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LAVORI PUBBLICI

Ministro Delrio: ‘l’anno prossimo sismabonus anche per le case popolari’

di Alessandra Marra
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Federcasa-ISI: il 40% degli edifici in zona 1 non è antisismico, per l’adeguamento di 1100 edifici servono 400 milioni di euro

Vedi Aggiornamento del 18/10/2017
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27/07/2017 – ‘Nella prossima Legge di Bilancio estenderemo all'edilizia residenziale pubblica il sismabonus’.
 
Questo l’annuncio che ieri ha fatto il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, alla presentazione della ricerca Federcasa-ISI “Patrimonio edilizio e rischio sismico” in cui è stato evidenziato che il 40% degli edifici di edilizia residenziale pubblica italiani, localizzati in zone sismiche ad alto rischio, sono stati costruiti prima del 1980 e non rispondono agli attuali requisiti antisismici.
 

Rischio sismico: i dati sull’edilizia residenziale pubblica

Lo studio ha permesso di raccogliere informazioni su un campione di 190.357 alloggi, per un totale di 20.448 edifici, che rappresentano il 30% del totale gestito nelle zone sismiche di riferimento (1, 2 e 3).
 
L’8,4% degli edifici si trova nella zona sismica 1, il 38,1% nella 2 ed il restante 53,5% nella zona 3. Il 10,2% degli edifici rilevati risalgono a prima del 1940, mentre il 75,7% è stato realizzato dal 1941 al 1990. Gli edifici realizzati successivamente (dal 1991 al 2010) rappresentano l’11% del campione considerato.
 
Sono state analizzate le informazioni che influenzano fortemente la vulnerabilità sismica degli edifici considerati, ovvero le caratteristiche strutturali, geometriche e costruttive, la loro esposizione e la pericolosità del sito di costruzione. In questo modo è stato possibile elaborare una provvisionale stima del rischio sismico dell’intero patrimonio e del costo di miglioramento/adeguamento sismico.
 
La ricerca dipinge un quadro piuttosto serio della situazione: su un totale di 2760 edifici, gestiti dalle aziende casa, presenti nella zona sismica 1 (la più a rischio), 1.100 (il 40%) necessitano di interventi di miglioramento urgenti.
 

Case popolari: i costi per l’adeguamento sismico

Secondo la ricerca Federcasa-ISI, per adeguare tale patrimonio e garantire i migliori standard di sicurezza servirebbero dai 360 ai 400 milioni di euro.
 
Il costo potrebbe diminuire se si decidesse di realizzare una serie di interventi e modifiche tali da consentire di migliorare la capacità di resistenza alle azioni sismiche, compresa entro i valori minimi e massimi (60% ed 80%) di quelli previsti per le nuove costruzioni.
 
Per raggiungere l’80% di sicurezza occorrerebbero investimenti compresi tra i 290 e i 320 milioni, mentre per arrivare almeno al 60%, il fabbisogno finanziario è stimato tra i 216 ed i 240 milioni di euro.
 
Attualmente, le risorse statali destinate al recupero e alla razionalizzazione del patrimonio residenziale pubblico sono quelle previste dal Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
 
Le Aziende Casa, però, sono escluse dall’accesso alle detrazioni fiscali per gli interventi di adeguamento e miglioramento sismico. Secondo Federcasa, se questa limitazione fosse eliminata si potrebbe avviare prontamente una prima tranche del piano di intervento sugli edifici a maggior rischio sismico, che potrebbe interessare circa 2.000 alloggi, per un totale di investimenti pari a 75 milioni di euro.
 
Per l’Associazione, in tale ipotesi, il mancato gettito fiscale sarebbe comunque in parte compensato da entrate fiscali dirette (come IVA ed IRES).
 

Case popolari: prossima l'estensione del sismabonus

“Ed è per questo che proporremo nella prossima Legge di Bilancio di estendere all'edilizia residenziale pubblica gli incentivi al miglioramento sismico”, ha affermato Delrio.
 
Il Ministro ha aggiunto: “Si tratta di facilitazioni molto importanti perché la messa in sicurezza delle nostre case è una questione di primaria importanza per il nostro territorio. È necessario che gli italiani capiscano che utilizzando il sismabonus, rendono più sicuro il loro patrimonio edilizio".
 
Il Governo ha anche un’altra priorità: non avere alcuna casa sfitta nel patrimonio residenziale pubblico entro il 2020. “In Italia – ha infatti ricordato Delrio - ci sono ben 26mila alloggi  in cattivo stato di manutenzione e quindi non utilizzabili.  Una situazione inammissibile per un paese in cui ci sono  quasi 5 milioni di poveri e circa 650 mila domande di casa popolare".
 
“Per il recupero e la riqualificazione di questi alloggi di patrimonio pubblico, abbiamo trasferito alle Regioni 340 milioni. E’ questo il momento di fare il salto di qualità nel grande progetto di miglioramento del patrimonio residenziale nazionale” ha concluso il Ministro. 
 
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