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URBANISTICA

Veneto, varata la nuova legge contro il consumo di suolo

di Rossella Calabrese
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Ance: ‘occorre far partire seriamente il mercato della rigenerazione urbana’

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01/06/2017 - È stata approvata dal Consiglio regionale del Veneto la nuova normativa sul contenimento del consumo di suolo. 
 
“Con la nuova legge - ha sottolineato l’assessore regionale al territorio, Cristiano Corazzari - si promuove un processo di revisione sostanziale della disciplina urbanistica che, oggi, deve essere ispirata ad una nuova coscienza delle risorse territoriali ed ambientali. In particolare, la nuova disciplina mira a ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato, in coerenza con l’obiettivo europeo di azzerarlo entro il 2050”.
 
“La nuova legge regionale - ha spiegato l’assessore - stabilisce che l’obiettivo del contenimento di consumo di suolo sarà gradualmente raggiunto nel corso del tempo e sarà soggetto a programmazione regionale e comunale”. 
 

Consumo di suolo, la Regione fisserà i tetti massimi

Nello specifico la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, stabilirà la quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale nel periodo preso a riferimento e la sua ripartizione per ambiti comunali o sovracomunali omogenei, sulla base delle specificità territoriali e delle informazioni fornite dai comuni.
 
La quantità massima del consumo di suolo ammesso nel territorio regionale sarà sottoposta a revisione almeno quinquennale. I comuni approveranno la variante di adeguamento dello strumento urbanistico generale al provvedimento di Giunta regionale. 
 

Piani urbanistici subordinati alla pianificazione del rischio idrogeologico

“Abbiamo finalmente sancito il principio che i piani urbanistici devono adeguarsi alla pianificazione del rischio idrogeologico, tenendo conto anche del problema dell’impermeabilizzazione del suolo”. Così ha commentato Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo.
 
Uno dei concetti più sbagliati, che in taluni casi avevano caratterizzato anche le scelte di diversi comuni e a cui con questa legge finalmente poniamo un freno - ha spiegato l’assessore - è quello secondo il quale gli interventi di sicurezza idraulica dovrebbero sottostare alla pianificazione urbanistica”.
 
“In risposta a queste convinzioni, purtroppo a volte avallate dagli stessi amministratori locali che dovrebbero salvaguardare la sicurezza del loro territorio, tracciamo una nuova rotta che certamente sarà  utile per non ripetere gli errori pianificatori del passato, urbanizzato in maniera del tutto sconnessa e senza considerare il rischio idrogeologico”. “È l’urbanistica che deve adeguarsi alla sicurezza idraulica e non viceversa: le soluzioni ai problemi idraulici non cambiano a seconda della prospettiva politica o se qualche comitato alza la voce” - ha detto Bottacin.
 

Riqualificazione edilizia ed ambientale e rigenerazione urbana

“Particolare rilievo nell’impianto normativo della legge - ha aggiunto Corazzari - rivestono le previsioni volte alla riqualificazione edilizia ed ambientale e alla rigenerazione urbana, che indicano forme ed azioni quali la demolizione di opere incongrue o di elementi di degrado, il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di tipologie edilizie urbane a basso impatto energetico e ambientale. A tal fine viene istituito uno specifico Fondo regionale”.
 

ANCE: ‘occorre far partire la rigenerazione urbana’

“È difficile esprimere un’opinione netta sulla nuova legge prima di averne esaminato il testo. Si tratta di un testo molto articolato i cui effetti, a partire dall’indagine che coinvolgerà i Comuni sulla delimitazione dell’‘urbanizzazione consolidata’, fino alla definizione della capacità edificatoria nella fase transitoria, dovranno essere monitorati con molta attenzione”. Così Giovanni Salmistrari, presidente di Ance Veneto.
 
“Se il dibattito si sposta sul piano del principio e della filosofia della legge - ha continuato Salmistrari -, la posizione dell’Ance è molto chiara: il contenimento del consumo di suolo, accompagnato da efficaci politiche a sostegno della rigenerazione urbana, sarà inevitabilmente tra i capisaldi delle politiche di pianificazione urbanistica dei prossimi anni. Uno sviluppo basato su una previsione di crescita demografica non più attendibile e che non tenga conto di una necessaria rivitalizzazione dei centri città è destinato a creare nuovi squilibri economici e imprenditoriali”.
 
“Come ogni grande trasformazione, d’altro canto, occorre naturalmente un approccio graduale. Non si può pensare di bloccare da subito ogni intervento per il quale non sia sufficiente un titolo edilizio diretto, anche se il promotore ha già stipulato con il Comune la convenzione urbanistica. Bisogna rispettare i diritti acquisiti e crediamo, a una prima analisi, che la legge ne abbia tenuto conto”.
 
“Ora occorre far partire seriamente il mercato della rigenerazione urbana. La legge regionale prevede alcuni stanziamenti, ma occorrerà certamente un approccio più avanzato, con il sostegno della legislazione nazionale: occorre accorciare il gap di costo, attraverso specifici accorgimenti fiscali, tra nuovo e ristrutturazione. Sarebbe stato utile, ad esempio, che la legge regionale avesse previsto il riconoscimento di ‘pubblico interesse’ negli interventi di riqualificazione o rigenerazione urbana, un passaggio che consentirebbe di superare gli impasse legati alla polverizzazione delle proprietà coinvolte, ad esempio nei grandi condomini”. 
 
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