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Norme Correlate

Direttiva CEE 19/11/ 2008 n. 2008/98/CE

Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive

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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di recepimento della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti

Decreto Legislativo 03/12/2010 n. 205

(Gazzetta ufficiale 10/12/2010 n. 288)

Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (Suppl. Ordinario n.269)

Entrata in vigore del provvedimento: 25/12/2010

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA


VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
VISTA la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti che abroga
alcune precedenti direttive;
VISTA la legge 7 luglio 2009, n. 88, recante disposizioni per
l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia
alle Comunita' europee - Legge comunitaria 2008, ed in particolare
l'articolo 1 e l'allegato B);
VISTO il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni;
VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 16 aprile 2010;
ACQUISITO il parere della Conferenza unificata in data espresso
nella seduta in data 29 luglio 2010;
ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
VISTA la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 18 novembre 2010;
SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia,
dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e
forestali, della difesa, della salute, delle infrastrutture e dei
trasporti, dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni e
per la coesione territoriale;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Articolo 1

(Modifiche all'articolo 177 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

L'articolo 177 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e'
sostituito dal seguente:

“Articolo 177


(Campo di applicazione e finalita')

1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione
dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione
delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva
2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l'ambiente e la
salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della
produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti
complessivi dell'uso delle risorse e migliorandone l'efficacia.
2. La gestione dei rifiuti costituisce attivita' di pubblico
interesse.
3. Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o
complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del
presente decreto adottate in attuazione di direttive comunitarie che
disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti.
4. I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo
e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio
all'ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo,
nonche' per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare
interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
5. Per conseguire le finalita' e gli obiettivi di cui ai commi da
1 a 4, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali
esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia
di gestione dei rifiuti in conformita' alle disposizioni di cui alla
parte quarta del presente decreto, adottando ogni opportuna azione ed
avvalendosi, ove opportuno, mediante accordi, contratti di programma
o protocolli d'intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o
privati.
6. I soggetti di cui al comma 5 costituiscono, altresi', un
sistema compiuto e sinergico che armonizza, in un contesto unitario,
relativamente agli obiettivi da perseguire, la redazione delle norme
tecniche, i sistemi di accreditamento e i sistemi di certificazione
attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con
particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, secondo i criteri
e con le modalita' di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), e
nel rispetto delle procedure di informazione nel settore delle norme
e delle regolazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della
societa' dell'informazione, previste dalle direttive comunitarie e
relative norme di attuazione, con particolare riferimento alla legge
21 giugno 1986, n. 317.
7. Le regioni e le province autonome adeguano i rispettivi
ordinamenti alle disposizioni di tutela dell'ambiente e
dell'ecosistema contenute nella parte quarta del presente decreto
entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione.
8. Ai fini dell'attuazione dei principi e degli obiettivi
stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente
decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare puo' avvalersi del supporto tecnico dell'Istituto superiore
per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.”.





Articolo 2


(Modifiche all'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 178


(Principi)

1. La gestione dei rifiuti e' effettuata conformemente ai
principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilita', di
proporzionalita', di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti
i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione,
nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti,
nonche' del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei
rifiuti e' effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza,
economicita', trasparenza, fattibilita' tecnica ed economica, nonche'
nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di
accesso alle informazioni ambientali.”.





Articolo 3


(Responsabilita' estesa del produttore)

1. Dopo l'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e' inserito il seguente articolo:

“Articolo 178-bis


(Responsabilita' estesa del produttore)

1. Al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l'utilizzo
efficiente delle risorse durante l'intero ciclo di vita, comprese le
fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti, evitando di
compromettere la libera circolazione delle merci sul mercato, possono
essere adottati, previa consultazione delle parti interessate, con
uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare aventi natura regolamentare, sentita la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, le modalita' e i criteri di introduzione della
responsabilita' estesa del produttore del prodotto, inteso come
qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi,
fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti,
nell'organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, e
nell'accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano
dopo il loro utilizzo. Ai medesimi fini possono essere adottati con
uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo
economico, le modalita' e i criteri:
a) di gestione dei rifiuti e della relativa responsabilita'
finanziaria dei produttori del prodotto. I decreti della presente
lettera sono adottati di concerto con il Ministero dell'Economia e
delle Finanze;
b) di pubblicizzazione delle informazioni relative alla misura in
cui il prodotto e' riutilizzabile e riciclabile;
c) della progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro
impatti ambientali;
d) di progettazione dei prodotti volta a diminuire o eliminare i
rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti,
assicurando che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono
diventati rifiuti avvengano in conformita' ai criteri di cui agli
articoli 177 e 179;
e) volti a favorire e incoraggiare lo sviluppo, la produzione e
la commercializzazione di prodotti adatti all'uso multiplo,
tecnicamente durevoli, e che, dopo essere diventati rifiuti, sono
adatti ad un recupero adeguato e sicuro e a uno smaltimento
compatibile con l'ambiente.
2. La responsabilita' estesa del produttore del prodotto e'
applicabile fatta salva la responsabilita' della gestione dei rifiuti
di cui all'articolo 188, comma 1, e fatta salva la legislazione
esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti specifici.
3. I decreti di cui al comma 1 possono prevedere altresi' che i
costi della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o
interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti. Nel caso
il produttore del prodotto partecipi parzialmente, il distributore
del prodotto concorre per la differenza fino all'intera copertura di
tali costi.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 4


(Modifiche all'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 179


(Criteri di priorita' nella gestione dei rifiuti)

