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PROFESSIONE

Regime forfettario, FI: ‘elevare a 50 mila euro il tetto massimo’

di Alessandra Marra

Mara Carfagna: 'l’attuale limite di 30 mila euro finisce per intrappolare un esercito di 600mila partite Iva non garantite da contratti o da tutele'

Vedi Aggiornamento del 13/07/2018
05/06/2018 - Innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15% dei professionisti da 30 mila euro annui a 50 mila euro.
 
A proporlo la deputata di Forza Italia Mara Carfagna che negli scorsi giorni ha depositato un disegno di legge sulla modifica del regime fiscale dei liberi professionisti.
 

Regime forfettario: cosa prevede il ddl

Il ddl si pone l’obiettivo di elevare l’attuale limite del regime forfettario (oggi di 30 mila euro annui per i liberi professionisti) a 50 mila euro annui, prevedendo anche una fascia di uscita graduale sino a 55 mila euro.
 
Oltre i 50 mila euro il ddl prevede un phasing-out al 24% per i successivi 5 mila euro di fatturato che favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi.
 

Regime forfettario: i vantaggi del modello proposto

Come ha scritto su facebook la Carfagna: “l’attuale limite a 30mila euro è un’agevolazione utile, ma finisce per intrappolare molti di loro sotto quella soglia: se guadagni anche solo un euro in più, perdi il beneficio e paghi Irpef e Iva ordinarie”.
 
Secondo la deputata di FI “l’Italia riparte se riparte il lavoro, soprattutto quello dei giovani e in particolare di chi è imprenditore di se stesso. (…) Stiamo parlando di un esercito di 600mila persone, non garantite da contratti o da tutele, free lance e creatori del proprio lavoro. Sarebbe un’autentica iniezione di libertà dal peso eccessivo del fisco per centinaia di migliaia di professionisti, prevalentemente giovani”.
 

Regime forfettario: come funziona oggi

Il regime forfettario prevede un’imposta unica, che sostituisce Irpef, addizionali regionali e comunali e Irap, con un’unica aliquota fissa del 15% e si applica sul reddito imponibile determinato forfettariamente sulla base dei ricavi o dei compensi. 
 
Oggi, possono accedere al regime forfetario i professionisti che:
- abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 30 mila euro (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno). Non concorrono alla determinazione del limite di riferimento i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore;
- abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;
- il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.
 
Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti, come il superamento della soglia di 30 mila euro per i professionisti.
 
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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Paolo

Singolare che la proposta arrivi proprio da un esponente del governo che nel 2011 abolì il regime forfettario (all'epoca definito "dei minimi"). Singolare anche che venga dall'esponente di un partito che sostiene la "flat tax" che, evidentemente, assorbirebbe il forfettario (la flat tax per antonomasia, senza nemmeno la progressività data dalla no tax area). Un limite a 50'000 euro interesserebbe la quasi totalità dei professionisti e mi sembrerebbe francamente esagerato, troverei invece più giusto modificare i requisiti di accesso al regime, calcolandoli sulla media dei compensi dell'ultimo triennio anzichè solo di quelli dell'anno precedente, onde evitare che un anno "fortunato", magari per pagamenti accumulatisi dopo lustri di ritardo (situazione abituale per i professinisti), faccia perdere il beneficio.


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