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AMBIENTE

Consumo di suolo, in sei mesi consumati quasi 30 ettari al giorno

di Alessandra Marra

Rapporto Ispra 2017: colate di cemento anche in zone a pericolosità sismica, idraulica e da frana, fascia costiera e aree protette

Vedi Aggiornamento del 30/04/2018
26/06/2017 – L’Italia in sei mesi (da novembre 2015 a maggio 2016) ha consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5 mila ettari. In più, le ondate di cemento hanno interessato anche territori a rischio come zone a pericolosità sismica, idraulica e da frana, fascia costiera e aree protette.
 
Questi alcuni dati contenuti nel Rapporto Ispra 2017 sul consumo di suolo in Italia, presentato oggi a Roma.
 

Consumo di suolo: persi 5 mila ettari di territorio

Il rapporto evidenzia che le nuove colate di cemento hanno portato ad una perdita di suolo totale di 5 mila ettari di territorio (quasi 30 ettari di suolo al giorno), come se in pochi mesi si fossero costruite 200.000 villette.
 
Il consumo di suolo continua inesorabilmente ad aumentare, anche se con una velocità ridotta a causa della crisi economica: sono stati cancellati, al 2016, 23 mila km2 di suolo (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale.
 
Emerge, inoltre, che dagli anni ‘50 al 2016, il consumo di suolo nazionale è passato dal 2,7% al 7,6%, con una crescita del 184%.
 
Le colate di cemento continuano ad interessare zone a pericolosità sismica (oggi è ricoperto oltre il 7% nelle aree a pericolosità alta e quasi il 5% in quelle a pericolosità molto alta), idraulica (oltre 257.000 ettari, l’11% del totale del suolo artificiale nazionale) e da frana (circa l’11,8% del totale nazionale, con un incremento medio dello 0,2%), fascia costiera (con un aumento dell’impermeabilizzato nella fascia sotto i 300 metri, pari allo 0,15% a livello nazionale) aree protette (32.800 ettari di territorio consumato ed un aumento di ulteriori 48 ettari tra il 2015-2016) e parchi nazionali (nell’Arcipelago di La Maddalena e nel Parco nazionale del Circeo).
 

Suolo perso: la situazione regionale

In tutto sono 15 le regioni che hanno perso una percentuale di suolo superiore al 5%; tra queste Lombardia, Veneto (entrambe con oltre il 12%) e Campania (oltre il 10%).
 
Gli incrementi maggiori in valori assoluti, sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563).
 
Quella di Monza e della Brianza è la provincia con la percentuale più alta di consumo di suolo rispetto al territorio amministrato (oltre il 40%), con una crescita ulteriore, tra il 2015 e il 2016, di 22 ettari. Seguono Napoli e Milano (oltre il 30%), Trieste, Varese, Padova e Treviso. Tra queste, l’incremento maggiore si registra nella provincia di Treviso (186 ettari tra il 2015 e il 2016, il valore più alto a livello nazionale).
 
Nei comuni italiani la crescita percentuale maggiore delle superfici artificiali è avvenuta a Calcio (in provincia di Bergamo, cresciuto del 9,5%), Oschiri (Olbia-Tempio, 7,4%), Altivole (Treviso, 6,9%), confermando che sono spesso comuni piccoli o medio piccoli che mostrano una maggiore tendenza a consumare suolo. Montalto di Castro (in provincia di Viterbo, con 65 ettari di nuovo consumo di suolo tra il 2015 e il 2016), Eboli (Salerno, 57 ettari), Roma (54 ettari) e Alcamo (Trapani, 52 ettari) sono i comuni dove l’incremento è stato maggiore in valore assoluto. Tra i comuni con più di 150.000 abitanti, gli incrementi maggiori sono a Roma, quindi a Torino e Bologna.
 
Ogni italiano ha a disposizione una percentuale di suolo “sano”. Il picco di suolo libero per abitante si ha nel comune di Briga Alta (provincia di Cuneo) con oltre 1.300.000 m2 disponibili per ognuno dei suoi 39 abitanti, e in altri comuni montani poco abitati e con vasti spazi naturali. La maglia nera del 2016 va invece ad alcuni comuni della Provincia di Napoli, che registrano dagli 8 m2 /ab ai 23 m2 /ab di suolo non consumato.
 

Consumo di suolo, nel futuro non si fermerà

Secondo le previsioni dell’Ispra, in futuro il consumo di suolo continuerà ad aumentare; ipotizzando gli scenari di trasformazione del territorio italiano al 2050 l’Ispra evidenzia che nel migliore dei casi (interventi normativi significativi e azioni conseguenti che possano portare a una progressiva e lineare riduzione della velocità di cambiamento dell’uso del suolo) ci sarà una perdita di ulteriori 1.635 km2.
 
Nel caso si dovesse mantenere la bassa velocità di consumo dettata dalla crisi economica ci sarebbe una perdita di 3.270 km2 mentre nel caso in cui la ripresa economica riportasse la velocità al valore di 8 m2 al secondo si arriverebbe a perdere 8.326 km2.
 
© Riproduzione riservata

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