1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente
gerarchia:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento.
2. La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorita'
di cio' che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel rispetto
della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure
volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, nel rispetto degli
articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo,
tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi
compresa la fattibilita' tecnica e la praticabilita' economica.
3. Con riferimento a singoli flussi di rifiuti e' consentito
discostarsi, in via eccezionale, dall'ordine di priorita' di cui al
comma 1 qualora cio' sia giustificato, nel rispetto del principio di
precauzione e sostenibilita', in base ad una specifica analisi degli
impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti
sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di
vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la
fattibilita' tecnica e la protezione delle risorse.
4. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della
salute, possono essere individuate, con riferimento a singoli flussi
di rifiuti specifici, le opzioni che garantiscono, in conformita' a
quanto stabilito dai commi da 1 a 3, il miglior risultato in termini
di protezione della salute umana e dell'ambiente.
5. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell'esercizio delle
rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il rispetto
della gerarchia del trattamento dei rifiuti di cui al comma 1 in
particolare mediante:
a) la promozione dello sviluppo di tecnologie pulite, che
permettano un uso piu' razionale e un maggiore risparmio di risorse
naturali;
b) la promozione della messa a punto tecnica e dell'immissione
sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da
contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso
o il loro smaltimento, ad incrementare la quantita' o la nocivita'
dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
c) la promozione dello sviluppo di tecniche appropriate per
l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine
di favorirne il recupero;
d) la determinazione di condizioni di appalto che prevedano
l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti e di sostanze e
oggetti prodotti, anche solo in parte, con materiali recuperati dai
rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
e) l'impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il
successivo utilizzo e, piu' in generale, l'impiego dei rifiuti come
altro mezzo per produrre energia.
6. Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le
misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per
il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di
materia sono adottate con priorita' rispetto all'uso dei rifiuti come
fonte di energia.
7. Le pubbliche amministrazioni promuovono l'analisi del ciclo di
vita dei prodotti sulla base di metodologie uniformi per tutte le
tipologie di prodotti stabilite mediante linee guida dall'ISPRA,
eco-bilanci, la divulgazione di informazioni anche ai sensi del
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, l'uso di strumenti
economici, di criteri in materia di procedure di evidenza pubblica, e
di altre misure necessarie.
8. Le Amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di
cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 5


(Modifiche all'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, lettera a), dopo le parole: “certificazione
ambientale,” sono inserite le seguenti: “utilizzo delle migliori
tecniche disponibili,”;
b) al comma 1, lettera b), le parole: “gare d'appalto” sono
sostituite dalle seguenti: “bandi di gara o lettere d'invito”;
c) al comma 1, lettera c), le parole: “, con effetti
migliorativi, ” sono soppresse;
d) al comma 1, la lettera d) e' soppressa;
e) dopo il comma 1, sono aggiunti i seguenti commi:
“1-bis. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare adotta entro il 12 dicembre 2013, a norma degli articoli
177, 178, 178-bis e 179, un programma nazionale di prevenzione dei
rifiuti ed elabora indicazioni affinche' tale programma sia integrato
nei piani di gestione dei rifiuti di cui all'articolo 199. In caso di
integrazione nel piano di gestione, sono chiaramente identificate le
misure di prevenzione dei rifiuti.
1-ter. I programmi di cui al comma 1-bis fissano gli obiettivi di
prevenzione. Il Ministero descrive le misure di prevenzione esistenti
e valuta l'utilita' degli esempi di misure di cui all'allegato L o di
altre misure adeguate.
1-quater. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare individua gli appropriati specifici parametri
qualitativi o quantitativi per le misure di prevenzione dei rifiuti,
adottate per monitorare e valutare i progressi realizzati
nell'attuazione delle misure di prevenzione e puo' stabilire
specifici traguardi e indicatori qualitativi o quantitativi.
1-quinquies. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare assicura la disponibilita' di informazioni
sulle migliori pratiche in materia di prevenzione dei rifiuti e, se
del caso, elabora linee guida per assistere le regioni nella
preparazione dei programmi di cui all'articolo 199, comma 3, lett.
r).
1-sexies. Le amministrazioni interessate provvedono agli
adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 6


(Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo di rifiuti)

1. Dopo l'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e' inserito il seguente:

“Articolo 180-bis


(Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti)

1. Le pubbliche amministrazioni promuovono, nell'esercizio delle
rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il riutilizzo
dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali
iniziative possono consistere anche in:
a) uso di strumenti economici;
b) misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di
centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo;
c) adozione, nell'ambito delle procedure di affidamento dei
contratti pubblici, di idonei criteri, ai sensi dell'articolo 83,
comma 1, lettera e), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,
e previsione delle condizioni di cui agli articoli 68, comma 3,
lettera b), e 69 del medesimo decreto; a tale fine il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione
i decreti attuativi di cui all'articolo 2 del Ministro dell'ambiente
e della trutela del territorio e del mare in data 11 aprile 2008,
pubblicato nella G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008;
d) definizione di obiettivi quantitativi;
e) misure educative;
f) promozione di accordi di programma.
2. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello
sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono
adottate le ulteriori misure necessarie per promuovere il riutilizzo
dei prodotti e la preparazione dei rifiuti per il riutilizzo, anche
attraverso l'introduzione della responsabilita' estesa del produttore
del prodotto. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza
unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore della presente disposizione, sono definite le modalita'
operative per la costituzione e il sostegno di centri e reti
accreditati di cui al comma 1, lett. b), ivi compresa la definizione
di procedure autorizzative semplificate. e di un catalogo
esemplificativo di prodotti e rifiuti di prodotti che possono essere
sottoposti, rispettivamente, a riutilizzo o a preparazione per il
riutilizzo.
3. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di
cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 7


(Modifiche all'articolo 181 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 181 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 181


(Riciclaggio e recupero dei rifiuti)

1. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualita' e di
soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del
riciclaggio, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, le regioni
stabiliscono i criteri con i quali i comuni provvedono a realizzare
la raccolta differenziata in conformita' a quanto previsto
dall'articolo 205. Le autorita' competenti realizzano, altresi',
entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli,
plastica e vetro, e ove possibile, per il legno, nonche' adottano le
misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi:
a) entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il
riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e
vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra
origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a
quelli domestici, sara' aumentata complessivamente almeno al 50% in
termini di peso;
b) entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il
riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni
di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri
materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi,
escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17 05 04
dell'elenco dei rifiuti, sara' aumentata almeno al 70 per cento in
termini di peso.
2. Fino alla definizione, da parte della Commissione europea,
delle modalita' di attuazione e calcolo degli obiettivi di cui al
comma 1, il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e
del mare puo' adottare decreti che determinino tali modalita'.
3. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello
sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono
adottate misure per promuovere il recupero dei rifiuti in conformita'
ai criteri di priorita' di cui all'articolo 179 e alle modalita' di
cui all'articolo 177, comma 4. nonche' misure intese a promuovere il
riciclaggio di alta qualita', privilegiando la raccolta
differenziata, eventualmente anche monomateriale, dei rifiuti.
4. Per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono
raccolti separatamente, laddove cio' sia realizzabile dal punto di
vista tecnico, economico e ambientale, e non sono miscelati con altri
rifiuti o altri materiali aventi proprieta' diverse.
5. Per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta
differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero e' sempre
ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale tramite enti
o imprese iscritti nelle apposite categorie dell'Albo nazionale
gestori ambientali ai sensi dell'articolo 212, comma 5, al fine di
favorire il piu' possibile il loro recupero privilegiando il
principio di prossimita' agli impianti di recupero.
6. Al fine di favorire l'educazione ambientale e contribuire alla
raccolta differenziata dei rifiuti, i sistemi di raccolta
differenziata di carta e plastica negli istituti scolastici sono
esentati dall'obbligo di autorizzazione in quanto presentano rischi
non elevati e non sono gestiti su base professionale.
7. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di
cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 8


(Modifiche all'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, dopo le parole: “e di recupero” sono inserite le
seguenti: “e prevedendo, ove possibile, la priorita' per quei rifiuti
non recuperabili generati nell'ambito di attivita' di riciclaggio o
di recupero”;
b) il comma 3 e' sostituito dal seguente: “3. E' vietato smaltire
i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli
stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o
internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunita'
tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita
lo richiedano.”;
c) i commi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:
“4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto
legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di
nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo
processo di combustione garantisca un elevato livello di recupero
energetico.
5. Le attivita' di smaltimento in discarica dei rifiuti sono
disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13
gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE.”;
d) il comma 7 e' abrogato.





Articolo 9.


(Principi di autosufficienza e prossimita'. Rifiuti organici)

1. Dopo l'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono inseriti i seguenti:

“Articolo 182-bis


(Principi di autosufficienza e prossimita')

1. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani
non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata
ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche
disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al
fine di:
a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti
urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti
territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei
rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei piu'
vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i
movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o
della necessita' di impianti specializzati per determinati tipi di
rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie piu' idonei a garantire un
alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica.
2. Sulla base di una motivata richiesta delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare puo' essere
limitato l'ingresso nel territorio nazionale di rifiuti destinati ad
inceneritori classificati come impianti di recupero, qualora sia
accertato che l'ingresso di tali rifiuti avrebbe come conseguenza la
necessita' di smaltire i rifiuti nazionali o di trattare i rifiuti in
modo non coerente con i piani di gestione dei rifiuti. Puo' essere
altresi' limitato, con le modalita' di cui al periodo precedente,
l'invio di rifiuti negli altri Stati membri per motivi ambientali,
come stabilito nel regolamento (CE) n. 1013/2006.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono notificati alla
Commissione europea.

Articolo 182-ter


(Rifiuti organici)

1. La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere
effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con
sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002.
2. Ai fini di quanto previsto dal comma 1, le regioni e le
province autonome, i comuni e gli ATO, ciascuno per le proprie
competenze e nell'ambito delle risorse disponibili allo scopo a
legislazione vigente, adottano entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della parte quarta del presente decreto misure
volte a incoraggiare:
a) la raccolta separata dei rifiuti organici;
b) il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un
livello elevato di protezione ambientale;
c) l'utilizzo di materiali sicuri per l'ambiente ottenuti dai
rifiuti organici, cio' al fine di proteggere la salute umana e
l'ambiente. “.





Articolo 10


(Modifiche all'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 183


(Definizioni)

