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Equo compenso, gli Architetti ricorrono alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

di Alessandra Marra
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Presidente Cnappc Cappochin: ‘la sentenza del Consiglio di Stato sul bando Catanzaro rappresenta una pericolosa istigazione a delinquere’

Vedi Aggiornamento del 07/12/2017
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01/12/2017 – Il Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) si è appellato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per contestare la sentenza del Consiglio di Stato 4614/2017 con cui è stato ritenuto legittimo l’affidamento della redazione del Piano Strutturale della città di Catanzaro in cambio di un compenso simbolico di 1 euro.
 

Bando Catanzaro, CNAPPC: i motivi del ricorso

Nel ricorso presentato ieri mattina, gli architetti italiani sottolineano come sia stato leso il principio del giusto processo, dal momento in cui, dinanzi al Consiglio di Stato è stata omessa la fase di merito del giudizio. Secondo il CNAPPC, vi è stata solo un’udienza cautelare ed una discussione sommaria e sbrigativa della questione saltando, di fatto, una fase del processo; è stata comunicata la possibilità di decisione con sentenza in forma semplificata senza che la sentenza sia poi stata poi emessa in tale forma.
 
Nel ricorso gli Architetti evidenziano, inoltre, la violazione del diritto di proprietà legittimando la richiesta di prestazioni professionali in forma gratuita a liberi professionisti, consentendo al Comune di Catanzaro un ingiustificato arricchimento a fronte di prestazioni lavorative di carattere intellettuale, previa imposizione data dal bando.
 
Infine, per il CNAPPC “non risponde al vero quanto sancito dal Consiglio di Stato laddove afferma che un bando che prevede compensi pari ad un euro ha spazio nell'ordinamento, essendo, al contrario, tale circostanza, vietata sia dalla normativa comunitaria che da quella italiana”.
 
“Una sentenza - sottolinea il Presidente degli architetti italiani, Giuseppe Cappochin - che rappresenta una pericolosa istigazione a delinquere, come io stesso ho denunciato la scorsa settimana nel corso di una audizione dinanzi alla Commissione parlamentare Antimafia. Infatti l'art. 41 bis nella Legge Urbanistica Nazionale 1150/1942, stabilisce che i professionisti incaricati della redazione di un piano regolatore generale, non possano assumere, fino alla definitiva approvazione del piano medesimo, incarichi professionali da committenti privati, proprio per gli ingenti interessi privati generati dalle scelte progettuali”.
 

Equo compenso: gli Architetti rispondono all’Antitrust

Rispondendo all’Antitrust che nei giorni scorsi ha bocciato l’equo compenso perché restringerebbe la concorrenza, Cappochin sottolinea che “i liberi professionisti sono a favore della concorrenza centrata sulla qualità delle prestazioni nell'interesse dei cittadini e del Paese ma non sono più disposti ad accettare passivamente una competitività basata esclusivamente su fondamentalismi monetari  e manifestamente finalizzata a tutelare gli interessi dei grandi gruppi finanziari”.
 
Scecondo Cappochin “l’obiettivo dei grandi gruppi finanziari è togliere dalla scena il capitale intellettuale assoggettandolo al potere economico che misura la vita solo su parametri monetari e che da troppo tempo sta generando un enorme danno economico, sociale e culturale all'intero Paese”.
 
Quanto poi ai giovani “non sono una specie da tutelare facendoli lavorare gratis, come vorrebbe l'Antitrust, ma una risorsa da valorizzare. E la valorizzazione nel campo dell'architettura avviene, come negli altri grandi Paesi europei, attraverso concorsi di progettazione in due fasi: la prima aperta e poco impegnativa, la seconda, alla quale accedono mediamente cinque progettisti che ricevono un onorario per la redazione del progetto preliminare e con il premio al vincitore rappresentato dall’affidamento dell’incarico di tutte le fasi della progettazione e la direzione artistica”.
 
“Concorsi di progettazione, dunque, e non il gioco al massacro del prezzo più basso e con giurati delle stazioni appaltanti molto spesso non adeguatamente competenti” ha concluso Cappochin.
 
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