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PROFESSIONE

Professionisti, è scontro sul cumulo gratuito delle pensioni

di Paola Mammarella

Casse di previdenza professionali e Inps non riescono a mettersi d’accordo sui costi delle pratiche

Vedi Aggiornamento del 30/03/2018
21/03/2018 - Stenta a decollare il cumulo pensionistico per i professionisti. La causa sono i costi delle pratiche che né le Casse di previdenza professionali né l’Inps vogliono sostenere.
 

Il cumulo pensionistico, come funziona

La Legge Di Bilancio 2017 ha riconosciuto la possibilità del cumulo pensionistico a tutti i professionisti, non solo a quelli che altrimenti non avrebbero i requisiti per il diritto al trattamento pensionistico. Questo significa che un contribuente, ancora non titolare di un trattamento pensionistico, può arrivare al termine degli anni previsti per ottenere la pensione di vecchiaia e, sommando gli anni di contribuzione in un’altra gestione o cassa professionale, ottenere un importo mensile più alto. Ma non solo, perché il contribuente può richiedere la pensione anticipata in cumulo sfruttando gli anni in cui ha versato i contributi in un’altra cassa o gestione.
 
Per rendere operativo questo meccanismo, le Casse dei professionisti hanno firmato le convenzioni sul cumulo e le hanno inviate all’Inps.
 
Lo svolgimento della pratica di cumulo ha però un costo su cui non si trova un accordo. L’Inps chiede che ogni Ente previdenziale si faccia carico del costo relativo alla quota di pensione versata. L’Adepp, rappresentante delle Casse di previdenza professionali, non ritiene la proposta accettabile dato che la gestione è stata affidata all’Inps e che l’Istituto ha ricevuto un finanziamento a fronte di questo nuovo onere.
 

Inps: ‘ogni ente faccia la propria parte’

Nei giorni scorsi, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha scritto una lettera aperta ai professionisti, sottolineando che “l'Adepp, in rappresentanza degli Enti previdenziali privati, non ha intenzione di contribuire agli oneri sostenuti dall’Inps per le attività finalizzate all’attivazione, gestione e manutenzione delle procedure amministrative correlate all’erogazione delle prestazioni in cumulo o in totalizzazione. L’Inps - continua la lettera - ritiene che ogni Ente previdenziale coinvolto debba fare la propria parte nel pagamento di questi oneri, e ha quindi proposto che i costi di gestione siano ripartiti in modo che ogni Ente si faccia carico unicamente del costo relativo alla quota di pensione dallo stesso versata. Questo costo, peraltro, verrebbe sostenuto dall'Ente interessato solo nel momento di effettivo pagamento della rispettiva quota di pensione”.
 
“Questa impostazione – scrive Boeri - non è tuttavia condivisa dalle Casse, le quali ritengono che sia l’Inps a dover sostenere, in toto, gli oneri amministrativi. A prescindere dall'ammontare dei costi in questione, appare del tutto ingiustificato che debba essere l'Istituto previdenziale pubblico, finanziato con i soldi dei contribuenti, a farsi carico di un costo che è, oggettivamente, di competenza di tutti gli Enti coinvolti nella procedura. Non c'è nessuna ragione giuridica o economica per cui enti a contribuzione obbligatoria non debbano farsi carico dei costi di gestione legati all'assicurazione obbligatoria dei propri iscritti. Proprio in virtù dell'obbligatorietà dei contributi, le Casse sono enti privati che ricoprono una funzione pubblica. Paradossale che interpretino questo ruolo pubblico ostacolando la mobilità dei lavoratori tra gestioni diverse. Perché non devono farsi carico della gestione dei loro iscritti quando questi lavoratori hanno carriere mobili? Si tratta di una discriminazione inaccettabile nei confronti di lavoratori obbligati a contribuire alle Casse”.
 

Adepp: ‘no alla tassa Boeri’

Adepp lamenta che l’Inps ha avanzato la pretesa di addebitare un importo fino a un massimo di 65,04 euro per ogni pratica di cumulo e chiesto di mettere a pagamento anche le pratiche di totalizzazione, che sono state sempre gratuite”.
 
Si tratta di “pretese che non hanno fondamento”, sostiene l’Adepp. “A seguito dell’estensione del cumulo alle casse professionali – scrive in una nota il presidente Adepp, Alberto Oliveti, lo Stato ha riconosciuto all’Inps un maggior finanziamento che, a regime, raggiungerà l’importo di 89 milioni di euro all’anno. Queste risorse sono finanziate con le tasse pagate da tutti i contribuenti italiani, compresi i professionisti e le loro Casse. Sarebbe una discriminazione inaccettabile imporre ai nostri iscritti di pagare lo stesso costo due volte”.
 
“Le Casse – continua la nota - per rispettare la legge hanno già accettato di accollarsi i maggiori costi pensionistici derivanti dal cumulo, senza ricevere alcun ristoro da parte dello Stato, e non hanno nemmeno chiesto all’Inps di rimborsare loro i costi amministrativi che dovranno sostenere per istruire le pratiche di pensione anche per le quote di competenza dell’istituto pubblico. Infine non è chiaro a cosa dovrebbero servire questi 65,04 euro, visto che gli uffici Inps li hanno chiesti per coprire dei costi che l’istituto dovrebbe comunque sostenere se l’iscritto non facesse domanda di pensione in cumulo ma chiedesse la pensione per via ordinaria”.
 
“Le ragioni della ‘Tassa Boeri’ - conclude - sarebbero altre. In una lettera aperta inviata venerdì ai professionisti italiani, il presidente dell’Inps ha messo nero su bianco che le maggiori risorse servirebbero ad assumere nuovi funzionari per accelerare il pagamento delle pensioni ex Inpdap. Cioè per scopi che nulla hanno a che vedere con le pensioni in cumulo dei professionisti”. 
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