1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve
le ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si
intende per:
a) “rifiuto”: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore
si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi;
b) “rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta una o piu'
caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente
decreto;
c) “oli usati”: qualsiasi olio industriale o lubrificante,
minerale o sintetico, divenuto improprio all'uso cui era inizialmente
destinato, quali gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi
di trasmissione, nonche' gli oli usati per turbine e comandi
idraulici;
d) "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili di giardini e
parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici,
ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e
rifiuti simili prodotti dall'industria alimentare raccolti in modo
differenziato;
e) “autocompostaggio”: compostaggio degli scarti organici dei
propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche, ai fini
dell'utilizzo in sito del materiale prodotto;
f) “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attivita' produce
rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di
pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno
modificato la natura o la composizione di detti rifiuti;
g): “produttore del prodotto“: qualsiasi persona fisica o
giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi,
tratti, venda o importi prodotti;
h) “detentore”: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o
giuridica che ne e' in possesso;
i) "commerciante": qualsiasi impresa che agisce in qualita' di
committente, al fine di acquistare e successivamente vendere rifiuti,
compresi i commercianti che non prendono materialmente possesso dei
rifiuti;
l) "intermediario" qualsiasi impresa che dispone il recupero o lo
smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli intermediari
che non acquisiscono la materiale disponibilita' dei rifiuti;
m) “prevenzione”: misure adottate prima che una sostanza, un
materiale o un prodotto diventi rifiuto che riducono:
1) la quantita' dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei
prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita;
2) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la
salute umana;
3) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti;
n) “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo
smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e
gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento,
nonche' le operazioni effettuate in qualita' di commerciante o
intermediario;
o) “raccolta”: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita
preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di
raccolta di cui alla lettera “mm”, ai fini del loro trasporto in un
impianto di trattamento;
p) “raccolta differenziata”: la raccolta in cui un flusso di
rifiuti e' tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti
al fine di facilitarne il trattamento specifico;
q) “preparazione per il riutilizzo": le operazioni di controllo,
pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o
componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da
poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento;
r) “riutilizzo”: qualsiasi operazione attraverso la quale
prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la
stessa finalita' per la quale erano stati concepiti;
s) "trattamento": operazioni di recupero o smaltimento, inclusa
la preparazione prima del recupero o dello smaltimento;
t) “recupero”: qualsiasi operazione il cui principale risultato
sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo
altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per
assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale
funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale.
L'allegato C della parte IV del presente decreto riporta un elenco
non esaustivo di operazioni di recupero.;
u) “riciclaggio”: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui
i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze
da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini.
Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di
energia ne' il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare
quali combustibili o in operazioni di riempimento;
v) “rigenerazione degli oli usati” qualsiasi operazione di
riciclaggio che permetta di produrre oli di base mediante una
raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare la
separazione dei contaminanti, dei prodotti di ossidazione e degli
additivi contenuti in tali oli;
z) “smaltimento”: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche
quando l'operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di
sostanze o di energia. L'Allegato B alla parte IV del presente
decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di
smaltimento;
aa) “stoccaggio”: le attivita' di smaltimento consistenti nelle
operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15
dell'allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonche' le
attivita' di recupero consistenti nelle operazioni di messa in
riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell'allegato C alla medesima
parte quarta;
bb) “deposito temporaneo”: il raggruppamento dei rifiuti
effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono
prodotti, alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di
cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono
essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo
stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose
e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di
recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita'
alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno
trimestrale, indipendentemente dalle quantita' in deposito; quando il
quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30
metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In
ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi il
predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non puo' avere
durata superiore ad un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie
omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche,
nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che
disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano
l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le
modalita' di gestione del deposito temporaneo;
cc) “combustibile solido secondario (CSS)”: il combustibile
solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di
classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche
UNI CEN/TS 15359 e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva
l'applicazione dell'articolo 184-ter, il combustibile solido
secondario, e' classificato come rifiuto speciale;
dd) “rifiuto biostabilizzato”: rifiuto ottenuto dal trattamento
biologico aerobico o anaerobico dei rifiuti indifferenziati, nel
rispetto di apposite norme tecniche, da adottarsi a cura dello Stato,
finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela
ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di
qualita';
ee) “compost di qualita”: prodotto, ottenuto dal compostaggio di
rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e
le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del decreto legislativo
29 aprile 2010, n. 75, e successive modificazioni;
ff) “digestato di qualita”: prodotto ottenuto dalla digestione
anaerobica di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i
requisiti contenuti in norme tecniche da emanarsi con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali;
gg) “emissioni”: le emissioni in atmosfera di cui all'articolo
268, comma 1, lettera b);
hh) “scarichi idrici”: le immissioni di acque reflue di cui
all'articolo 74, comma 1, lettera ff);
ii) “inquinamento atmosferico”: ogni modifica atmosferica di cui
all'articolo 268, comma 1, lettera a);
ll) “gestione integrata dei rifiuti”: il complesso delle
attivita', ivi compresa quella di spazzamento delle strade come
definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione dei
rifiuti;
mm) “centro di raccolta”: area presidiata ed allestita, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per
l'attivita' di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei
rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il
trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei
centri di raccolta e' data con decreto del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza
unificata , di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
nn) "migliori tecniche disponibili": le migliori tecniche
disponibili quali definite all'articolo 5, comma 1, lett. l-ter) del
presente decreto;
oo) spazzamento delle strade: modalita' di raccolta dei rifiuti
mediante operazione di pulizia delle strade, aree pubbliche e aree
private ad uso pubblico escluse le operazioni di sgombero della neve
dalla sede stradale e sue pertinenze, effettuate al solo scopo di
garantire la loro fruibilita' e la sicurezza del transito ;
pp) “circuito organizzato di raccolta”: sistema di raccolta di
specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai Consorzi di cui ai
titoli II e III della parte quarta del presente decreto e alla
normativa settoriale, o organizzato sulla base di un accordo di
programma stipulato tra la pubblica amministrazione ed associazioni
imprenditoriali rappresentative sul piano nazionale, o loro
articolazioni territoriali, oppure sulla base di una
convenzione-quadro stipulata tra le medesime associazioni ed i
responsabili della piattaforma di conferimento, o dell'impresa di
trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva
dei rifiuti. All'accordo di programma o alla convenzione-quadro deve
seguire la stipula di un contratto di servizio tra il singolo
produttore ed il gestore della piattaforma di conferimento, o
dell'impresa di trasporto dei rifiuti, in attuazione del predetto
accordo o della predetta convenzione;
qq) “sottoprodotto”: qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa
le condizioni di cui all'articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i
criteri stabiliti in base all'articolo 184-bis, comma 2.





