Carrello 0
MERCATI

Il social housing senior, student e collaborativo

di Rossella Calabrese
Commenti 3140

I nuovi trend sono stati analizzati nell’ultima edizione di Urbanpromo social housing

Commenti 3140
10/10/2017 - Il social housing visto dal punto di vista collaborativo, dalle prospettive “senior” e delle residenze studentesche, un’analisi delle evoluzioni nel settore social impact investing.
 
Sono gli argomenti trattati nella settima edizione di Urbanpromo social housing, l’evento di riferimento sull’abitare sociale, organizzato dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e da da Urbit.
 
Alla due giorni di analisi e approfondimento, tenutasi all’Open Incet a Torino, hanno partecipano i principali attori dell’housing sociale: in particolare CDP Investimenti Sgr (Gruppo Cassa depositi e prestiti), Programma Housing della Compagnia di San Paolo, Fondazione Sviluppo e Crescita della Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Housing Sociale e Fondazione CRC.
 

L’housing sociale collaborativo

Una definizione dell’housing sociale collaborativo è stata fornita da  Giordana Ferri, direttore esecutivo di Fondazione housing sociale, e Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop abitanti: “interventi che hanno alloggi e servizi comuni e che prevedono un codesign e una coproduzione in cui sono coinvolti i futuri residenti”.
 
Ferri e Zaccaria hanno rilevato come l’housing sociale collaborativo sia “una realtà che sta crescendo. In questo contesto di esperti internazionali comincia a esserci un linguaggio comune, l’Italia si sta collocando in modo avanzato con delle esperienze interessanti sia dal punto dell’innovazione che dalla quantità”.
 
Elencate alcune caratteristiche necessarie perché l’intervento possa essere catalogato come una buona pratica: la presenza di spazi comuni, una gestione economica sofisticata visto l’impegno necessario specialmente nella fase iniziale, il monitoraggio e un mix sociale degli abitanti.
 

Il senior social housing

Un campo specifico che nel nostro Paese è in fase di esplorazione nonostante riguardi un problema noto da tempo, è quello del senior social housing. Elio Morino dell’Istituto Nazionale di Urbanistica ha spiegato: “Si è sottolineato che il problema dell’invecchiamento ha necessità di un’analisi di tipo sociologico per capire le richieste e le soluzioni che ruotano intorno alle politiche abitative. Abbiamo voluto approfondire per capire come risolvere le esigenze delle persone con una aspettativa di vita sempre più alta, in cui si diffonde l’esigenza di invecchiamento attivo e del prolungamento di uno stato di benessere anche in età avanzata”.
 
Il senior social housing si rivolge alla fascia di età compresa tra i 65 e gli 80 anni, e nasce anche da esigenze di tipo economico, dalla previsione che in futuro il reddito da pensione è destinato a scendere. Le persone nell’invecchiamento manifestano il desiderio di trascorrere più tempo nelle abitazioni, che però devono essere rese idonee prevedendo ad esempio servizi sanitari leggeri o di aiuto alla vita quotidiana forniti a domicilio.  Morino ha citato modelli francesi (nella foto) e spagnoli che hanno destato interesse per la loro specificità.
 

Lo student housing

Un altro campo molto specifico che presenta le difficoltà particolari della gestione e della sostenibilità economica è quello dello student housing. Paola Delmonte, direttore Responsabile Social Housing di CDP Investimenti Sgr, ha fatto notare che “le criticità in questo ambito sono legate alle dinamiche e al confronto tra pubblico e privato”.
 
“I passi avanti degli ultimi anni dipendono anche da una maggiore apertura rispetto al privato, e questo è essenziale, specialmente quando la scarsità di risorse pubbliche può costituire un freno per l’intervento”. Delmonte ha citato “la sostenibilità economica come requisito fondamentale per gli interventi che prevedono una collaborazione tra pubblico e privato”, e ha compreso nel ruolo del pubblico anche quello di un possibile facilitatore per gli interventi. 
 
Come caso virtuoso, possono essere presi ad esempio Milano e Torino, dove proprio la disponibilità del pubblico a prevedere condizioni agevolate per la realizzazione degli interventi per gli studenti ha favorito la nascita di diversi studentati.
 

Il social impact investing

Nel dibattito sul social impact investing, Marco Camoletto di Fondazione CRT ha analizzato “il dialogo tra strumenti e operatori economici e finanziari tradizionali (investitori di lungo periodo, costruttori) e la categoria di investitori e prodotti di investimento che sono focalizzati sulle conseguenze sociali delle operazioni. Questi ultimi aspirano non solo a creare infrastrutture ma anche a ottimizzare gli impatti sociali”.
 
La discussione è quindi ruotata su un confronto tra la vocazione tradizionale e quella basata sulla valutazione del rendimento sociale. È chiaro, ha spiegato Camoletto, che “le dimensioni dei due mercati sono incomparabili ma queste due realtà hanno cominciato a dialogare sia sui termini che sugli strumenti che possono essere creati e affiancati. Si notano crescenti interesse e comprensione reciproci”.
 
La sessione conclusiva è stata dedicata a raccogliere le questioni che il Comitato tecnico-scientifico ordinerà e preciserà in documento che sarà presentato nel corso della quattordicesima edizione di  Urbanpromo, in programma dal 21 al 24 novembre alla Triennale di Milano.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui