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PROFESSIONE

Professionisti, verso un ritorno ai minimi tariffari?

di Alessandra Marra
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Corte di Giustizia Europea: ‘la regolamentazione dei compensi minimi è una disciplina statale e non contrasta con le regole UE’

Vedi Aggiornamento del 13/07/2017
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16/05/2017 - Con la manifestazione dello scorso 13 maggio si è riaperta la questione dei minimi tariffari e i professionisti chiedono a gran voce l’introduzione di una legge sull’equo compenso.
 
Tale richiesta è avvalorata dalla sentenza 8 dicembre 2016 con cui la Corte di Giustizia Europea ha affermato la legittimità dei minimi tariffari, smentendo la tesi in base alla quale la liberalizzazione dei compensi e l'abrogazione delle tariffe minime obbligatorie fossero pretese dall'Europa.
 

Minimi tariffari: la sentenza della Corte Europea

Nella sentenza la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (UE) ha stabilito che non contrasta con le regole sulla libera concorrenza la determinazione di tariffe fissate per legge per i servizi prestati da professionisti (nel caso specifico procuratori legali) senza possibilità di negoziazione tra le parti.
 
In particolare la Corte distrettuale di Saragoza (Spagna) ha chiesto alla Corte UE se fosse legittima “una normativa dettata dallo Stato, che prevede il controllo di quest’ultimo nella fissazione dei diritti dei procuratori legali, precisandone per via regolamentare l’importo esatto e obbligatorio e attribuendo agli organi giurisdizionali, specialmente in caso di condanna alle spese, la competenza a controllare in ogni singolo caso la fissazione di tali diritti, benché siffatto controllo sia limitato a verificare la rigorosa applicazione della tariffa, senza che sia possibile, in casi eccezionali e con decisione motivata, derogare ai limiti stabiliti dalla normativa tariffaria”.
 
La Corte UE ha risposto:La  normativa nazionale in discussione nel procedimento principale disciplina, in via generale, talune spese nell’ambito dell’amministrazione della giustizia. Essa non è finalizzata all’attuazione di disposizioni del diritto dell’Unione. Inoltre, quest’ultimo non comporta alcuna disciplina specifica in materia o idonea ad incidere sulla menzionata normativa nazionale. (…) Dalle decisioni di rinvio non emerge che l’oggetto delle controversie principali si colloca nel contesto del diritto dell’Unione.”
 
Nella sentenza, quindi, la Corte UE sottolinea che il procedimento di formazione delle tariffe è di competenza statale e che, se la liquidazione degli onorari avviene attraverso un intervento dei giudici nazionali, vincolati dagli importi fissati dalla legge interna, non vi è violazione della normativa UE.
 

Equo compenso: le richieste dei professionisti

Secondo Alessandro Ridolfi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma (tra i promotori della Manifestazione del 13 maggio scorso) “la sentenza della Corte dimostra, a maggior ragione, che l'assenza dei minimi non è una richiesta dell'Europa” e che la loro reintroduzione, per legge statale, sarebbe una scelta legittima.
 
“Ad esempio, i minimi tariffari esistono e non sono mai stati aboliti in Germania” ha continuato Ridolfi. “È ora di introdurre una norma sul giusto compenso a tutela della dignità dei professionisti e a garanzia della qualità dei servizi che forniamo ai cittadini”.
 
All’indomani della Manifestazione del 13 maggio scorso il Presidente degli architetti di Roma ha ribadito:  “Al Governo e al Parlamento chiediamo che prendano atto del malcontento che hanno mostrato i 30.000 professionisti in piazza sabato. In molti hanno lamentato, negli anni, lo svilimento della professione; le gare al ribasso non hanno giovato e non giovano a nessuno, cittadini in primis. Abbiamo già avuto il sostegno di alcuni politici e perfino gli auguri di buona riuscita della manifestazione da parte del Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, è giunto ora il momento di essere ascoltati. Chiediamo un dialogo per presentare le nostre istanze al Governo”.
 
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