Articolo 11


(Modifiche all'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 3, lettera a), dopo la parola :“agro-industriali”
sono inserite le seguenti: “, ai sensi e per gli effetti dell'art.
2135 c.c.”;
b) al comma 3, la lettera b) e' sostituita dalla seguente: “b) i
rifiuti derivanti dalle attivita' di demolizione, costruzione,
nonche' i rifiuti che derivano dalle attivita' di scavo, fermo
restando quanto disposto dall'articolo 184-bis;”;
c) al comma 3, le lettere i), l) ed m) sono soppresse;
d) il comma 4 e' sostituito dal seguente: “4. Sono rifiuti
pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I
della parte quarta del presente decreto”;
e) il comma 5 e' sostituito dal seguente: “5. L'elenco dei
rifiuti di cui all'allegato D alla parte quarta del presente decreto
include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell'origine e della
composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di
concentrazione delle sostanze pericolose. Esso e' vincolante per
quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare
pericolosi. L'inclusione di una sostanza o di un oggetto nell'elenco
non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando
la definizione di cui all'articolo 183. Con decreto del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dalla
presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee guida
per agevolare l'applicazione della classificazione dei rifiuti
introdotta agli allegati D e I.”;
f) dopo il comma 5-bis, sono aggiunti i seguenti: “5-ter. La
declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non
puo' essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione del
rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di
sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere
pericoloso del rifiuto.
5-quater. L'obbligo di etichettatura dei rifiuti pericolosi di
cui all'articolo 193 e l'obbligo di tenuta dei registri di cui
all'art. 190 non si applicano alle frazioni separate di rifiuti
pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate
per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un'impresa
che abbiano ottenuto l'autorizzazione o siano registrate in
conformita' agli articoli 208, 212, 214 e 216.”.





Articolo 12


(Sottoprodotto e cessazione della qualifica di rifiuto)

1. Dopo l'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152 sono inseriti i seguenti:

“Articolo 184-bis


(Sottoprodotto)

1. E' un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell'articolo
183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa
tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' originato da un processo di
produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo
primario non e' la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) e' certo che la sostanza o l'oggetto sara' utilizzato, nel
corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di
utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l'oggetto puo' essere utilizzato direttamente
senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica
industriale;
d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la sostanza o l'oggetto
soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti
riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e
non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute
umana.
2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono
essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o
quantitativi da soddisfare affinche' specifiche tipologie di sostanze
o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All'adozione
di tali criteri si provvede con uno o piu' decreti del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in
conformita' a quanto previsto dalla disciplina comunitaria.

Articolo 184-ter


(Cessazione della qualifica di rifiuto)

1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando e' stato sottoposto a
un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione
per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel
rispetto delle seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' comunemente utilizzato per scopi
specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli
scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti
applicabili ai prodotti;
d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non portera' a
impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.
2. L'operazione di recupero puo' consistere semplicemente nel
controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri
elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al
comma 1 sono adottati in conformita' a quanto stabilito dalla
disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari,
caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o
piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite per
le sostanze inquinanti e tengono conto di tutti i possibili effetti
negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto.
3. Nelle more dell'adozione di uno o piu' decreti di cui al comma
2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in data 5
febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e
l'art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6 novembre 2008, n.
172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n.
210. La circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999, prot. n
3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall'entrata in vigore della
presente disposizione.
4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi e per gli effetti
del presente articolo e' da computarsi ai fini del calcolo del
raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti
dal presente decreto, dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n 209,
dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e dal decreto
legislativo 120 novembre 2008, n. 188, ovvero dagli atti di
recepimento di ulteriori normative comunitarie, qualora e a
condizione che siano soddisfatti i requisiti in materia di
riciclaggio o recupero in essi stabiliti.
5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica
fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.”.





Articolo 13


(Modifiche all'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 185


(Esclusioni dall'ambito di applicazione)

1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del
presente decreto:
a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi
nell'atmosfera;
b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato
e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando
quanto previsto dagli artt. 239 e ss. relativamente alla bonifica di
siti contaminati;
c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale
escavato nel corso di attivita' di costruzione, ove sia certo che
esso verra' riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e
nello stesso sito in cui e' stato escavato;
d) i rifiuti radioattivi;
e) i materiali esplosivi in disuso;
f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b),
paglia, sfalci e potature, nonche' altro materiale agricolo o
forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella
selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante
processi o metodi che non danneggiano l'ambiente ne' mettono in
pericolo la salute umana.
2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione della parte quarta
del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni
normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di
recepimento:
a) le acque di scarico;
b) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti
trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto
quelli destinati all'incenerimento, allo smaltimento in discarica o
all'utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di
compostaggio;
c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla
macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie,
e smaltite in conformita' del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal
trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117;
3. Fatti salvi gli obblighi derivanti dalle normative comunitarie
specifiche, sono esclusi dall'ambito di applicazione della Parte
Quarta del presente decreto i sedimenti spostati all'interno di acque
superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o
della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di
inondazioni o siccita' o ripristino dei suoli se e' provato che i
sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE
della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.
4. Il suolo escavato non contaminato e altro materiale allo stato
naturale, utilizzati in siti diversi da quelli in cui sono stati
escavati, devono essere valutati ai sensi, nell'ordine, degli
articoli 183, comma 1, lettera a), 184-bis e 184-ter.”.





Articolo 14


(Modifiche all'articolo 186 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 186, comma 7-ter, secondo periodo, del decreto
legislativo 3 aprile 2006. n. 152, le parole: “derivanti da attivita'
nelle quali non vengono usati agenti o reagenti non naturali” sono
sostituite dalle seguenti: “che presentano le caratteristiche di cui
all'articolo 184-bis”.





