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Riqualificazione di piccole stazioni abbandonate

Il progetto di 2+1 per la stazione Villaspeciosa-Uta

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23/07/2008 - Fabio Lilliu, Gianni Massa e Olindo Merone (2+1) hanno vinto, con il progetto di una installazione artistica per la rivitalizzazione della stazione Uta-Villaspeciosa (CA), il concorso a inviti indetto da Rete Ferroviaria Italiana SpA per la riqualificazione di piccole stazioni abbandonate.  Il concorso ha interessato diciassette piccole stazioni italiane ubicate nei territori di quindici province (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Verona, Venezia).

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Villaspeciosa e Uta, distanti una ventina di chilometri dal capoluogo, sono posti al centro della pianura che dal Campidano di Cagliari si restringe verso Iglesias. Un territorio di confine tra la zona del Monte Arcosu, coperta da bassa vegetazione mediterranea da lecceti e sugherete, e la zona umida dello stagno di Santa Gilla. Il contesto in cui si inserisce l’intervento è quello della periferia dell’hinterland cagliaritano: un’area industriale fuori dal centro abitato lambita dalla strada provinciale e dal cavalcavia che da questa conduce al paese. L’oggetto è un piccolo fabbricato di muratura rosa, una pensilina in struttura metallica con una copertura in lastre di materiale plastico industriale, il binario che arriva da Cagliari e va verso Iglesias. Scenario comune della periferia dei paesi sardi: la strada, i binari, il piccolo fabbricato della stazione in un paesaggio a forte valenza naturalistica di tanto in tanto “turbato” dal lento passaggio del vagone passeggeri. Il tema è la riqualificazione della stazione come spazio dedicato al viaggio, alla comunicazione, alla cultura. La stazione ferroviaria di Uta - Villaspeciosa, è stata interpretata quale organismo architettonico complesso, capace di restituire alla città un'area con diverse potenzialità ed in grado di accogliere molteplici funzioni d’uso. Il recupero passa attraverso una “evoluzione di senso” che risponde alla logica di costruzione del nuovo paesaggio contemporaneo antropizzato, ad una nuova idea di territorio complesso, fluttuante ed aperto in ogni sua parte fisica e gestionale, ma soprattutto ad una corretta occupazione e ad una legittima salvaguardia degli spazi e delle loro qualità architettoniche. Riguardo a ciò, l’approccio al progetto è orientato da una lato ad intrecciare relazioni con i sistemi di area vasta, recuperando un luogo fisico caratterizzato da segni e forme propri delle stratificazioni storiche, dall’altro, attraverso una strategia di uso e di consumo del territorio urbano, e ad una scala molto più ampia, a creare connessioni con luoghi tra loro differenti e lontani geograficamente che hanno come caratteristica comune quella di promuovere la produzione artistica locale e di favorire l’approccio culturale alla progettualità, alla sperimentazione ed alla capacità di networking con realtà culturali di eccellenza. Abbandonata ogni illusione di ritorno ad un’organizzazione gerarchica degli spazi e ad una divisione per parti funzionalmente omogenee per noi “la stazione” diviene un punto fisico della rete capace di organizzare altri nodi ed altre terminazioni di un sistema culturale/formativo complesso in un processo aperto e prevalentemente orientato a ricercare nuove e diverse relazioni tra le parti.
 
Per lo studio 2+1 la stazione di Uta/Villaspeciosa diviene una sovrapposizione. Nella stessa forma e nello stesso volume viene aggiunto un ulteriore livello di significato, un altro spazio, anche se la superficie rimane una sola. I livelli si nascondo per poi riaffiorare, proprio come lo sguardo dell’osservatore verso il paesaggio. I simboli della comunicazione, il pannello segnalatore, il basso costo messo a disposizione dal committente sono divenuti nuovi livelli di senso sovrapporre allo spazio esistente della stazione. Messo davanti al paesaggio, l’osservatore-viaggiatore vede anzitutto un oggetto bianco che viene piegato e macchiato. Per noi questo percorso ha significato il tentativo del superamento dell’idea di una stazione soltanto simbolica, per riprendere allo stesso tempo il percorso di un continuo aggiornamento, del movimento che popola il tessuto dei comuni serviti dalla stazione, e della campagna che la circonda. Nella stazione, la compresenza degli spazi rimanda all’impossibilità della loro distinzione.
 
Il budget messo a disposizione da RFI per la stazione di Villaspeciosa-Uta era pari a € 7.500,00 totali. A lavori ultimati la spesa è stata pari a € 7.000,00 iva compresa.

(riproduzione riservata)

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1 Commenti

Sardu | Impressionante

lunedì 30 novembre 2009 - 15.49

Siccundu mene i menzusu prima!!! Tradotto: Secondo me era meglio prima!

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