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PROFESSIONE

Ingegneri: ‘la Sardegna riprova a internalizzare la progettazione’

di Alessandra Marra
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Il Consiglio Nazionale contro la decisione della Regione di utilizzare i progettisti dell’azienda regionale per l’edilizia abitativa

Vedi Aggiornamento del 17/10/2016
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20/09/2016 – Dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) arriva una dura critica alla decisione del Consiglio Regionale della Sardegna di utilizzare per la progettazione delle opere regionali soprattutto professionisti dell’Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa (AREA).
 
La norma che protende per un’internalizzazione della progettazione è contenuta nel disegno di legge unificato 110 -181 -207/A che riforma l'AREA.
 

Internalizzazione progettazione: cosa prevede la Sardegna

Nel provvedimento di riforma dell’AREA è contenuta una norma (Art. 13) che prevede tra le fonti di finanziamento all'Azienda Regionale i “compensi per spese tecniche e generali o per altre attività, compresi i servizi di ingegneria ed architettura, per opere delegate o di interesse regionale”.

Quindi l’AREA si finanzierà, oltre che dai canoni di locazione degli alloggi di edilizia sociale e canoni di immobili in proprietà o affidati in gestione, anche dai compensi per i servizi di ingegneria a cura dei tecnici interni all’Azienda.
 
Secondo il CNI “l’idea della Regione è quella di utilizzare i professionisti che lavorano in AREA come progettisti per le diverse opere in programma sul territorio regionale in modo da internalizzare il costo della progettazione invece che rivolgersi agli studi esterni”. 
 
La Sardegna aveva già provato a introdurre tale norma attraverso la Finanziaria 2015, che sarebbe servita, secondo la Regione, a ridurre i costi della progettazione. Le reazioni del mondo dei professionisti di settore a livello nazionale però aveva portato la Regione ad un dietrofront.
 

Progettazione interna in Sardegna: le critiche del CNI

Per il CNI l’internalizzazione della fase progettuale, oltre a essere in controtendenza rispetto al processo di snellimento generale in atto nella PA, nasconde insidie e costi elevati per la collettività tanto che il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici ha escluso questa modalità sulla base dei dati che evidenziano un aumento spropositato dei costi e l’insostenibilità dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche così progettate.
 
Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, a tal proposito ha dichiarato: “Elaborare un progetto e seguirne la realizzazione è un lavoro di grande responsabilità e il percorso scientifico, normativo e creativo deve essere riconosciuto. Non a caso noi da anni ci battiamo perché venga affermata la centralità del progetto nella realizzazione delle opere. In questo senso, la decisione del Consiglio Regionale della Sardegna si profila come del tutto anacronistica”.
 
“Se la Pubblica Amministrazione – ha aggiunto Gianni Massa, Vice Presidente del CNI – vuole occuparsi della progettazione, è corretto istituire uffici preposti. A patto, però, che i progettisti impiegati siano obbligati a possedere e documentare i medesimi requisiti professionali richiesti ai liberi professionisti e che il progetto sia unico e multidisciplinare, non la somma di ‘consulenze esterne’. Prima di preoccuparsi di progettare al proprio interno,la Pubblica Amministrazione dovrebbe impegnarsi ad offrire al cittadino un servizio di qualità e in tempi certi attraverso un buon management del processo di progettazione e realizzazione”.
 
“La Regione ci riprova”, avverte Gaetano Nastasi, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cagliari, “ma andare avanti su questa strada vorrebbe dire da una parte allontanarsi da quanto una PA moderna dovrebbe fare, ovvero concentrarsi su pianificazione e controllo dei procedimenti, dall’altra esporsi a un aumento dei costi e dei tempi di realizzazione delle opere”.
 
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