Articolo 15


(Modifiche all'articolo 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 187


(Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi)

1. E' vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti
caratteristiche di pericolosita' ovvero rifiuti pericolosi con
rifiuti non pericolosi. La miscelazione comprende la diluizione di
sostanze pericolose.
2. In deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi
che non presentino la stessa caratteristica di pericolosita', tra
loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, puo' essere
autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 a condizione che:
a) siano rispettate le condizioni di cui all'articolo 177, comma
4, e l'impatto negativo della gestione dei rifiuti sulla salute umana
e sull'ambiente non risulti accresciuto;
b) l'operazione di miscelazione sia effettuata da un ente o da
un'impresa che ha ottenuto un'autorizzazione ai sensi degli articoli
208, 209 e 211;
c) l'operazione di miscelazione sia conforme alle migliori
tecniche disponibili di cui all'articoli 183, comma 1, lettera nn).
3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni specifiche ed in
particolare di quelle di cui all'articolo 256, comma 5, chiunque
viola il divieto di cui al comma 1 e' tenuto a procedere a proprie
spese alla separazione dei rifiuti miscelati, qualora sia
tecnicamente ed economicamente possibile e nel rispetto di quanto
previsto dall'articolo 177, comma 4.”.





Articolo 16


(Modifica degli articoli 188, 189, 190 e 193 del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152)

1. Gli articoli 188, 189, 190 e 193, sono modificati come segue:
a) l'articolo 188 e' sostituito dal seguente:

“Articolo 188


(Responsabilita' della gestione dei rifiuti)

1. Il produttore iniziale o altro detentore di rifiuti provvedono
direttamente al loro trattamento, oppure li consegnano ad un
intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua
le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o
privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformita' agli
articoli 177 e 179. Fatto salvo quanto previsto ai successivi commi
del presente articolo, il produttore iniziale o altro detentore
conserva la responsabilita' per l'intera catena di trattamento,
restando inteso che qualora il produttore iniziale o il detentore
trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare a uno dei
soggetti consegnatari di cui al presente comma, tale responsabilita',
di regola, comunque sussiste.
2. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito
e di quanto previsto dal golamento (CE) n.1013/2006, qualora il
produttore iniziale, il produttore e il detentore siano iscritti ed
abbiano adempiuto agli obblighi del sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), la responsabilita' di ciascuno di tali soggetti e'
limitata alla rispettiva sfera di competenza stabilita dal predetto
sistema.
3. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito
e di quanto previsto dal regolamento (CE) n.1013/2006, la
responsabilita' dei soggetti non iscritti al sistema di controllo
della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo
188-bis, comma 2, lett. a), che, ai sensi dell'art. 212, comma 8,
raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi e' esclusa:
a) a seguito del conferimento di rifiuti al servizio pubblico di
raccolta previa convenzione;
b) a seguito del conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati
alle attivita' di recupero o di smaltimento, a condizione che il
produttore sia in possesso del formulario di cui all'articolo 193
controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi
dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla
scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione
alla provincia della mancata ricezione del formulario. Per le
spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine e' elevato a sei
mesi e la comunicazione e' effettuata alla regione.
4. Gli enti o le imprese che provvedono alla raccolta o al
trasporto dei rifiuti a titolo professionale, conferiscono i rifiuti
raccolti e trasportati agli impianti autorizzati alla gestione dei
rifiuti ai sensi degli articoli 208, 209, 211, 213, 214 e 216 e nel
rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 177, comma 4.
5. I costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal
produttore iniziale dei rifiuti, dai detentori del momento o dai
detentori precedenti dei rifiuti.”;
b) dopo l'articolo 188 sono inseriti i seguenti articoli 188-bis
e 188-ter:

“Articolo 188-bis


(Controllo della tracciabilita' dei rifiuti)

1. In attuazione di quanto stabilito all'articolo 177, comma 4,
la tracciabilita' dei rifiuti deve essere garantita dalla loro
produzione sino alla loro destinazione finale.
2. A tale fine, la gestione dei rifiuti deve avvenire:
a) nel rispetto degli obblighi istituiti attraverso il sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all'articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e
al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare in data 17 dicembre 2009; oppure
b) nel rispetto degli obblighi relativi alla tenuta dei registri
di carico e scarico nonche' del formulario di identificazione di cui
agli articoli 190 e 193.
3. Il soggetto che aderisce al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), non
e' tenuto ad adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei
registri di carico e scarico di cui all'articolo 190, nonche' dei
formulari di identificazione dei rifiuti di cui all'articolo 193.
Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati dalla copia cartacea della scheda di movimentazione del
sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
al comma 2, lett. a). Il registro cronologico e le schede di
movimentazione del predetto sistema di controllo della tracciabilita'
dei rifiuti (SISTRI) sono resi disponibili all'autorita' di controllo
in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato
elettronico da parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla
rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti, ad
eccezione dei quelli relativi alle operazioni di smaltimento dei
rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo
indeterminato ed al termine dell'attivita' devono essere consegnati
all'autorita' che ha rilasciato l'autorizzazione. Per gli impianti di
discarica, fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo 13
gennaio 2003, n. 36, il registro cronologico deve essere conservato
fino al termine della fase di gestione post operativa della
discarica.
4. Il soggetto che non aderisce al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), deve
adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e
scarico di cui all'articolo 190, nonche' dei formulari di
identificazione dei rifiuti nella misura stabilita dall'articolo 193.

Articolo 188-ter


(Sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI))

1. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a):
a) gli enti e le imprese produttori di rifiuti speciali
pericolosi - ivi compresi quelli di cui all'articolo 212, comma 8;
b) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non
pericolosi, di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) con
piu' di dieci dipendenti, nonche' le imprese e gli enti che
effettuano operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti e che
producano per effetto di tale attivita' rifiuti non pericolosi,
indipendentemente dal numero di dipendenti;
c) i commercianti e gli intermediari di rifiuti;
d) i consorzi istituiti per il recupero o il riciclaggio di
particolari tipologie di rifiuti che organizzano la gestione di tali
rifiuti per conto dei consorziati;
e) le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero o
smaltimento di rifiuti;
f) gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti
speciali a titolo professionale. Nel caso di trasporto navale,
l'armatore o il noleggiatore che effettuano il trasporto o il
raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile 1977, n. 135,
delegato per gli adempimenti relativi al SISTRI dall'armatore o
noleggiatore medesimi;
g) in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono
affidati i rifiuti speciali in attesa della presa in carico degli
stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che
effettua il successivo trasporto.
2. Possono aderire al sistema di controllo della tracciabilita'
dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
su base volontaria:
a) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non
pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) che
non hanno piu' di dieci dipendenti;
b) gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano i propri
rifiuti speciali non pericolosi di cui all'articolo 212, comma 8;
c) gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice
civile che producono rifiuti speciali non pericolosi;
d) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non
pericolosi derivanti da attivita' diverse da quelle di cui
all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g);
e) i comuni, i centri di raccolta e le imprese di raccolta e
trasporto dei rifiuti urbani nel territorio di regioni diverse dalla
regione Campania.
3. Ai fini del presente articolo il numero dei dipendenti e'
calcolato con riferimento al numero delle persone occupate
nell'unita' locale dell'ente o dell'impresa con una posizione di
lavoro indipendente o dipendente (a tempo pieno, a tempo parziale,
con contratto di apprendistato o contratto di inserimento), anche se
temporaneamente assenti (per servizio, ferie, malattia, sospensione
dal lavoro, cassa integrazione guadagni, eccetera). I lavoratori
stagionali sono considerati come frazioni di unita' lavorative annue
con riferimento alle giornate effettivamente retribuite.
4. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti
urbani del territorio della regione Campania.
5. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, puo' essere esteso l'obbligo di
iscrizione al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti
(SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle
categorie di soggetti di cui al comma 2 ai produttori di rifiuti
speciali pericolosi che non sono inquadrati in un'organizzazione di
ente o di impresa, nonche' ai soggetti di cui al decreto previsto
dall'articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 2005,
n. 151, recante modalita' semplificate di gestione dei rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei
distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed
elettroniche (AEE), nonche' dei gestori dei centri di assistenza
tecnica di tali apparecchiature.
6. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della presente disposizione, sono stabiliti, nel rispetto
delle norme comunitarie, i criteri e le condizioni per l'applicazione
del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di
cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle procedure relative
alle spedizioni di rifiuti di cui al regolamento 8CE) n. 1013/2006, e
successive modificazioni, ivi compresa l'adozione di un sistema di
interscambio di dati previsto dall'articolo 26, parafrafo 4, del
predetto regolamento. Nelle more dell'adozione dei predetti decreti,
sono fatti salvi gli obblighi stabiliti dal decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17
dicembre 2009, relativi alla tratta del territorio nazionale
interessata dal trasporto transfrontaliero.
7. Con uno o piu' regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e'
effettuata la ricognizione delle disposizioni, ivi incluse quelle del
presente decreto, le quali, a decorrere dalla data di entrata in
vigore dei predetti decreti ministeriali, sono abrogate.
8. In relazione alle esigenze organizzative e operative delle
Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco, connesse, rispettivamente, alla difesa e alla sicurezza
militare dello Stato, alla tutela dell'ordine e della sicurezza
pubblica, al soccorso pubblico e alla difesa civile, le procedure e
le modalita' con le quali il sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) si applica alle corrispondenti
Amministrazioni centrali sono individuate con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro
dell'economia e delle finanze e, per quanto di rispettiva competenza,
del Ministro della difesa e del Ministro dell'interno, da adottare
entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione.
9. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare potranno essere individuate modalita'
semplificate per l'iscrizione dei produttori di rifiuti pericolosi al
sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
10. Nel caso di produzione accidentale di rifiuti pericolosi il
produttore e' tenuto a procedere alla richiesta di adesione al SISTRI
entro tre giorni lavorativi dall'accertamento della pericolosita' dei
rifiuti.”;
c) l'articolo 189 e' sostituito dal seguente:

“Articolo 189


(Catasto dei rifiuti)

1. Il catasto dei rifiuti, istituito dall'articolo 3 del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' articolato in
una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e in
Sezioni regionali o delle province autonome di Trento e di Bolzano
presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle province autonome
per la protezione dell'ambiente.
2. Il Catasto assicura un quadro conoscitivo completo e
costantemente aggiornato dei dati acquisiti tramite il sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e delle informazioni di cui
al comma 3, anche ai fini della pianificazione delle attivita' di
gestione dei rifiuti.
3. I comuni o loro consorzi e le comunita' montane comunicano
annualmente alle Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, secondo le modalita' previste dalla legge 25 gennaio
1994 n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente:
a) la quantita' dei rifiuti urbani raccolti nel proprio
territorio;
b) la quantita' dei rifiuti speciali raccolti nel proprio
territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici o
privati;
c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti,
specificando le operazioni svolte, le tipologie e la quantita' dei
rifiuti gestiti da ciascuno;
d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario
degli investimenti per le attivita' di gestione dei rifiuti, nonche'
i proventi della tariffa di cui all'articolo 238 ed i proventi
provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti;
e) i dati relativi alla raccolta differenziata;
f) le quantita' raccolte, suddivise per materiali, in attuazione
degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai comuni
della regione Campania, tenuti ad aderire al sistema di controllo
della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo
188-bis, comma 2, lett. a). Le informazioni di cui al comma 3,
lettera d), sono trasmesse all'ISPRA, tramite interconnessione
diretta tra il Catasto dei rifiuti e il sistema di tracciabilita' dei
rifiuti nella regione Campania di cui all'articolo 2, comma 2-bis,
del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210 (SITRA). Le
attivita' di cui al presente comma sono svolte nei limiti delle
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
5. Le disposizioni di cui al comma 3, fatta eccezione per le
informazioni di cui alla lettera d), non si applicano altresi' ai
comuni di cui all´articolo 188-ter, comma 2, lett. e) che aderiscono
al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di
cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a).
6. Le sezioni regionali e provinciali del Catasto provvedono
all'elaborazione dei dati di cui al comma 188-ter, commi 1 e 2, ed
alla successiva trasmissione, entro trenta giorni dal ricevimento
degli stessi, alla Sezione nazionale che provvede, a sua volta,
all'invio alle amministrazioni regionali e provinciali competenti in
materia rifiuti. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale (ISPRA) elabora annualmente i dati e ne assicura la
pubblicita'. Le Amministrazioni interessate provvedono agli
adempimenti di cui al presente comma con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. Per le comunicazioni relative ai rifiuti di imballaggio si
applica quanto previsto dall'articolo 220, comma 2.”;
d) l'articolo 190 e' sostituito dal seguente:

