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NORMATIVA

La PA paga con ritardi fino a 18 mesi, Italia deferita alla Corte UE

di Paola Mammarella

Antonio Tajani: ‘inevitabile, l’Italia ha fatto di tutto per non rispettare le regole’. Stremati professionisti, società di ingegneria e imprese

Vedi Aggiornamento del 10/05/2018
12/12/2017 – Dopo gli avvertimenti sui ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, la Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia europea.
 
La decisione è arrivata a cinque anni dall’approvazione della Direttiva 2011/7/UE (recepita in Italia con il D.lgs. 192/2012) in base alla quale le fatture devono essere saldate entro 30 giorni, o 60 in casi particolari, e a tre anni dall’apertura della procedura di infrazione.
 
Secondo Bruxelles, “nonostante gli sforzi fatti” i ritardi sono sistematici e la media dei tempi di pagamento “resta a 100 giorni, con picchi che possono essere nettamente superiori”.
 
Alla base della decisione della Commissione Europea c’è la consapevolezza che “la puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le Pmi che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza”.
 

Tajani: ‘era inevitabile’

Secondo Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, si tratta di una conseguenza “inevitabile”. “L’Italia - ha affermato Tajani - ha fatto di tutto per non rispettare le regole. Nel 2013, quando la Commissione Europea ha concesso la possibilità di sforare il Patto di stabilità per pagare i creditori della Pa, questa opportunità non è stata utilizzata”.

 

Oice: ‘professionisti e società di ingegneria stremati’

Secondo Gabriele Scicolone, presidente di OICE, Associazione delle società di ingegneria aderenti a Confindustria, “servono misure più efficaci dal momento che professionisti e società di ingegneria sono stremati”. Colpa “dell’estensione dello split payment a tutte le amministrazioni pubbliche unito alla situazione critica sul ritardo dei pagamenti che fa sì che il settore dell'ingegneria e architettura, al pari di quello delle costruzioni, sia sempre più in difficoltà e fatichi ad alzare la testa dopo anni di sacrifici durissimi”.

“Nonostante la domanda sia certamente aumentata nel 2017, anche a seguito di dinamiche positive riferibili al nuovo codice, dai dati in nostro possesso risultanti dalla Rilevazione OICE/Cer, per il 29,7% delle società di ingegneria associate il ritardo medio dei pagamenti della Pubblica Amministrazione è pari a 3 mesi, per il 45,7% è fino a 9 mesi, mentre per il 24,6% è oltre i 9 mesi con punte anche di 15 e 18 mesi. Un po' meglio in ambito privato, dove i ritardi oltre i 9 mesi si riducono al 12,3% dei casi”.
 
“Si tratta - continua Scicolone - di una situazione drammatica, che rende difficile programmare investimenti proprio alla vigilia della 'rivoluzione BIM' che attende il nostro settore e in costanza di un assetto normativo ancora farraginoso sia dal punto di vista della preparazione delle gare - per le quali si attendono bandi-tipo e sistemi di qualificazione efficienti che facciano riferimenti a banche dati e piattaforme digitali - sia dal punto di vista delle procedure di approvazione dei progetti che rallentano molto la messa a regime dei pur ingenti  stanziamenti”.
 

Ance: ‘malcostume italico che ci mette fuori dall’Ue’

“Nonostante gli sforzi fatti dal Governo in questi ultimi anni, la situazione dei pagamenti è ancora drammatica - afferma il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Gabriele Buia - dopo tre anni ancora non ci sono dati certi su quanto ammonti questa incredibile mole di debiti pubblici. Una situazione che testimonia purtroppo il permanere di un malcostume italico che ci mette fuori dall’Europa”.
 
“Per il settore delle costruzioni - sottolinea Buia - si tratta poi di un’autentica emergenza con medie di ritardo che vanno ben al di là di quelle già segnalate dall’Ue. I nostri ultimi dati aggiornati ci dicono che qualche miglioramento c’è stato, ma siamo ancora nella media di 5 mesi di ritardo, inaccettabile per imprese già stremate dalla crisi e a corto di liquidità anche per effetto del meccanismo dello split payment”.
 
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