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PROFESSIONE

Architetti italiani, Cresme: ‘al 19° posto in Europa per reddito’

di Alessandra Marra
Commenti 11855

2,5 ogni mille abitanti e mercato potenziale di 105 mila euro da dividere con ingegneri, geometri, periti e agrotecnici

Vedi Aggiornamento del 11/05/2017
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31/01/2017 – L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di architetti in attività (2,5 ogni mille abitanti) ma si colloca al 19° posto in Europa (su 27 paesi) per reddito. 
 
Questi alcuni dei dati sulla professione dell’architetto contenuti nel rapporto Cresme ‘La città del futuro. Roma 2030 l’architettura come risorsa’ presentato venerdì 27 gennaio 2017 nel corso di un evento organizzato dall’Ordine degli architetti di Roma.
 

Architetti: in Italia il 27% del totale europeo

Il Cresme ha evidenziato che in Italia il rapporto professionisti/popolazione, che fornisce un’indicazione di massima del rapporto tra domanda e offerta, è il più alto d’Europa: circa 2,5 architetti ogni mille abitanti, contro gli 1,6 che si registravano nel 2000.
 
Se si guarda al contesto europeo l’Italia è il paese con il più alto numero di architetti in attività sia in termini assoluti, sia in termini relativi. La media europea è 0,96, ma in Francia gli architetti solo lo 0,45 per mille, nel Regno Unito lo 0,57, in Svezia lo 0,57 mentre in Germania gli architetti sono 1,33 ogni mille.
 
Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), gli architetti italiani rappresentavano nel 2014 poco meno del 27% del totale europeo (includendo anche la Turchia). In Germania, il secondo paese in Europa, gli architetti sono poco più di 100 mila (circa il 30% in meno). In Francia e Regno Unito, appena 30 mila.
 

Il mercato potenziale degli architetti italiani

Inoltre il Rapporto Cresme evidenza che “gli architetti italiani nel 2014 avrebbero avuto a disposizione appena 105 mila euro a testa (ridottisi ulteriormente a 104 mila nel 2015); il secondo valore più basso tra tutti i paesi europei (superiore soltanto a quanto misurato per la Grecia), un terzo del mercato di riferimento pro-capite stimato per gli architetti tedeschi, tra otto e nove volte in meno rispetto a Francia e Regno Unito”.
 
In più “questo mercato non è a appannaggio solo degli architetti” perché altre figure professionali con competenze simili (società di ingegneria, ingegneri edili, geometri, agronomi, periti agrari e agrotecnici) operano nello stesso mercato.
 
Secondo le stime del Cresme “nel 2014 gli architetti italiani avrebbero soddisfatto circa il 15% della domanda potenziale di servizi di progettazione, poco meno dei loro colleghi tedeschi (numericamente però molto meno numerosi), e comunque ben al di sopra della media europea (dopo l’Italia si trova la Danimarca con il 13%, seguita dall’Olanda con l’11%)”.
 

Reddito ed occupazione degli architetti

Secondo i dati esposti nel Rapporto, nel 2013 il reddito medio degli architetti italiani è stato stimato pari a 19 mila euro di reddito imponibile (misurati a parità di potere d’acquisto, detratti i costi dell’attività); questo reddito posiziona gli architetti italiani al 19° posto in Europa su 27 paesi, anche al di sotto di realtà come Turchia, Slovenia e Estonia, e comunque ben lontano dai 29 mila euro medi stimati per il livello europeo, e soprattutto dei 54,7 mila euro della Svizzera, i 44 dell’Olanda, i 43 della Germania.
 
L’elaborazione Cresme sui dati Almalaurea 2015 mostra come “la difficoltà degli architetti sul mercato si misura anche rispetto all’occupazione: ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico) il tasso di disoccupazione degli architetti è arrivato al 31%, nel 2008 era pari al 9,7%. Contestualmente, il tasso di occupazione è sceso al 60% (dall’84% del 2008).
 
In questo difficile scenario, l’ultima indagine campionaria condotta dal Cresme per conto del Consiglio Nazionale Architetti evidenzia che il 44% del campione degli architetti che ha partecipato all’indagine ha preso in considerazione la possibilità di avviare o incrementare la propria attività all’estero.
 
In sostanza, gli architetti continuano a vedere nell’estero una possibile risposta alla crisi del mercato nazionale: Europa, in particolare, ma anche economie emergenti, dove la conclusione dei processi di liberalizzazione nel settore dei servizi sta aprendo scenari di opportunità promettenti.
 

Architetti e città del futuro

Il Rapporto del Cresme, diviso in quattro parti, dopo aver analizzato la professione dell’architetto nel mondo e in Italia, gli scenari evolutivi della società globale e la trasformazione del mercato delle costruzioni, indica le potenzialità e le opportunità per la professione dell’architetto.
 
L’evoluzione delle città metropolitane, secondo il Rapporto, potrebbe offrire grandi opportunità agli architetti in grado di cogliere la portata del cambiamento in chiave green dei territori.
 
Patrizia Colletta, Presidente del Dipartimento “Progetto sostenibile ed efficienza energetica” dell’Ordine Architetti di Roma, partendo dalla ricerca del Cresme, ha commentato: “Nel futuro delle città e del territorio, nella sua trasformazione e conservazione, troviamo anche una parte rivelatrice del futuro degli architetti”.
 
“Questa ricerca sull’architetto nella città del futuro”, ha aggiunto, “continua ad affermare, infatti, l’esigenza di ripensare completamente il ruolo della professione affinché sia funzionale ad una società che esprime dei fabbisogni da una parte insoddisfatti e dall’altra oggi solo annunciati. Serve un architetto che diventi regista del processo di pianificazione del futuro, in grado di dialogare con i diversi saperi con un approccio multidisciplinare, detentore di know now in grado di seguire il processo di innovazione (…), capace di diventare protagonista della “rigenerazione etica” della nostra società, che sappia condividere un nuovo progetto di convivenza civile rifiutando l’adattamento silente alle regole del clientelismo e delle pratiche corruttive. Un architetto che non si rassegni, come dice Raffaele Cantone, a vivere in un paese corrotto e che risponda alla necessità di ripartire con nuove regole che restituiscano dignità ed efficienza al nostro Paese”.
 
“In questo processo di rigenerazione etica l’architetto deve assumere funzioni di leadership intellettuale, culturale e professionale, integrando le conoscenze per garantire il rinnovo sostenibile della città, affrontando con determinazione e sistematicità il tema del salto di scala del rapporto tra identità e innovazione, tra consumo illimitato ed equità di accesso alle risorse, tra innovazione tecnologica di processo e di prodotto e più servizi, tra governo della cosa pubblica e nuovo partenariato privato” ha concluso la Colletta.
 
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Altri commenti
Massimo Rosolini

1)delimitazione rigida delle competenze di ogni figura addetta all'edilizia. 2)definizione chiara del ruolo dell'architetto nel processo edilizio. 3)obbligo stabilito per legge della firma dell'architetto ( accanto a quella degli altri specialisti necessari secondo il caso) su ogni progetto di trasformazione territoriale ed edilizia. Poi, ma la cosa è più lenta, recuperare la cultura della costruzione degli spazi urbani e del paesaggio, e della loro rigenerazione, come esclusiva delle competenze dell'architetto. Questo anche in nome di una altissima tradizione millenaria che distingue l'Italia nel mondo. In sintesi: recuperare impegno politico e dignità culturale