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AMBIENTE

Incompiute, per completarle servono 2,5 miliardi di euro

di Paola Mammarella
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Pubblicato il censimento delle opere ferme aggiornato al 2016. In totale ci sono 752 cantieri in stand-by

Vedi Aggiornamento del 05/09/2017
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05/07/2017 – Ammontano a quasi 2,5 miliardi di euro le risorse necessarie per il completamento delle 752 opere incompiute presenti sul territorio nazionale. È quanto emerge dall’aggiornamento al 2016 dell’anagrafe delle opere incompiute, pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
 

Incompiute, il bilancio del 2016

Rispetto al 2015, ci sono 122 incompiute in meno (-14%). Sono diminuiti del 10,9% anche gli investimenti pubblici bloccati per effetto dei cantieri fermi, che sono passati da quasi 4,9 miliardi del 2015 a poco più di 4,3 miliardi del 2016.
 
Rispetto al 2014, invece, il numero di incompiute è diminuito del 13,4% e gli importi immobilizzati dello 0,5%. Secondo il Mit, a pesare sul miglioramento registrato nel 2016 “incide la drastica ed anomala riduzione delle opere segnalate dagli enti della Regione Calabria e della Regione Campania”.
 
Se non si prendessero in considerazione queste due Regioni, confrontando i dati del 2016 con quelli del 2015 si assisterebbe ad una riduzione del numero delle incompiute (-2,5%), ma ad un aumento del 4,1% degli investimenti bloccati.
 
A pesare maggiormente sui bilanci sono le opere di competenza del Ministero delle Infrastrutture. In totale sono 54, ma costano 1,8 miliardi di euro e per completarle ne servono altri 1,5. A livello regionale, ad avere il maggior numero di incompiute è la Sicilia, che conta 156 cantieri fermi e 500 milioni bloccati. Più virtuosa la Provincia Autonoma di Bolzano con 2 incompiute.
 
Nel 2016 il numero delle incompiute è in generale diminuito, mentre è aumentato solo in Abruzzo, Lombardia, Sardegna, Sicilia e Umbria.
 

Le incompiute in Italia

Tra opere di ambito nazionale e regionale ci sono molti casi celebri. Il più conosciuto è senz’altro la Città dello Sport di Tor Vergata, meglio nota come la Vela di Calatrava. È già costata quasi 608 milioni di euro e per completarla servono altri 406 milioni.

C'è poi il nuovo Palazzo di Città di Nardò in Puglia, fermo da decenni e costato 750mila euro. Per completarlo servirebbero 8 milioni di euro, ma il sindaco ha proposto la sua demolizione. Ferma anche la nuova sede degli uffici della Provincia di Siena, costata 11 milioni di euro.

In Sicilia, il Comune di Aragona ha speso quasi 2 milioni di euro per la realizzazione dell'Auditorium comunale, iniziata circa trent'anni fa e poi bloccata per mancanza di fondi. Lo scheletro abbandonato ha accolto i giochi di molti bambini, ma oggi è ridotto a discarica.

Risulta bloccato in Abruzzo il nuovo Distretto Sanitario e poliambulatorio Pescara sud, costato 1,3 miliardi e che ha ancora bisogno di 724 milioni di euro per il completamento.

In Puglia si è fermato il restauro del Palazzo degli Uffici di Taranto in piazza Archita. A causa di vari ritardi e dei cambi delle norme in materia di appalti, l'edificio è ingabbiato dalle impalcature da anni. Fino ad ora sono stati spesi 33 milioni di euro e ne servono altri 29.
 

Incompiute, saranno la priorità nei piani triennali dei lavori pubblici

Ricordiamo che, in base alla bozza di decreto, attuativo del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016), nella redazione dei piani triennali dei lavori pubblici sarà data la massima priorità al completamento delle incompiute. Le Amministrazioni dovranno effettuare una ricognizione dei cantieri fermi ed elaborare diverse ipotesi. Oltre che il completamento, saranno valutati il riutilizzo ridimensionato, il cambio di destinazione d’uso, la cessione in cambio della realizzazione di una nuova opera, la vendita o la demolizione.
 
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