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NORMATIVA

Incompiute, nei piani triennali delle opere pubbliche saranno la priorità

di Paola Mammarella
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Amministrazioni responsabilizzate già in fase di programmazione per evitare ritardi e spreco di risorse

Vedi Aggiornamento del 05/07/2017
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16/02/2017 – La gestione delle incompiute sarà la priorità della programmazione triennale delle opere pubbliche. Lo prevede la bozza di decreto attuativo del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016), messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture (Mit), che ha ottenuto il via libera dal Consiglio di Stato col parere 351/2017.

Il decreto tende, in generale, a responsabilizzare le Amministrazioni già nella fase della programmazione delle opere, per evitare ritardi e la collocazione inefficiente delle risorse spese.
 

Programmazione e incompiute, il decreto attuativo del Codice

Fino ad ora, ha rilevato il Consiglio di Stato, il legislatore ha dedicato maggiore attenzione alla selezione del contraente rispetto alla fase di programmazione. Si tratta di un approccio che ha causato l’interruzione in itinere di molte opere, che sono rimaste incompiute.
 
L’esperienza ha quindi insegnato che il momento della programmazione è fondamentale per una spesa pubblica efficiente e senza sprechi. Per questo, il decreto messo a punto dal Mit prevede che le Amministrazioni, prima di predisporre il piano triennale, effettuino obbligatoriamente la ricognizione delle opere incompiute e scelgano se completarle, ridimensionarle, venderle o demolirle.
 

Programmazione e incompiute, verifiche e dibattito pubblico

Il decreto del Mit precisa che il programma triennale dei lavori pubblici e gli aggiornamenti annuali si riferiscono ai lavori il cui valore stimato sia pari o superiore a 100mila euro e individuano i lavori da avviare nella prima annualità.
 
È prevista anche una verifica “ex-post” sul conseguimento degli obiettivi della programmazione. Secondo il Consiglio di Stato, è necessario indicare il funzionamento dei controlli e la correlazione con eventuali sanzioni, che potrebbero anche non avere un impatto economico, ma solo sulla reputazione dell’Amministrazione.
 
Per consentire il dibattito pubblico, il decreto prevede l’obbligo di pubblicazione, nel sito web del committente, dei progetti di fattibilità relativi ai grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, la città o sull’assetto del territorio. Dovranno essere pubblicati anche gli esiti della consultazione pubblica e i resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse.
 
Anche se, in base al decreto, “non è previsto nessun vincolo a carico dei progettisti di seguire quanto rilevato dai diversi portatori di interessi”, secondo il Consiglio di Stato il progetto finale dovrebbe essere la risultante del progetto di fattibilità proposto inizialmente e di tutte le osservazioni delle parti interessate.
 
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