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PROFESSIONE

Tra i periti industriali perde appeal il settore edile

di Alessandra Marra
Commenti 1410

Centro studi Cnpi: la professione si orienta verso digitale, design, riqualificazione energetica e sicurezza ambientale

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19/06/2017 – Tra i periti industriali perde terreno il settore edile: solo il 14% degli iscritti dopo il 2010 si specializza in edilizia mentre la maggior parte punta a diversificare le competenze aprendosi al digitale, alla riqualificazione energetica e alla sicurezza ambientale.
 
Questi alcuni dati emersi dall’Osservatorio sulla professione di perito industriale, indagine realizzata nel 2016 dal Centro studi del Consiglio Nazionale Periti Industriali (Cnpi) e presentata a Roma lo scorso 15 giugno in occasione del convegno “Professionisti del futuro tra sfide e opportunità”.
 

Periti industriali: perde terreno il settore edile

L’indagine delinea il profilo odierno della categoria: l’area industriale ad indirizzo elettrico è la specializzazione principale (41,8%), seguita da quella civile e ambientale (15,5%) e dall’industriale ad indirizzo meccanico (17,5%). In affanno l'area delle costruzioni: diminuisce il peso del settore edile che raccoglie il 34,8% degli iscritti prima del 1980 e solo il 14% degli iscritti dopo il 2010.
 
Nell’ultimo periodo è cresciuto il peso di nuove aree di interesse: tra gli iscritti dopo il 2010, il 5,8% appartiene al settore della prevenzione e dell’igiene, il 6,7% dell’informazione, il 3,9% della chimica e delle tecnologie alimentari, e infine l’1,4% al design.
 
L’indagine mostra anche che il 45,9% del totale degli iscritti è un libero professionista, o altro lavoratore che esercita la professione in via esclusiva mentre il 12,9% la svolge come dipendente.
 
Tra i liberi professionisti, però, la progettazione, sia edile che impiantistica, risulta ancora la vera competenza distintiva della professione: è svolta dal 56% degli iscritti e ben il 50,7% la considera l’attività che più contraddistingue il proprio lavoro. A seguire le attività più svolte sono direzione lavori (34,4%), consulenza tecnica generale (33,1%), collaudo impianti (24,7%), prevenzione incendi (21,2%), certificazioni (20,7%) salute e sicurezza sul lavoro (17,2%).
 

Periti industriali: il futuro della professionale

Complessivamente, per oltre la maggioranza dei professionisti, il mercato negli ultimi due anni ha tenuto tanto che nel 2016 quasi un quarto dei professionisti ha visto aumentare il proprio fatturato, mentre per il 47,3% questo è rimasto invariato.
 
Secondo l’indagine, per tornare a crescere occorre allineare maggiormente l’offerta di servizi professionali alla domanda, che oggi vede fortemente penalizzato il settore delle costruzioni e tutte quelle funzioni ad esso connesse (progettazione, direzione lavori), su cui i periti industriali sono impegnati.
 
Tra i nuovi settori e le nuove competenze che possono dare ossigeno alla professione: l’area informatica e digitale, il design la riqualificazione energetica degli edifici, la sicurezza ambientale. Tra i servizi professionali su cui i periti industriali riscontrano una maggiore crescita della domanda di mercato, si segnalano certificazioni, perizie e consulenza tecnica (CTU), prevenzione salute e sicurezza, consulenza legale e fiscale.
 
 “Questo lavoro di analisi” ha commentato il presidente Cnpi Giampiero Giovannetti, “costituisce una base conoscitiva importante per elaborare le politiche future per la categoria. I dati a nostra disposizione ci fanno capire, infatti, come la fase di cambiamento sia certamente avviata, ma che ci sia ancora molto da fare. Innanzitutto dobbiamo riflettere sui profili di conoscenze e competenze necessarie per tornare a crescere, poi c’è bisogno di innovare la nostra professione, e questo è evidente dall’unanime consapevolezza di trovarsi in una fase nuova in cui tutti sono chiamati a reinventarsi”.
 
“E poi necessario fare una riflessione sul modello organizzativo della professione: è indispensabile innovare e diversificare le attività, integrando competenze attraverso un’organizzazione in grado di associare e fare rete. Solo così la professione potrà continuare a crescere” ha concluso Giovanetti.
 
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