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PROFESSIONE

Equo compenso, CUP ed RPT: non è ripristino dei minimi tariffari

di Alessandra Marra
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Professionisti in piazza il 30 novembre per chiedere subito l’approvazione di una legge che tuteli la dignità professionale

Vedi Aggiornamento del 16/11/2017
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18/10/2017 - La legge sull’equo compenso non ha nulla a che vedere con la reintroduzione dei minimi e perciò i professionisti scenderanno in piazza il prossimo 30 novembre per chiederne una celere approvazione. 
 
Così Marina Calderone per il Comitato Unitario delle Professioni (CUP) e Armando Zambrano per la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) che hanno organizzato una manifestazione che mira a velocizzare l’approvazione del ddl Sacconi sull’equo compenso che sembra essere stato ‘bloccato’ dal Dipartimento delle politiche europee di Palazzo Chigi, secondo cui l’equo compenso equivarrebbe a reintrodurre le tariffe minime obbligatorie con conseguente necessità di previa notifica alla Commissione UE.
 

Equo compenso, non è una reintroduzione dei minimi tariffari

CUP e RPT, rispondendo alle presunte criticità sostenute dal Dipartimento delle politiche europee, sostengono che “l’equo compenso per i professionisti non ha nulla a che vedere con la reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie e pertanto non c’è alcun motivo per fermare l’iter legislativo avviato in Parlamento per colmare il vuoto creatosi a partire con le liberalizzazioni del 2006”.
 
“L’obbligo di comunicazione alla Commissione di misure del genere”, fanno sapere il CUP e la Rete in un comunicato stampa “è previsto dalla Direttiva Bolkestein e i casi che richiedono la notifica sono indicati tassativamente; tra essi quello appunto delle “tariffe obbligatorie minime e/o massime che il prestatore deve rispettare. Chiarito ciò, vale la pena ricordare che ad oggi la giurisprudenza europea non ha mai sancito l’incompatibilità con il diritto europeo primario e/o derivato da fonti interne che stabilissero tariffe vincolanti, purché siano appunto determinate dallo Stato e applicate dal giudice come accadeva in Italia fino al 2006 e siano adottate, in coerenza con il principio di proporzionalità, alla luce di motivi imperativi di interesse generale, quali la protezione dei consumatori e/o la corretta amministrazione della giustizia”.
 
Di conseguenza, CUP e RPT ribadiscono, come aveva fatto in precedenza Maurizio Sacconi, che il disegno di legge all’esame del Parlamento non prevede affatto tariffe minime obbligatorie ma, molto più semplicemente, una presunzione giuridica (quindi superabile) per cui i compensi inferiori a quelli fissati dai parametri ministeriali sono da considerare iniqui. I parametri ministeriali sono, infatti, fonti statali e non atti delle professioni regolamentate, per cui è escluso che possano essere qualificati come intese restrittive della concorrenza.
 
Per CUP e Rete ne consegue che non sussiste affatto l’obbligo di previa notifica alla Commissione delle misure contenute nel ddl sull’equo compenso. Anzi, l’approvazione del provvedimento è in linea con l’art. 36 della Costituzione secondo cui ‘il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa’.
 

Equo compenso per la dignità professionale

Il diritto ad una retribuzione proporzionata, invece, è stato messo in pericolo dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato che legittima di fatto gli enti pubblici a promuovere bandi senza compenso per il professionista e con la sola previsione del rimborso spese. C’è il rischio, per CUP e RPT che per lavorare con una pubblica amministrazione lo si debba fare necessariamente in modo gratuito, nonostante vengano garantite prestazioni professionali di qualità. È una condizione questa che toglie sicurezza, particolarmente ai giovani, rendendoli economicamente fragili.
 
Di conseguenza, i Consigli nazionali aderenti al Cup e alla Rete si mobiliteranno il 30 novembre a Roma, dove è stata organizzata una grande manifestazione a sostegno della dignità dei Professionisti Italiani.
 

Equo compenso per professionisti e autonomi: il ddl Damiano

La battaglia per l’equo compenso ‘si gioca’ anche alla Camera (il ddl Sacconi è in discussione al Senato) dove il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano ha presentato lo scorso 7 luglio il disegno di legge 4582 (il cui testo è stato pubblicato oggi) per assicurare l’equo compenso sia ai professionisti riuniti in ordini sia agli autonomi senza albo.
 
Damiano ha, infatti, dichiarato: “La battaglia sull’equo compenso è la nostra battaglia. L’esperienza delle liberalizzazioni è stata un fallimento: siamo arrivati al lavoro gratuito nella Pubblica Amministrazione. Contro questa inaccettabile deriva abbiamo depositato, venerdì scorso alla Camera, una proposta di legge sull’equo compenso che riguarda i professionisti ordinisti e quelli non organizzati in ordini, albi e collegi. Per questi ultimi, la proposta è quella di partire esclusivamente dalla Pubblica Amministrazione, affidando a un apposito tavolo di concertazione presso il ministero del Lavoro la definizione dei parametri dell’equo compenso”.
 
“La discussione sull’equo compenso è in corso anche al Senato: la nostra proposta, non limitata ai soli Ordini, vuole anche impedire che si allarghi la distanza tra questi due mondi che il ‘Jobs Act del lavoro autonomo’ ha recentemente avvicinato”, conclude Damiano.
 
Per il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLap) “questa proposta, oltre a contemplare l’intero settore professionale italiano (professionisti ordinisti e associativi) sana l’unico vero squilibrio contrattuale nel mondo delle professioni ovvero il rapporto tra professionisti e la PA”. 
 
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