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NORMATIVA

Correttivo Appalti, Ingegneri e Architetti critici sul parere del Consiglio di Stato

di Paola Mammarella
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I professionisti difendono l’obbligo del Decreto parametri, la progettazione affidata ai liberi professionisti e l’iscrizione all’Albo dei dipendenti pubblici

Vedi Aggiornamento del 26/04/2017
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04/04/2017 – Preoccupazione e sorpresa. Sono le reazioni che il parere del Consiglio di Stato sul Correttivo al Codice Appalti ha suscitato tra Ingegneri e Architetti. Utilizzo del Decreto Parametri, iscrizione all’Albo per i professionisti dipendenti pubblici e priorità alla progettazione interna alla Pubblica Amministrazione sono gli argomenti su cui i professionisti temono un passo indietro.
 

Decreto Parametri e trasparenza delle gare

Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), è errato chiedere che il Decreto Parametri (DM 17 giugno 2016) non sia obbligatorio per la determinazione dei corrispettivi a base d’asta. Michele Lapenna, delegato ai Lavori Pubblici per il CNI, afferma che il Consiglio di Stato confonde i parametri con le tariffe professionali. La base d’asta, sottolinea Lapenna, è soggetta a ribasso, quindi non è un limite inderogabile. D’altro canto, aggiunge, se esistono tariffari per le opere non si capisce perché non dovrebbero esistere per le prestazioni intellettuali.
 
La base d’asta è inoltre il riferimento essenziale per la determinazione della procedura di gara. Avere un elemento fisso e oggettivo per determinarla è, ad avviso di Lapenna, una garanzia di trasparenza.
 
Dello stesso parere il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc). Per il vicepresidente, Rino La Mendola, la mancanza dei parametri obbligatori darebbe troppa discrezionalità alle Stazioni Appaltanti. “Ad esempio, una stazione appaltante, sottostimando l’importo del servizio da affidare sino a scendere sotto la soglia dei 40mila euro, potrebbe procedere con un affidamento diretto, anziché ricorrere ad una procedura negoziata o ad una procedura aperta”.
 

Progettazione interna alla P.A.

Il Consiglio di Stato ha affermato che bisognerebbe dare priorità alla progettazione interna in modo da sfruttare le risorse della Pubblica Amministrazione. “Lo aveva già fatto prima dell’approvazione del Codice Appalti - ricorda Lapenna - ma il Governo lo aveva ignorato e abbiamo quindi la certezza che questa posizione verrà nuovamente ignorata”. Secondo il CNI, infatti, l’affidamento della progettazione ai liberi professionisti assicura standard più elevati. “È un Paese strano – aggiunge Lapenna - il CdS deve occuparsi della conformità degli atti alla legge delega e non può legiferare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Cnappc, favorevole alla valorizzazione delle professionalità interne solo per le fasi di programmazione e verifica, mentre la progettazione andrebbe affidata ai liberi professionisti, che hanno maggiori strumenti per garantire la qualità. “Oggi, paradossalmente – riporta La Mendola - accade che sempre più spesso la progettazione venga affidata all’interno delle stazioni appaltanti, mentre le verifiche vengono affidate a liberi professionisti, con il risultato di invertire i ruoli; fatto questo che impedisce la valorizzazione delle capacità attitudinali sia dei pubblici dipendenti che dei liberi professionisti”.
 

Iscrizione all’Albo dei dipendenti pubblici

Il CdS ha affermato che non si può chiedere ai professionisti dipendenti pubblici di iscriversi all’Albo di riferimento. Per Lapenna, il parere sembra ignorare le modifiche apportate dalla riforma delle professioni (Dpr 137/2012), in base al quale per l’esercizio della professione sono richiesti l’iscrizione all’Albo e il rispetto degli obblighi sulla formazione.
 
Secondo La Mendola, anche i pubblici dipendenti, come i liberi professionisti, devono rispettare le regole deontologiche del proprio Ordine di appartenenza per garantire la qualità delle loro prestazioni professionali.
 

Appalto integrato e centralità della progettazione

Il CdS, osserva Lapenna, è contrario alla liberalizzazione dell’appalto integrato perché ritiene che verrebbe meno la centralità della progettazione e si andrebbe contro lo spirito della riforma degli appalti e della legge delega.
 
“Si contraddice”, conclude Lapenna, sottolineando come su altri argomenti, come l’obbligo del Decreto parametri, i giudici abbiano proposto soluzioni che invece mettono a rischio la centralità della progettazione.
 
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