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Ddl equo compenso, proposto il divieto per la PA di bandire gare a titolo gratuito

di Alessandra Marra
Commenti 2055

Maurizio Sacconi: ‘norma urgente dopo la sentenza del Consiglio di Stato. La legge deve garantire il diritto all’equo compenso del lavoro’

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13/10/2017 - Introdurre il divieto per la Pubblica Amministrazione di emanare bandi che prevedano incarichi a titolo gratuito.
 
Questo ciò che prevede un emendamento al ddl 2858 sull’equo compenso, attualmente all’esame della Commissione lavoro del Senato insieme al ddl 2918, trattato congiuntamente vista l’analogia del tema.
 

Equo compenso: gli emendamenti presentati ai due ddl

Al ddl 2858, scelto dalla Commissione come testo base, sono stati presentati 57 emendamenti e 9 ordini del giorno. In particolare, la senatrice Maria Grazia Gatti ha proposto di introdurre il divieto per le Pubbliche Amministrazioni di emanare bandi che prevedano richieste di prestazioni, incarichi, anche di consulenza, a titolo gratuito.

La senatrice Gatti ha anche presentato un emendamento secondo cui “sono nulle, in quanto vessatorie, le clausole che: consistono nell'attribuzione al committente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive del professionista o del lavoratore autonomo a titolo gratuito; impongono al professionista o al lavoratore autonomo la rinuncia al rimborso delle spese”. 

Un altro emendamento presentato prevede che “ai fini della determinazione dell'equo compenso tra le parti, non si applicano le disposizioni che prevedano la possibilità di una riduzione del compenso inferiore ai minimi” stabiliti dal DM parametri bis.
 
Infine, in uno degli ordini del giorno presentati, si chiede al Governo di prevedere la possibilità di introdurre indici di valutazione del compenso, proporzionati ai costi sostenuti, la manodopera impiegata, la difficoltà e il pregio dell'opera prestata, con il fine ultimo di valutare con equità la prestazione professionale oggetto del contratto.
 

Equo compenso, Sacconi: approvare subito il ddl

Il presidente della Commissione lavoro del Senato e primo firmatario del ddl 2858, Maurizio Sacconi, ha auspicato che il provvedimento venga approvato entro fine legislatura, soprattutto dopo l’ultima sentenza del Consiglio si Stato sulle prestazioni professionali.  Per Sacconi, “tocca alla legge garantire diritti fondamentali come l’equo compenso del lavoro, tanto dipendente quanto indipendente”.

In più Sacconi, tramite il suo blog ‘Amici di Marco Biagi’, chiede trasparenza nel confronto tra Commissione Lavoro del Senato e Governo sull’equo compenso, scrivendo: “ipotizzare attraverso la nota della segreteria tecnica di un sottosegretario che occorre un negoziato con la Commissione europea e’ un modo ipocrita per cercare di fermare il provvedimento. L’ipotesi parlamentare non reintroduce il sistema tariffario, peraltro tuttora presente in Germania perché compatibile con il diritto europeo, ma si limita a ribadire i vigenti criteri ministeriali ad uso del giudice chiamato a risolvere un contenzioso, definendo una presunzione di nullità, salvo prova contraria, delle clausole contrattuali che non li rispettano”.
 
“Mai la Commissione Europea ha contestato questi criteri perché non poteva farlo. Così come mi auguro che il Mef non ipotizzi oneri aggiuntivi per le amministrazioni pubbliche partendo dal presupposto della possibile gratuita delle prestazioni professionali. Sarebbe, infatti, un presupposto in contrasto con quei criteri e con l’art. 36 della Costituzione. Se il Governo è contrario all’equo compenso lo deve dire al Parlamento in modo esplicito nonostante abbia recentemente approvato un ddl in materia per i soli avvocati”.
 
“La tesi mercatista, secondo la quale il mercato deve essere privo di regole per esprimere tutta la sua energia benefica, confligge con la constatazione della rincorsa al ribasso della remunerazione e della qualità delle prestazioni. In ogni modo, la Commissione Lavoro presto voterà sugli emendamenti o sulle proposte sospensive e ciascun gruppo parlamentare dovrà esprimersi rendendo evidenti tutte le volontà politiche. Compresa quella del Governo” ha concluso Sacconi .

 

Giusta retribuzione nel Rapporto Lavoro 4.0

Il tema del giusto compenso e del contrasto al lavoro gratuito è stato trattato anche nel Rapporto sull’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale, conclusivo dell’indagine conoscitiva sui cambiamenti nel mondo del lavoro, approvato dal Senato.
 
Il Rapporto evidenzia con preoccupazione il fenomeno del lavoro gratuito che si ritrova sia nelle imprese che ricorrono sistematicamente a tirocini sia nelle istituzioni che mettono a gara prestazioni professionali senza remunerazione. Viene evidenziato come la debolezza di molti contraenti, soprattutto giovani, porti ad accettare la gratuità pur di accumulare esperienza.
 
Il documento, quindi, si propone di contrastare queste pratiche non solo attraverso lo strumento normativo e l'attività ispettiva ma anche sotto il profilo culturale.
 
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