Carrello 0
AMBIENTE

Da Legambiente il Rapporto Cave 2017, oltre 14mila i siti dismessi

di Paola Mammarella
Commenti 3468

3 miliardi di fatturato ma poco lavoro, puntare sul riciclo degli inerti provenienti dall’edilizia e la riconversione delle aree

Commenti 3468
16/02/2017 – Ridurre l’estrazione dei materiali lapidei, dare nuova vita alle cave dismesse e puntare sul riciclo degli inerti. Sono le sfide dell’economia circolare, che si scontrano però con la realtà italiana: 4.752 cave attive e oltre 13.000 dismesse.
 
Sono i dati contenuti nel Rapporto Cave 2017, che Legambiente ha presentato martedì 14 febbraio a Roma.
 

Rapporto Cave 2017, la situazione italiana

A causa della crisi, le cave attive si sono ridotte del 20,6% rispetto al 2010 e sono oggi 4.752. Quelle dismesse sono 13.414. Non si tratta di un dato esaustivo. Secondo il rapporto, si potrebbe arrivare a oltre 14mila se si considerassero anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Friuli Venezia Giulia, Lazio e Calabria). La sabbia e la ghiaia estratti ogni anno ammontano a 53 milioni di metri cubi, i quantitativi di calcare a 22,1 milioni di metri cubi e le pietre ornamentali a oltre 5,8 milioni di metri cubi.
 
La Lombardia è la prima regione per quantità cavata di sabbia e ghiaia, con 19,5 milioni di metri cubi estratto. Seguono Puglia (con oltre 7 milioni di metri cubi), Piemonte (4,8 milioni), Veneto (4,1) ed Emilia-Romagna con 4 milioni circa. Per quanto riguarda le pietre ornamentali, le maggiori aree di prelievo sono: Sicilia, Provincia Autonoma di Trento, Lazio e Toscana che insieme costituiscono il 53,4% del totale nazionale estratto. Le Regioni che invece cavano più calcare sono Molise, Lazio, Campania, Umbria, Toscana e Lombardia che superano singolarmente quota 1,5 milioni di metri cubi.
 
In Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano non sono stati approvati i piani cava. Secondo Legambiente, le regole risultano quasi ovunque inadeguate a garantire tutela e recupero delle aree.
 
Al contrario, i guadagni per i cavatori sono rilevanti: il ricavato dalla vendita di inerti e pietre ornamentali è di 3 miliardi di euro l’anno a fronte di canoni di concessione irrisori (2,3% di media per gli inerti e Regioni in cui è gratis). Il prelievo e la vendita di materiali lapidei di pregio hanno avuto una crescita record. Le esportazioni nel 2015 hanno fruttato 2 miliardi di euro. Nonostante ciò, si riduce il lavoro in Italia nel settore.
 

Rapporto Cave 2017, le buone pratiche

Il Rapporto, che è stato realizzato con il contributo di Fassa Bortolo, mostra anche buone pratiche ed esempi virtuosi, come la gestione dell’attività estrattiva in sotterraneo con contestuale recupero delle aree, il recupero delle cave dismesse per creare parchi e ospitare attività turistiche e casi in cui sono stati utilizzati materiali provenienti dal riciclo invece che sabbia e ghiaia. Quest’ultimo caso si è verificato nella realizzazione di alcune autostrade e nella costruzione del Juventus Stadium.
 

Rapporto Cave 2017, le proposte di Legambiente

Secondo Legambiente, per rilanciare il settore all’insegna della sostenibilità sono necessarie tre azioni:
- rafforzare la tutela del territorio e la legalità attraverso una Legge quadro nazionale che stabilisca le aree in cui l’attività di cava è vietata e obblighi il recupero contestuale delle aree;
- stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di Cava per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio;
- ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall’edilizia.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui