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PROFESSIONE

Equo compenso, geometri: urgente definirne l’entità

di Rossella Calabrese

Geomobilitati pronti a riprendere la battaglia anche per estendere il principio alla committenza privata

Vedi Aggiornamento del 25/05/2018
23/04/2018 - Bene il riconoscimento dell’equo compenso dei professionisti nei confronti delle pubbliche amministrazioni ma ora è urgente fare chiarezza sull’entità dell’equo compenso e completarne l’applicazione anche nei rapporti con la committenza privata.
 
È questo, in estrema sintesi, il senso della lettera che Geomobilitati, la Federazione Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, ha inviato ai rappresentati del Comitato Unitario delle Professioni (CUP), della Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e del Comitato NOI Professionisti.
 
“Il riconoscimento dell’equo compenso delle libere professioni nei riguardi delle amministrazioni pubbliche è stato un primo successo” - si legge nella lettera - “ma ciò rappresenta lo stadio iniziale di un percorso da portare ancora ulteriormente avanti”. Secondo Geomobilitati, ora si pone l’urgenza di riprendere il cammino affinché “sia fatta chiarezza sull’entità dell’equo compenso in modo da essere applicato in toto”.
 
Il lodevole impegno profuso dal CUP, dalla RPT e da Noi professionisti nelle manifestazioni del 13 maggio 2017 e del 30 novembre 2017 - prosegue la lettera - ha consentito di ristabilire la giusta visibilità alle libere professioni e di pervenire all’approvazione dell’estensione dell’equo compenso a tutte le categorie professionali.
 
Successivamente, la Legge di Bilancio 2018 ha stabilito che il compenso deve essere conforme al Decreto Parametri
 
“A nostro avviso - scrivono i Geometri -, adesso bisogna insistere per completare l’applicazione dell’equo compenso anche nei rapporti tra i liberi professionisti e la committenza privata”.
 
“Intendiamo ribadire che le libere professioni sono esercitate da lavoratori i quali svolgono la propria attività contemplando ed ottemperando alle regole ed alle discipline del lavoro. Non capiamo perché voglia essere preclusa la possibilità di portare a casa la giusta remunerazione del nostro operato, ovvero l’equo compenso”.
 
“Il lavoro - proseguono - deve essere retribuito in ottemperanza all’art. 36 della Costituzione Italiana che recita “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Tutto questo lo vogliamo confermare, come lavoratori. La nostra Costituzione parla chiaro: non c’è distinzione tra lavoratore manuale e lavoratore intellettuale”.
 
“Quindi - concludono -, se non si possono ristabilire le tariffe professionali perché, ‘come si dice’, esse sarebbero in contrasto con le direttive europee, vogliamo sia ponderato e compiuto il senso dell’enunciato di questo articolo, attraverso una spiegazione chiara e puntuale, da fornire dalle autorità competenti, mediante circolari esaustive od altri strumenti validi e necessari alla giusta applicazione della Legge”.
 
In chiusura, Geomobilitati promette alle altre organizzazioni di partecipare alle prossime iniziative e di essere pronti a reclamare il diritto all’equo compenso nei confronti della nuova legislatura e del nuovo Governo “e per vincere questa battaglia di civiltà giuridica”.
 
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