Carrello 0
PROGETTAZIONE

Cuneo, crollato il cavalcavia della tangenziale di Fossano

di Rossella Calabrese
Commenti 7332

Ordine degli Ingegneri: ‘crollo forse dovuto ad una serie di concause in fase di progetto ed esecuzione’

Vedi Aggiornamento del 15/11/2017
Commenti 7332
19/04/2017 - È crollato alle 14:45 di ieri il ponte della tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo.
 
Dopo il cavalcavia di Lecco e quello di Ancona, ancora una struttura cede improvvisamente, precipitando sulla strada sottostante senza, questa volta per fortuna, causare vittime. Una automobile dei carabinieri è rimasta schiacciata sotto il ponte crollato; i militari hanno fatto in tempo ad allontanarsi, dopo aver sentito gli scricchiolii della struttura che stava per collassare.
 
La strada interessata dal crollo del viadotto è la ‘nuova strada ANAS 183’ che interseca l’Autostrada A6, in prossimità della frazione Tagliata di Fossano. È aperta al traffico dal 2000, con uscite Fossano Nord-Marene, Fossano Centro-Villafalletto.
 
L’Anas ha istituito una commissione d’inchiesta interna per individuare cause e responsabilità del crollo. La commissione è presieduta dal generale dei carabinieri Roberto Massi (direttore della Tutela Aziendale Anas) e composta da due ingegneri strutturisti e altri esperti di tecniche costruttive.
 
“La realizzazione della campata dell’asta di svincolo per Marene, al km 61,300 in località Fossano, in provincia di Cuneo, risale agli anni ’90” - ha spiegato l’Anas poche ore dopo il crollo.

“L’opera non rientrava nei piani di manutenzione straordinaria in quanto non presentava evidenze di problematiche strutturali, anche se, come avviene per tutte le opere Anas, era sottoposta regolarmente a ispezione”.
 
“Anche in occasione dei monitoraggi programmati questa mattina da parte del sorvegliante e del capo nucleo non è risultata visibile alcuna criticità. I tecnici della commissione Anas sono già sul posto. Nessuna ipotesi viene esclusa, compreso i possibili vizi costruttivi dell’opera” - ha concluso l’Anas.
 

Ingegneri di Cuneo: ‘concause in fase di progetto ed esecuzione’

Interpellata dalla redazione di Edilportale, la Commissione Strutture dell’Ordine degli Ingegneri di Cuneo ha formulato una serie di prime ipotesi sulle cause del crollo del ponte:
 
“Per conoscere le cause di un crollo di tipo diverso da altri avvenuti nell’ultimo anno, è necessario eseguire delle indagini che la magistratura farà e che permetteranno discoprire le motivazioni del disastro.
 
In realtà noi possiamo, come ingegneri, fare solo delle ipotesi senza valore indagatorio ma come ipotesi scaturite da un esame peraltro molto superficiale di quanto è successo, desunto dai giornali. Come potete aver visto ormai dalla stampa nazionale, sono state fatte ipotesi di primo momento, (La Stampa, Ingenio) causate da corrosione dei ferri o trefoli di armatura a causa dell’acqua con sale o da errori in fase di costruzione.
 
La particolarità di questo evento è stata quella che il viadotto è crollato solo a causa del suo peso proprio in quanto in quel momento non passavano mezzi normali (auto) e nemmeno mezzi pesanti (camion), anche se i carichi variabili sono minori del peso proprio delle strutture in c.a. Quindi è possibile che il crollo sia dovuto proprio ad una mancata resistenza del materiale, forse a diminuzione di sezione di acciaio dovuta a corrosione e o a fenomeni di fatica.
 
Altro aspetto da considerare è la mancanza di sintomi precedenti al crollo: anche se avvenuta in pochi secondi è comunque una rottura di tipo fragile, senza una eccessiva deformazione premonitrice. In effetti, guardando le curve degli acciai armonici da prefabbricato, non intercorre molta deformazione tra snervamento e rottura.
 
Altra considerazione è che il capitolo sui ponti sicuramente ha dei coefficienti di sicurezza o vincoli prestazionali molto elevati ed è quindi ragionevole che un solo tipo di errore non dovrebbe bastare a collassare l’opera. Si può allora pensare ad una serie di concause in fase di progetto ed esecuzione (qualità dei materiali, qualità dell’esecuzione del manufatto, dimensionamento ingegneristico, fatica) quali responsabili dell’accaduto.
 
Altra causa possibile è quella in cui può essere venuto meno l’ancoraggio di testata del cavo stesso (nella ipotesi di post-tensione). Senza un sopralluogo e senza le analisi e le prove che si dovranno fare, non è praticamente possibile dare un risposta definitiva che verrà certamente data dai risultati delle indagini in corso”.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui