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RISPARMIO ENERGETICO

Impianti geotermici, le Regioni chiedono più tempo per accedere agli incentivi

di Paola Mammarella
Commenti 2347

Con i termini previsti oggi, gli operatori rischiano di perdere i bonus mentre completano le procedure di autorizzazione

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12/01/2018 -  Più tempo per consentire agli impianti geotermici di completare le procedure di autorizzazione ed entrare in esercizio, evitando di perdere gli incentivi a causa della burocrazia. È la condizione che le Regioni hanno posto per il via libera alla bozza di decreto con cui il Ministero dell’Ambiente intende regolare l’accesso agli aiuti per le rinnovabili.
 

Impianti geotermici, gli incentivi

Ricordiamo che il D.lgs 28/2011, sulla promozione dell’uso di energia rinnovabile, ha previsto incentivi per gli impianti che utilizzano tecnologie avanzate non pienamente commerciali.
 
Gli incentivi per gli impianti geotermici che utilizzano tecnologie avanzate sono stati quantificati dall’articolo 27 del DM 6 luglio 2012.
 
Il DM 23 giugno 2016 ha stabilito le modalità di incentivazione degli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico. Il decreto indica inoltre i tempi entro i quali gli impianti devono entrare in esercizio per non perdere gli incentivi.
 
La bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente, esaminata dalla Conferenza delle Regioni, chiude il cerchio degli aiuti agli impianti geotermici che utilizzano tecnologie innovative definendo le modalità con cui verificare che gli impianti siano idonei ad ottenere gli incentivi. 
 

Impianti geotermici, tempi più lunghi per completare le autorizzazioni

Per dare il via libera alla bozza del Ministero dell’Ambiente, la Conferenza delle Regioni ha chiesto una modifica al DM 23 giugno 2016, che fissa i termini da rispettare per non perdere gli incentivi.
 
Il decreto del 2016 stabilisce che gli impianti geotermoelettrici debbano entrare in funzione entro 51 mesi decorrenti dalla data della comunicazione di esito positivo della procedura. Ogni mese di ritardo è punito con una decurtazione della tariffa incentivante di riferimento dello 0,5%. Ad ogni modo, il ritardo massimo consentito è di sei mesi. Dopo l’impianto decade dal diritto all’accesso ai benefici.
 
Un termine che le Regioni considerano troppo breve. Come si legge nel parere rilasciato dalla Conferenza, il termine di 51 mesi più 6 sarebbe congruo nella possibilità di aprire subito i cantieri. In molti casi, però, per completare le procedure di autorizzazione sono necessari tempi più lunghi.
 
Per evitare che gli operatori perdano gli incentivi è stato chiesto che si aggiunga il periodo intercorrente tra la pubblicazione della graduatoria fino alla data di efficacia del titolo autorizzativo finale. Ai “ritardatari” verrebbe applicata una ulteriore decurtazione dello 0,1% per ciascun mese. Condizioni che quasi sicuramente saranno accolte dal Governo.
 
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