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AMBIENTE

Legambiente: nelle grandi città l’auto privata batte il trasporto pubblico

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‘In Italia mobilità in-sostenibile, Governo e città abbiano il coraggio di fare scelte diverse’

Vedi Aggiornamento del 30/10/2017
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21/08/2017 - Nelle grandi città italiane a farla da padrone sono le auto. Il mezzo di trasporto privato è quello più usato e preferito per gli spostamenti, a discapito dei mezzi pubblici sempre più in sofferenza tra tagli, disservizi e inefficienze.
 
A confermare questa tendenza sono prima di tutto i dati: negli ultimi anni è aumentata la quota degli spostamenti in auto che è passata dall’8,1% del 2014 al’8,3% del 2015; mentre è diminuita quella effettuata con i mezzi pubblici che è passata dal 14,6% (2014) all’11,7% nel 2015 (Fonte Cdp, Asstra).
 
Numeri che si ripercuotono anche sull’ambiente con smog e inquinamento alle stelle che causano danni alla salute dei cittadini. Tra le grandi città, la maglia nera per la mobilità insostenibile spetta a Roma, molto indietro rispetto alle sorelle europee per dotazioni di metropolitane, tram, ferrovie suburbane, mentre ha un record nel possesso di automobili, pari a 67 auto ogni 100 abitanti. Inoltre nella Capitale l’offerta di trasporto pubblico è diminuita del 6% dal 2005 al 2015 e si sta ancora contraendo.
 

Legambiente: mobilità in-sostenibile

È questa la fotografia scattata da Legambiente nel corso del convegno “Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane” tenutosi a luglio a Roma per avviare un confronto, insieme a diversi interlocutori istituzionali e politici, esperti del settore, sul tema della mobilità e sulle nuove politiche da adottare, perché il diritto alla mobilità è una questione nazionale che riguarda milioni di cittadini oltre che essere un tema ambientale, di dignità e di diritto allo spostamento.
 
Per questo l’associazione ambientalista ha analizzato le criticità e le ragioni della crisi che sta vivendo il trasporto pubblico e lanciato una serie di proposte che mettono al centro la domanda di mobilità del trasporto pubblico e privato, su ferro e su gomma, ciclabile e pedonale, ma anche le frontiere dello sharing e della micromobilità elettrica per avere città più competitive, sostenibili, moderne e soprattutto al passo delle città europee.
 
Al convegno, moderato dal giornalista Sergio Rizzo, hanno partecipato Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente, Maria Elena Perretti Cassa Depositi e Presiti, Giuseppe Catalano Ministero delle Infrastrutture, Struttura tecnica di missione, il senatore Walter Tocci, Riccardi Magi, Segretario Radicali italiani, Michele Civita, Regione Lazio Assessore ai trasporti, Enrico Stefano, Comune di Roma, Presidente commissione mobilità, Andrea Cesarini, FS Responsabile Affari Regolatori, Andrea Buonomini, Ratp Italia.
 

Legambiente: ‘Governo e città abbiano il coraggio di fare scelte diverse’

“Le città italiane - spiega Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente - hanno un drammatico bisogno di rilanciare le diverse forme di mobilità sostenibile per migliorare la vita delle persone e la qualità dell’aria. In alcune grandi aree urbane la condizione è davvero di emergenza, eppure oggi è possibile uscire da questa situazione come dimostrano le città europee e alcune buone pratiche di gestione e innovazione nei trasporti avviate in alcune città italiane”.
 
“Quello che serve è la voglia di scommettere davvero in questo settore, ben venga la discontinuità positiva portata avanti dal Ministro Delrio al Ministero delle Infrastrutture che permetterà l’acquisto di treni e autobus nei prossimi anni. Ma per avviare la rivoluzione della mobilità sostenibile di cui hanno bisogno le nostre città siamo solo all’inizio. Per questo chiediamo al Governo e alle città di avere il coraggio di fare scelte diverse, potenziando e integrando le diverse forme di mobilità urbana: trasporto pubblico e privato, su ferro e su gomma, ciclabile e pedonale, sharing e micromobilità elettrica”.
 

I numeri della mobilità

Ogni giorno in Italia sono 2 milioni e 830mila i passeggeri al giorno sulla rete ferroviaria regionale, 2 milioni e 650mila coloro che prendono la rete metropolitana nelle 7 città in cui sono presenti, 14 milioni i cittadini che usufruiscono del trasporto pubblico locale su gomma.
 
Nonostante questi numeri, l’offerta del trasporto pubblico è ferma al palo. Nelle città italiane la lunghezza totale dei km di metropolitane è inferiore a quella della sola città di Madrid (235 km contro i 291 della città spagnola). Anche i nuovi progetti sono limitati e inadeguati a recuperare i ritardi: ad esempio a Roma, continuando così, ci vorranno 80 anni per arrivare alla dotazione di metro delle altre città europee.
 
Negli ultimi anni la situazione è peggiorata anche per l’assenza di investimenti, tanto che secondo i dati di Asstra e Cdp, dal 2005 al 2015 si è registrata una riduzione del 13% del parco circolante degli autobus che è passato da 58.307 a 50.576 mezzi in circolazione. Senza contare che l’Italia vanta il parco mezzi più anziano d’Europa con una media di età, in aumento, di 11,38 anni contro i 7 anni dell’Ue.
 
Nel trasporto ferroviario regionale l’età del materiale rotabile è, invece, di 17,2 anni, ma con significative differenze tra Nord e Sud. L’età media dei convogli nel Meridione è di 20,3 anni rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale. Inoltre su alcune linee ferroviarie, come la Roma-Ostia Lido e la Circumvesuviana, per degrado e tagli, il numero dei passeggeri è diminuito di oltre il 30% costringendo decine di migliaia di persone a spostarsi sui mezzi privati.
 

Ragioni della crisi e possibili soluzioni

Secondo Legambiente le ragioni della crisi che ha colpito il trasporto pubblico sono legate anche al fatto che le città metropolitane, dove vive il 40% della popolazione italiana, sono escluse dalle decisioni sui trasporti, perché le Regioni decidono sul trasporto ferroviario pendolare mentre il TPL (il trasporto pubblico locale) è gestito separatamente da centinaia di Comuni. Ad oggi, inoltre, non c’è nessuna chiarezza su obiettivi, controlli e liberalizzazione del servizio.
 
Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire l’urgenza di ripensare le politiche nazionali sulla mobilità, dando priorità agli investimenti infrastrutturali da destinare ai centri urbani con un vero programma che preveda nuove linee di tram, treni e metropolitane. Dal punto di visto della governance, è importante che venga affidata alle città metropolitane la responsabilità per le strategie, le risorse, i controlli e le gare per il servizio ferroviario regionale e per il TPL.
 
Infine l’altra sfida legata alla mobilità sostenibile riguarda il replicare quelle buone pratiche già avviate in alcune grandi città italiane e che riguardano il potenziamento delle linee ferroviarie e tramviarie, l’introduzione di aree pedonali e zone a traffico limitato a pagamento e un maggior investimento su piste ciclabili e micromobilità.
 
Come è successo a Firenze e a Palermo con il potenziamento della linea tramviaria, a Pesaro con la bicipolitana lunga 85 km e con 14 linee che connettono tutte le aree della città, in Puglia con l’introduzione del biglietto ferroviario integrato e in Trentino Alto Adige con la riqualificazione e il potenziamento della linea ferroviaria in Val Venosta.
 
Fonte: ufficio stampa Legambiente
 
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