Carrello 0
AMBIENTE

Aree protette, la riforma punta allo sviluppo economico

di Alessandra Marra
Commenti 5139

Allarme delle associazioni ambientaliste: ‘indebolita gravemente la tutela degli interessi generali’

Vedi Aggiornamento del 22/06/2017
Commenti 5139
30/03/2017 - È iniziato il 27 marzo scorso in Aula alla Camera l’esame del disegno di legge sulle aree protette, che modifica la Legge quadro sulle aree protette (Legge 394/1991). 
 
Il nuovo testo, secondo il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci, punta al buon funzionamento degli Enti, alla semplificazione delle norme e alla certezza nei tempi con l’obiettivo di rendere le ‘aree protette’ un modello di sviluppo per l’intero Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio con lo sviluppo economico.  
 

Sviluppo economico delle aree protette

Il ddl prevede la promozione di strategie di sviluppo socioeconomico funzionali alla conservazione delle risorse naturali, di assetto del territorio, di preservazione dal consumo di suolo e di rinaturalizzazione di spazi, di valorizzazione del patrimonio naturalistico e di sostegno al sistema economico, culturale e paesaggistico locale. Tra queste, a titolo esemplificativo, quelle delle energie rinnovabili compatibili, dell'agricoltura, del turismo sostenibile e della mobilità leggera e alternativa.
 
In tal senso, anche in coerenza con la Strategia nazionale delle Green community, (all'articolo 72 della Legge 221/2015) è prevista da parte dell' Ente Parco la stipula di convenzioni con Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni, in forma singola o associata, per la definizione di programmi e progetti di valorizzazione.

Per favorire le attività economiche locali, 
entreranno nei consigli direttivi degli Enti Parco Nazionali anche portatori d’interesse economico come ad esempio agricoltori, pescatori, ecc.

Il testo, inoltre, prevede che possano essere definite misure di incentivazione fiscale nelle aree protette al fine di sostenere iniziative compatibili con le finalità dell'area e dirette a favorire lo sviluppo economico e sociale.
 
Tali misure sono demandate a un futuro decreto del Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'Economia e con il Ministro dell'ambiente, che individuerà l'ambito territoriale, le misure di attuazione, i limiti temporali e le tipologie di beneficiari.
 

Riforma parchi: Piano triennale delle aree protette

Il disegno di legge reintroduce il Piano Nazionale Triennale delle Aree Protette, uno strumento di programmazione nazionale per tutto il sistema, che finanzierà gli interventi con 30 milioni di euro in tre anni (10 milioni all’anno dal 2018 al 2020).
 
Il 50% delle risorse disponibili sarà riservato alle aree protette regionali e alle aree marine protette ed è previsto che le Regioni lo cofinanzino con risorse proprie.
 
I fondi verranno assegnati secondo criteri indicati dal Comitato nazionale per le aree protette, in cui sarà presente anche il Ministero dei Beni.
 

Norme per la tutela dei parchi

Confermata dall’esame della Commissione Ambiente la norma che riguarda i Piani dei Parchi Nazionali che verranno sottoposti a Valutazione ambientale strategica, prevedendo il controllo anche dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali (mentre nalla Legge 394/1991 era prevista la sola approvazione della Regione). In più i Piani saranno approvati in tempi definiti.
 
Il Ddl introduce il divieto di trivellazioni nei parchi e nelle aree contigue e proibisce anche la pratica dell’eliski (sci fuoripista servendosi di un elicottero come mezzo di risalita).
 
Vengono anche individuate le modalità per la tutela della biodiversità e per la gestione della fauna maggiormente rispondenti alla direttive comunitarie, prevedendo un importante ruolo di valutazione da parte dell’Ispra. Su tutto il territorio nazionale è inoltre vietato l’allevamento di cinghiali al fine del ripopolamento.
 

