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PROFESSIONE

Equo compenso, i Commercialisti faranno causa a chi fa contratti ‘abusivi’

di Alessandra Marra
Commenti 3649

Il CNDCEC propone di legittimare le azioni legali degli Ordini professionali per la tutela degli autonomi

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02/08/2017 – Predisporre una task force per assistere i professionisti in azioni legali nei confronti del committente che propone contratti abusivi che violano il principio dell’equo compenso.
 
Questa una delle azioni che intende intraprendere il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti (CNDCEC) per rendere effettivamente operativa la norma del Jobs act del lavoro autonomo che introduce il divieto di abuso di dipendenza economica.
 

Equo compenso: Ordini a tutela dei professionisti

Per potenziare e valorizzare la norma che vieta le clausole vessatorie (che stabiliscono compensi ingiustamente bassi e non commisurati al lavoro svolto o che riconoscono al committente la facoltà di recedere dal contratto senza preavviso) i Commercialisti propongono di riconoscere espressamente anche ai Consigli degli Ordini e agli altri organismi rappresentativi delle categorie professionali la legittimazione attiva ad intraprendere ogni azione legale, ai sensi dell’art. 9 della Legge 192/1998, specie di natura inibitoria e cautelare, nei confronti del committente per tutelare non solo il professionista contraente ma anche l’intera categoria professionale.
 
Il Consiglio nazionale ha intenzione “di costituire una apposita task force centrale pronta a fornire consulenza agli ordini territoriali perché assistano i loro iscritti in una serie di possibili cause pilota in più tribunali ubicati in diverse parti del territorio nazionale per contrastare condotte che integrano un abuso di dipendenza economica nei confronti dei professionisti, richiedendo la nullità delle clausole abusive e i rimedi inibitori e cautelari necessari per far cessare ogni condotta abusiva”.
 
Inoltre, CNDCEC si impegna a segnalare all’Antitrust eventuali condotte abusive perpetrate da “grandi operatori economici, come banche e assicurazioni, che nelle convenzioni con i professionisti impongono condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, tali da integrare un abuso di dipendenza economica che possa alterare la libera concorrenza sul mercato dei servizi professionali, come ad esempio nell’ipotesi in cui impongano congiuntamente corrispettivi bassissimi allineati per le prestazioni dei professionisti”.
 
A partire da settembre, infatti, il Consiglio nazionale promuoverà iniziative divulgative della norma e della connessa tutela presso gli Ordini territoriali.
 

Commercialisti per la difesa della dignità professionale

Il Consiglio nazionale dei commercialisti reputa un grande passo in avanti il divieto di abuso di dipendenza economica (art. 3) che sancisce il carattere abusivo e l’inefficacia di alcune clausole che determinano oggettivamente uno squilibrio sostanziale del rapporto contrattuale. Per questo la categoria è in prima fila nella sensibilizzazione su questo genere di abuso.
 
“Adesso – spiega il segretario del Consiglio nazionale, Achille Coppola – si tratta di far conoscere il più possibile questa norma presso gli iscritti affinché, ove necessario, ne facciano un uso consapevole”.
 
“Si tratta – spiega ancora Coppola - di azioni di carattere dissuasivo: i committenti scorretti che abusano della “fragilità” dei professionisti devono capire che la nuova norma non consente più questa forma di sfruttamento”.
 
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