere delle ceramiche, esattamente dove tutto ha avuto inizio tanto tempo fa. Il suo nome è Enza Fasano. Designer e imprenditrice, ha inaugurato un approccio del tutto inedito al progetto ceramico.

I suoi lavori reinterpretano l’antica tradizione grottagliese attraverso la creazione di nuovi segni grafici e la sperimentazione di nuovi colori, realizzando così una perfetta sintesi tra tradizione artigianale e home decor. I suoi pezzi arredano numerose masserie di charme e resort di lusso negli angoli più suggestivi della Puglia.
 
Ogni suo progetto è un percorso in luoghi dimenticati; è rivisitazione di forme antiche della tradizione ceramica grottagliese, ma anche invenzione di colori di tendenza, come il grigio, il tortora e le calde nuance della terra. Una vera e propria operazione di filologia stilistica unita alla personale capacità di reinventare.
 
Entrare nel suo atelier è una piacevole esperienza di viaggio tra arte e home decor. È qui che l’abbiamo incontrata. Ci ha guidati alla scoperta dei numerosi pezzi che portano la sua firma e ci ha raccontato un po’ della sua storia.
 
La tua famiglia si dedica da sempre all’arte ceramica. Dopo tuo padre Nicola e tuo nonno Francesco, tu rappresenti la terza generazione che si impegna in questo affascinante percorso misurandosi con la tradizione di Grottaglie. Quando hai capito che questo sarebbe stato anche il tuo percorso? C’è un aneddoto o un evento particolare che ha determinato questa tua scelta e che ti fa piacere condividere?

L’ho capito all’età di 12 anni: mi aggiravo per l’azienda di mio padre, ero interessata alla pittura e al tornio da cui ero affascinata e incuriosita. Ricordo bene poi un giorno che mi fermai stupita a guardare un aiuto torniante mentre si metteva sulle spalle un vaso crudo e , insieme al torniante, cercavano di incastrare la parte superiore con la parte inferiore per formare il tipico capasone. È il ricordo più forte che conservo.
 
Oggi puoi contare sul sostegno di tuo marito Salvatore, ma anche di tua figlia Giovanna, che come te ha scelto di studiare per diventare designer e dedicarsi alla ceramica. In tal modo la tua famiglia potrà contare anche sulla quarta generazione. Credi di avere un merito in questa sua scelta?

Credo che sia avvenuto come nel mio caso anche per mia figlia Giovanna. Anche lei è stata assorbita e affascinata da questo nobile lavoro e quindi, avendo avuto l’opportunità di studiare anche design e avendo una sua attitudine e spiccato gusto geniale, ha scelto spontaneamente di far parte dell’azienda.
 
I tuoi progetti sono facilmente distinguibili per un approccio del tutto inedito rispetto ai manufatti tradizionali. Come nascono i tuoi lavori e da cosa traggono ispirazione?

La mia costante fonte di ispirazione è il manufatto antico. Amo prendere pezzi della mia storia e farli rivivere in nuovi concetti di arredo, tenendo sempre viva la tendenza sia nei colori che nelle forme.

Il tuo modo di sperimentare sino ad oggi è consistito nel ripensare le forme antiche attraverso segni grafici forti e nell’introdurre colori delicati come il grigio, il tortora e le calde tonalità della terra. In che modo il tuo percorso si è evoluto negli anni e cosa hai in mente per il futuro?

Sin dall’inizio la mia idea è stata quella di trasformare gli oggetti tradizionali, un tempo di uso domestico, in opere di design e dar vita così a un nuovo modo di concepire l’abitazione. Alla base c’è la tradizione, che si attualizza grazie alla mia voglia di ricerca, nei colori, nei materiali, nei tessuti e in tutto ciò che è e che fa tendenza. E sarà sempre così anche in futuro. Il passato si trasforma con linee essenziali, scelta accurata dei materiali e colori nuovi.
 
Slim è la forma allungata degli oggetti tradizionali che un tempo venivano usati per versare il vino, l’acqua e  l’olio:  vummile, trufolo e oliera.
 
Il gallo pazzo è il piatto ornamentale che si riconduce all’iconografia tradizionale grottagliese del galletto con portamento altezzoso, coda piumata e bargigli prominenti.
 
I piatti murali, che ripropongono i tipici pavimenti del sud, e il vaso da notte (Cantro) sono trasformati in centro tavola.
 
Le Pupe, con e senza baffi, anche nella versione “a cavallo” per ricordare la fuga dello sposo dal castello, sono utilizzate anche come candelieri o come base per lampade.
 
Le capase, antiche anfore in terracotta utilizzate per la conservazione delle friselle, dei fichi secchi arrostititi con le mandorle, sono estrosamente usate come tazze da caffè.
 
I carciofi sono proposti come simpatica variante del pumo, simbolo pugliese di buon auspicio e prosperità, fino alle lampade e alle sculture vere e proprie.
 
E per la tavola, i servizi di piatti con bordo pizzolato in diverse nuance.
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
That's really shewdr

That's really shewdr! Good to see the logic set out so well.