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PROFESSIONE

Progettazione gratis, Architetti Catanzaro: ‘le tutele non sono privilegi’

di Paola Mammarella
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L' Ordine chiede di ‘ripristinare le regole del lavoro e contrastare la deriva sociale’ rispettando i princìpi della Costituzione

Vedi Aggiornamento del 13/10/2017
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12/10/2017 – Dopo le polemiche sul bando per la realizzazione del Piano strutturale del comune di Catanzaro, che non prevede nessun compenso per i progettisti partecipanti, prende posizione anche l’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori della provincia di Catanzaro.
 
Il diritto alla retribuzione e la necessità di avere delle tutele, che non devono essere scambiate per privilegi, sono i cardini della nota del Cnappc di Catanzaro, che pubblichiamo integralmente.
 
“Dopo fiumi di parole che hanno invaso ogni forma di comunicazione, dopo le amarezze, le acredini e le contrapposizioni che hanno contraddistinto l’intera vicenda per la redazione gratuita del PSC della Città di Catanzaro, è il momento di fare una riflessione profonda sugli effetti che la Sentenza n. 4614/2017 produrrà, oltre che sul destino della Città, sul lavoro di milioni di  liberi professionisti che, di colpo,   concretizzano la possibilità di dover lavorare gratis per una sorta di solidarietà sociale o nella peggiore delle ipotesi per sanare bilanci disastrati delle amministrazioni pubbliche, che esse stesse, nella maggior parte dei casi, hanno cagionato.
 
La sentenza del CdS, viola un principio fondamentale della Costituzione che tutti noi siamo chiamati a rispettare ed attuare: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (Art. 36 della Costituzione della Repubblica Italiana).
Quindi al di là delle sentenze e delle dispute sul diritto, il lavoro non può essere reso gratuitamente perché violerebbe uno dei principi fondamentale sanciti dalla Costituzione: il lavoro deve dare un’esistenza libera e dignitosa.
 
Senza andare troppo lontano, viene difficile immaginare un’esistenza libera e dignitosa senza nessuna retribuzione. Già la decisione della Corte dei Conti ci aveva lasciati basiti, nell’affermare che “la carenza di risorse economiche adeguate” poteva giustificare il ricorso al lavoro non retribuito, che in questo caso si concretizzava con un lavoro “immane”, lungo e laborioso che coinvolgeva decine di professionisti e diverse professionalità, ma non immaginavamo che il Consiglio di Stato riaffermasse questo principio.
 
Come categoria continueremo nella nostra azione ed anche se non condividiamo i risultati di tutta la vicenda, prendiamo atto della “dirompenza” della Sentenza n. 4614/2017 con la quale il C.d.S. ha ribaltato la decisione del TAR Calabria che in sintesi riconosceva ai professionisti le ragioni della loro opposizione ed il divieto di far redigere il PSC del Comune di Catanzaro a fronte della remunerazione di 1 euro.
 
Una sentenza che non ci piace, perché basata su presupposti giuridici in contrasto con la Costituzione e con il Codice dei Contratti (D.lgs. 50/2016), una sentenza che crea conflitti e sfiducia, che umilia milioni di professionisti che sono chiamati dalla Stato a svolgere una funzione sociale strategica (Vedi principio di sussidiarietà), che sostengono il paese, in lavoro, ricerca e tecnologia, garantendo competitività e sviluppo.
 
L’ Ordine degli Architetti di Catanzaro, da sempre attento alle questioni che riguardano la crescita e la tutela degli Architetti, ha intrapreso un battaglia a tutela del lavoro e dei professionisti sin dall’inizio della vicenda (Vedi Sentenza del TAR CALABRIA n.2435/2016) ed ha aderito alla manifestazione sull’ equo compenso” tenutasi a Roma il 13 maggio scorso  e continuerà farlo senza se e senza ma, con più determinazione ed incisività per affermare il valore del lavoro  come crescita sociale ed economica per l’intera collettività.
 
É necessario spingere sulla politica per ripristinare le regole del lavoro che in questo paese sono state distrutte. É stata distrutta gran parte dell’economia, precarizzando e facendo passare l’idea che le tutele sono privilegi e non garanzie sociali, che gli enti pubblici, con la peggiore burocrazia del mondo (migliaia di Comuni sono in dissesto e tecnicamente “falliti”) possono frenare lo sviluppo e umiliare i cittadini, le loro imprese ed i liberi professionisti. Viviamo in un paese che ha bisogno di riforme serie, che innanzitutto ponga le basi per il diritto al lavoro ed alla giusta remunerazione.

Per contrastare questa deriva sociale, il Presidente ed il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catanzaro, nell’ambito delle azioni volte alla tutela degli interessi legittimi della categoria, della dignità del lavoro, delle giuste tutele, delle pari opportunità e dell’equità sociale, promuoveranno il giorno 10 novembre p.v. una manifestazione nazionale sul tema: equo compenso e tutela del lavoro autonomo, al fine di  arginare la precarizzazione del lavoro ed impedire, per il futuro, che nelle pubbliche amministrazioni vengano banditi appalti che prevedono “zero remunerazione” per le prestazioni libero-professionali e autonome, così come avvenuto per la vicenda del PSC della Città di Catanzaro (Vedi sentenza del C.d.S. n. 4614 del 03/10/2017)”.
 
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Altri commenti
Lorenzo

Sono d'accordo con Simone Agostini che gli Ordini Professionali facciano pubblicare in tutti i giornali i nomi di chi lavora a gratis e vuole il ritorno d'immagine. Che i loro nomi vengano pubblicati su televideo e come notizia principale dei TG. Persone senza deontologia professionale, che probabilmente hanno acquisito la laurea con raccomantazioni varie.

Lorenzo

Il Dirigente del Comune di Catanzaro Lonetti si fa forte di qualche sentenza balorda e legittima il lavorare gratis dei professionisti aggredendo gli Ordini Professionali che ovviamente valendo meno di zero si fanno aggredire supinamente (eufemismo). Invito gli Ordini Professionali a dare battaglia severa affinché si approvi una legge che levi il 2% sugli appalti pubblici (soldi rubati alla collettività che potrebbero essere usati per utilità pubblica) e che obblighi a redigere i progetti dalla struttura interna alla P.A. e se non ne sono capaci ci sia il licenziamento in tronco e l'assunzione di chi ne è capace.