Aree protette: governance dei parchi

La nomina dei direttori dei Parchi Nazionali avverrà a seguito di una selezione pubblica e tra i requisiti sarà sufficiente possedere una laurea in qualsiasi disciplina (nessun riferimento a titoli con indirizzo ambientale) e “una comprovata esperienza di tipo gestionale".
 
È inoltre previsto che il ministero dell’Ambiente emani linee guida per la nomina dei direttori delle Aree Marine Protette.
 
Potranno entrare nei consigli direttivi degli enti parco nazionali: un rappresentate delle associazioni scientifiche e uno degli agricoltori o dei pescatori, per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità, che si affiancheranno alle associazioni ambientaliste. Per la prima volta negli organi direttivi deve essere ‘tenuta in considerazione la rappresentanza di genere’.
 

Riforma aree protette: il commento del Ministro Galletti

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha affermato: “I Parchi italiani non possono più essere visti soltanto come i luoghi della conservazione: devono mettersi in gioco nella grande sfida di sviluppo sostenibile del nostro Paese. La riforma che arriva in Aula alla Camera ci avvicina molto a questo obiettivo”.
 
“Grazie alla legge 394 del 1991 che ha istituito il sistema Parchi nazionali e delle aree marine protette è cresciuto molto il grado di tutela ambientale del nostro Paese: oggi la sfida è ancor più ampia ma diversa, perché si fonda su quel concetto di sviluppo sostenibile che un quarto di secolo fa non era declinato come lo è oggi in ogni settore della nostra economia. Questo per i Parchi vuol dire saper valorizzare la biodiversità accompagnandola all’agricoltura di qualità, all’innovazione, al turismo sostenibile, alle energie rinnovabili, alla spinta culturale e giovanile” ha concluso Galletti. 
 

Ambientalisti: 'indebolita la tutela dei parchi'

Negativo il commento del vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta: “Quella che si è cominciata a discutere alla Camera è una riforma ripiegata su stessa che fa male ai parchi e alla natura d’Italia. Con questa riforma non solo non ci sarà bisogno di competenze specifiche per direttori e presidenti di parco ma la governance delle Aree protette viene spostata dallo Stato (come previsto dalla Costituzione) verso il livello locale”.
 
“Vengono coinvolti nella governance portatori di interesse economici specifici, indebolendo gravemente la tutela degli interessi generali rappresentati dallo Stato. In più le Aree marine protette subiranno una maggiore frammentazione e una ancor maggiore pressione degli interessi locali. Mentre il Legislatore del ’91 con la Legge quadro sulle Aree Protette fu attento alle istanze che arrivavano dall’allora nascente mondo dello sviluppo e del turismo sostenibile, dalla comunità scientifica e dal mondo ambientalista, il Legislatore del 2017 si è prestato ad un’operazione aperta solo ad esigenze di palazzo che non solo non ha tenuto conto delle osservazioni e delle richieste di modifica che arrivano dal mondo delle associazioni, dalla comunità scientifica e dalla società civile” ha concluso Caserta.
 
Legambiente commenta positivamente le misure relative al Piano triennale e al rafforzamento dei divieti di estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi ma evidenzia anche alcune criticità che rimangono nel testo. Da migliorare, secondo l’associazione, il meccanismo di risarcimento delle aree protette per i danni provocati alla natura dalle attività impattanti. Il modello di pagamento una tantum proposto dalla Commissione della Camera (che cambia quanto definito al Senato) appare peggiorativo.

Il FAI (Fondo ambiente Italiano), pur approvando le semplificazioni autorizzative ritiene che il provvedimento contenga ancora alcuni passaggi critici; in particolare chiede il rafforzamento del ruolo del Soprintendente nel caso in cui si deleghi al parco l'iter autorizzativo in materia paesaggistica, prevedendo esplicitamente che il Soprintendente possa richiedere all'ente parco il riesame del progetto se vi rileva difformità rispetto al piano del parco. 
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui