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PROFESSIONE

Minimi tariffari, presentato un ddl per abrogare il ‘Decreto Bersani’

di Alessandra Marra
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I firmatari: ‘le professioni sono state trasformate in lavori impoveriti, la concorrenza ha causato una drammatica riduzione dei compensi’

Vedi Aggiornamento del 30/06/2017
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24/05/2017 - Abrogare le disposizioni sulla concorrenza fra i professionisti introdotte dal Decreto Bersani, al fine di reintrodurre l’obbligatorietà delle tariffe minime. Questo ciò che prevede il disegno di legge 2685 presentato al Senato dai senatori Bartolomeo Pepe e Michelino Davico (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà).
 

Professioni intellettuali: i danni della concorrenza

Il Ddl parte da un assunto di base: dopo l’entrata in vigore del DL 223/2006, convertito con modificazioni nella Legge 248/2006 (Decreto Bersani), le professioni intellettuali sono state trasformate in lavori impoveriti in cui la concorrenza fra i singoli lavoratori autonomi ha condotto ad una drammatica riduzione dei compensi e delle prospettive di guadagno futuro e alla riduzione della qualità dei servizi resi.
 
Questo nonostante le professioni intellettuali siano attività ad alto contenuto di conoscenza tecnica e presuppongano lunghi anni di studio, spesso universitario e post universitario.
 

Tariffe minime: espressione della dignità intellettuale

Reintroducendo l’obbligatorietà delle tariffe minime nella determinazione degli onorari dei liberi professionisti, il ddl vuole riconoscere dignità professionale agli autonomi, al pari delle prestazioni degli altri lavoratori.
 
Infatti, la relazione al ddl fa emergere come in precedenza i minimi tariffari erano dei massimi di legge che costituivano dei riferimenti per le prestazioni professionali di ingegneria ed architettura, rispetto ai quali gli enti pubblici potevano derogare con ribassi non superiori al venti per cento.
 

Tariffe obbligatorie per evitare squilibri nella PA

I firmatari del ddl ritengono anche che “la mancanza di una storia pregressa degli onorari professionali, in regime di libero mercato, stia creando oggi gravi problemi anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, in cui sovente le contrattazioni avvengono sulla base dei residui disponibili nel quadro economico dell’opera, con degli inevitabili squilibri (al ribasso) per il professionista che si trova nella condizione di ‘prendere o lasciare’ senza poter avviare alcuna contrattazione reale”.
 
Anche quando si fa ricorso ai bandi di gara per l’affidamento dei servizi di ingegneria e di architettura, le cose per i professionisti non cambiano: gli importi di partenza delle gare sono spesso casuali, illogici rispetto a quanto richiesto dai bandi.  I requisiti richiesti per legge, sia di natura tecnico-organizzativa (dipendenti dello studio, attrezzature disponibili, ecc.), sia di ordine economico (fatturato in relazione alla tipologia e all’importo dell’opera), oltre al requisito di aver già realizzato opere della stessa tipologia di quella richiesta dal bando, finiscono per escludere molti studi professionali perché sono studi con il solo titolare o con un numero non sufficiente di dipendenti.
 
Infine, nel caso dei bandi di progettazione, si arriva spesso ad avere centinaia di offerte, con ribassi senza limite, anche dell’80-90 per cento, a fronte di una base d’asta quasi sempre sottostimata. 
 
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Stefano

Speriamo!