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NORMATIVA

Edilizia, operativi dal 13 febbraio i nuovi criteri ambientali minimi

di Paola Mammarella
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I riferimenti per i lavori di nuova costruzione e ristrutturazione e gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione

Vedi Aggiornamento del 26/06/2017
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31/01/2017 – Per la realizzazione di lavori di ristrutturazione e nuova costruzione, le Pubbliche Amministrazioni dovranno seguire nuovi criteri ambientali minimi (CAM). È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 11 gennaio 2017 che, sulla base dei cambiamenti tecnologici riscontrati negli ultimi anni, fissa i nuovi riferimenti non solo per l’edilizia, ma anche per l’acquisto di arredi e prodotti tessili.
 
Il nuovo decreto sostituisce infatti i vecchi CAM che, a partire dal 2008, hanno orientato le gare pubbliche. Il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 gennaio 2017. Dato che non sono indicati termini diversi, le nuove regole entreranno in vigore il 13 febbraio 2017, rispettando la normale vacatio legis di quindici giorni.
 

Edilizia e criteri ambientali minimi

I criteri contenuti nel DM 24 dicembre 2015 sono stati adattati al nuovo Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) e al nuovo Conto Termico (DM 16 febbraio 2016).
 
Deve essere innanzitutto valutata la capacità tecnica dei progettisti. Sarà infatti attribuito un punteggio premiante alla proposta redatta da un professionista accreditato dagli organismi di certificazione energetico - ambientale degli edifici accreditati secondo la norma internazionale ISO/IEC 17024.
 
Le imprese devono possedere la registrazione EMAS oppure una certificazione secondo la norma ISO14001 o secondo norme di gestione ambientale basate sulle pertinenti norme europee o internazionali, certificate da organismi di valutazione della conformità. Devono inoltre assicurare il rispetto dei diritti umani e condizioni di lavoro idonee.
 
 
Nel caso in cui la realizzazione dei lavori venga affidata separatamente dalla progettazione, per evitare modifiche non coerenti è necessario indicare esplicitamente nel bando di gara o nei documenti di affidamento che sono ammesse solo varianti migliorative rispetto al progetto oggetto dell’affidamento.
 
Nella fase dello studio di fattibilità, un professionista abilitato e iscritto agli albi o registri professionali deve verificare se, invece di realizzare una nuova costruzione occupando altro suolo, è possibile recuperare edifici esistenti, riutilizzare aree dismesse o localizzare l’opera pubblica in aree già urbanizzate/degradate/ impermeabilizzate, anche procedendo a varianti degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.
 
Per essere scelto, il progetto deve garantire risparmio idrico, illuminazione naturale e approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, ma anche assicurare l’inserimento naturalistico paesaggistico, la sistemazione delle aree verde e il mantenimento della permeabilità dei suoli.
Nelle nuove costruzioni, l’indice di prestazione energetica globale dovrà corrispondere almeno alla classe A3.
 
L’Amministrazione deve inoltre verificare che il progetto preveda l’uso di materiali composti da materie prime rinnovabili, una distanza minima per l’approvvigionamento dei prodotti da costruzione e il miglioramento delle prestazioni ambientali dell’edificio. Non sono consentite sostanze dannose per l’ozono, ad alto potenziale di riscaldamento globale. L’uso di materia recuperata o riciclata deve essere almeno il 15% in peso valutato sul totale di tutti i materiali utilizzati.
 
I componenti edilizi devono inoltre garantire la disassemblabilità, cioè la possibilità che, a fine vita, possano essere sottoposti a demolizione selettiva ed essere riciclabili o riutilizzabili.
 
In cantiere, almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi generati durante la demolizione e rimozione degli edifici, escludendo gli scavi, deve essere avviato a operazioni di preparazione per il riutilizzo, recupero o riciclo.
 
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