Carrello 0
Archimeccanica per uno studio legale nel centro storico di Udine
CASE & INTERNI

Archimeccanica per uno studio legale nel centro storico di Udine

Un percorso fluido e continuo per poter ammirare le bellezze preesistenti

31/01/2017 - Lo Studio Vi/Ba, realizzato nel 2016 dall'architetto Francesco Qualizza dello studio Archimeccanica, si trova al piano nobile di un palazzo storico a Udine che originariamente faceva parte del sistema difensivo della seconda cerchia muraria della città, risalente alla seconda metà del XII secolo.

Affacciato su una piazza del centro storico presenta all'interno finiture di pregio nelle decorazioni della copertura in legno risalente al XVI secolo e negli affreschi settecenteschi della sala principale. Qui è presente un caminetto dalle forme classiche sul lato rivolto verso l'esterno. Sviluppato in quattro stanze per un totale di 116 metri quadri di superficie, è dotato di altezze generose proprie di un piano nobile; l'illuminazione avviene solo dal lato rivolto a est, in affaccio sulla piazza.

La committenza ha richiesto l'organizzazione degli spazi per ospitare uno studio legale, dotato di reception, sala riunioni e stanze indipendenti per i collaboratori; pensare al sistema dei percorsi interni e ai punti di sosta, ponendo particolare attenzione al contesto e garantendo allo stesso tempo comfort nei diversi ambienti.

La qualità dello spazio architettonico e lo splendore delle decorazioni hanno determinato il pensiero che il progetto, oltre a rispondere alle richieste del cliente, avrebbe dovuto essere anche un percorso fluido e continuo dove poter ammirare le bellezze presenti.

La necessità di realizzare pareti divisorie per dividere gli spazi di lavoro ha comportato l'inserimento di setti astratti, la cui riduzione in elementi puri vuole sottolineare per contrasto l'intervento contemporaneo rispetto al contesto.

All'ingresso, un taglio verticale della parete con l'inserimento di una finestra interna dilata lo spazio, altrimenti compresso, e inquadra la piazza con la colonna commemorativa eretta come ringraziamento alla Madonna per la fine della peste del '300.

Le vetrate completano in altezza i setti verticali, garantiscono un'effettiva divisione fisica oltre che acustica, mantengono la possibilità di osservare lo splendore dei soffitti nella loro totalità e portano la luce nelle parti più interne dello studio.

Il disegno delle vetrate è frutto di un meticoloso lavoro di rilievo dell'esistente e dal taglio a laser di ogni elemento in quanto il profilo segue l'andamento delle modanature, delle travi e del cassettonato della copertura, mantenendosi a una distanza di pochi millimetri da questi ultimi.

La linea spezzata dei setti e delle vetrate risponde sia alla necessità di divisione degli spazi in relazione al movimento delle persone, sia ad esigenze strutturali dei setti stessi; infatti non è stato possibile fissarsi né a pavimento né a soffitto e una forma tridimensionale è dotata di un equilibrio proprio.

Una struttura costituita da tubolari metallici corre all'interno delle pareti divisorie, e viene messa in tensione mediante una spinta orizzontale verso le pareti perimetrali a cui è stata fissata. La struttura diventa anche elemento di sostegno per il montaggio delle vetrate mediante fermavetri; questi corrono lungo tutto il profilo delle vetrate e sono anche coronamento dei setti bianchi.
Il dettaglio costruttivo è stato disegnato per potersi adattare nelle diverse posizioni svolgendo non solo la funzione richiesta ma diventando a sua volta elemento decorativo e di demarcazione, riconoscibile come segno unico nella continuità degli spazi.
Ogni profilo, fermavetro, tubolare è stato disegnato in scala 1:1; la struttura è stata prefabbricata e assemblata in toto in officina prima di essere montata in cantiere.
La scelta dell'utilizzo del rosso rubino per i montanti in acciaio è determinata dalla ricerca di un dialogo cromatico con il legno dei soffitti, sottolineando alla stesso tempo la propria indipendenza e vivacità.

La sala riunioni con i suoi affreschi settecenteschi sulle pareti e sul soffitto è l'apice del percorso espositivo; un elemento totemico su cui si ritaglia la porta di ingresso annuncia la sua presenza come un'intrusione astratta visibile dalla reception.

La divisione dello spazio tra sala riunioni e attraversamento, dotato di due nicchie di sosta ai lati del camino, avviene mediate una vetrata continua dalla forma spezzata che permette di ammirare gli affreschi nella loro totalità; l'utilizzo del colore grigio ombra per le parti metalliche vuole essere una citazione discreta del cromatismo della stanza.
Il progetto è stato realizzato con la collaborazione del designer Ivan Boldrin.

© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui