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RESTAURO

Restauro con cambio d’uso, in Toscana mozione per rivedere le norme edilizie

di Paola Mammarella
Commenti 1967

Chiesta l’apertura di un dialogo con Governo e Parlamento per facilitare la rifunzionalizzazione dei centri storici

Vedi Aggiornamento del 27/06/2017
Commenti 1967
16/06/2017 – Consentire il cambio di destinazione d’uso nell’ambito degli interventi di restauro e risanamento conservativo. È la richiesta avanzata con una mozione dal Consiglio Regionale della Toscana, che mira a modificare le norme edilizie per facilitare la riconversione dei palazzi storici in residenze di lusso o alberghi.
 

Cassazione: il cambio d’uso è una ristrutturazione

Tutto è iniziato con una sentenza della Corte di Cassazione, che ha classificato come “ristrutturazione edilizia” il cambio di destinazione d’uso di un palazzo nel centro storico di Firenze.
 
Il problema non è tanto che per questa tipologia di interventi è richiesto il permesso di costruire, quanto che le ristrutturazioni sono vietate all’interno dei centri storici, dove sono consentiti solo lavori di restauro e risanamento conservativo.
 
Di conseguenza, hanno l’Ordine degli Architetti di Firenze e le istituzioni, nessuno avrebbe l’interesse economico al restauro degli edifici storici e i centri storici verrebbero progressivamente abbandonati.
 

Restauro con cambio d’uso, la mozione della Regione

Secondo la consigliera regionale Pd, Elisabetta Meucci, la Regione “deve farsi vanto” della sua tradizione edilizia ed urbanistica, che accompagnando il restauro al cambiamento di destinazione d’uso, senza alterare le strutture, consente di evitare il consumo di nuovo suolo.
 
In base alla mozione, la Giunta si impegnerà in Conferenza delle Regioni perché possa essere avviata una discussione in merito e possano essere sollecitati il Governo e il Parlamento a prevedere la modifica delle normative in materia di edilizia.

Un’apertura in tal senso è stata già registrata con la Manovrina 2017, che ha modificato l’articolo 3, comma 1 lettera c) del Testo Unico dell’edilizia, ammettendo negli interventi di restauro e risanamento conservativo i cambi di destinazione d’uso, a condizione che siano conformi con lo strumento urbanistico generale e i piani attuativi e che rispettino le caratteristiche dell’edificio.
 
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