“Articolo 190


(Registri di carico e scarico)

1. I soggetti di cui all'articolo 188-ter, comma 2, lett. a) e
b), che non hanno aderito su base volontaria al sistema di
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e
scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche
qualitative e quantitative dei rifiuti. Le annotazioni devono essere
effettuate almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del
rifiuto e dallo scarico del medesimo.
2. I registri di carico e scarico sono tenuti presso ogni
impianto di produzione o, nel caso in cui cio' risulti eccessivamente
oneroso, nel sito di produzione, e integrati con i formulari di
identificazione di cui all'articolo 193, comma 1, relativi al
trasporto dei rifiuti, o con la copia della scheda del sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), trasmessa dall'impianto di
destinazione dei rifiuti stessi, sono conservati per cinque anni
dalla data dell'ultima registrazione.
3. I soggetti di cui al comma 1, la cui produzione annua di
rifiuti non eccede le dieci tonnellate di rifiuti non pericolosi,
possono adempiere all'obbligo della tenuta dei registri di carico e
scarico dei rifiuti anche tramite le associazioni imprenditoriali
interessate o societa' di servizi di diretta emanazione delle stesse,
che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile,
mantenendo presso la sede dell'impresa copia dei dati trasmessi.
4. Le informazioni contenute nel registro di carico e scarico
sono rese disponibili in qualunque momento all'autorita' di controllo
qualora ne faccia richiesta.
5. I registri di carico e scarico sono numerati, vidimati e
gestiti con le procedure e le modalita' fissate dalla normativa sui
registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di
carico e scarico si intendono correttamente adempiuti anche qualora
sia utilizzata carta formato A4, regolarmente numerata. I registri
sono numerati e vidimati dalle Camere di commercio territorialmente
competenti.
6. La disciplina di carattere nazionale relativa ai registri di
carico e scarico e' quella di cui al decreto del Ministro
dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, come modificato dal comma 7.
7. Nell'Allegato C1, sezione III, lettera c), del decreto del
Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, dopo le parole: “in
litri” la congiunzione: “e” e' sostituita dalla disgiunzione: “o”.
8. I produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati in
un'organizzazione di ente o impresa, sono soggetti all'obbligo della
tenuta del registro di carico e scarico e vi adempiono attraverso la
conservazione, in ordine cronologico, delle copie delle schede del
sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), relative ai rifiuti
prodotti, rilasciate dal trasportatore dei rifiuti stessi.
9. Le operazioni di gestione dei centri di raccolta di cui
all'articolo 183, comma 1, lettera mm), sono escluse dagli obblighi
del presente articolo limitatamente ai rifiuti non pericolosi. Per i
rifiuti pericolosi la registrazione del carico e dello scarico puo'
essere effettuata contestualmente al momento dell'uscita dei rifiuti
stessi dal centro di raccolta e in maniera cumulativa per ciascun
codice dell'elenco dei rifiuti.”;
e) L'articolo 193 e' sostituito dal seguente:

“Articolo 193


(Trasporto dei rifiuti)

1. Per gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano i
propri rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 212, comma 8, e che
non aderiscono su base volontaria al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a) i rifiuti devono essere accompagnati da un
formulario di identificazione dal quale devono risultare almeno i
seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del detentore;
b) origine, tipologia e quantita' del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell'istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere
redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal
produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore che in tal
modo da' atto di aver ricevuto i rifiuti. Una copia del formulario
deve rimanere presso il produttore e le altre tre, controfirmate e
datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal
destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una
al predetto produttore dei rifiuti. Le copie del formulario devono
essere conservate per cinque anni.
3. Il trasportatore non e' responsabile per quanto indicato nella
Scheda SISTRI - Area movimentazione o nel formulario di
identificazione di cui al comma 1 dal produttore o dal detentore dei
rifiuti e per le eventuali difformita' tra la descrizione dei rifiuti
e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le
difformita' riscontrabili con la diligenza richiesta dalla natura
dell'incarico .
4. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi
devono essere imballati ed etichettati in conformita' alle norme
vigenti in materia di imballaggio e etichettatura delle sostanze
pericolose.
5. Fatto salvo quanto previsto per i comuni e le imprese di
trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della regione Campania,
tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilita' dei
rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
nonche' per i comuni e le imprese di trasporto di rifiuti urbani in
regioni diverse dalla regione Campania di cui all´articolo 188-ter,
comma 2, lett. e), che aderiscono al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI), le disposizioni di cui al comma
1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal
soggetto che gestisce il servizio pubblico, ne' ai trasporti di
rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti stessi,
in modo occasionale e saltuario, che non eccedano la quantita' di
trenta chilogrammi o di trenta litri, ne' al trasporto di rifiuti
urbani effettuato dal produttore degli stessi ai centri di raccolta
di cui all'articolo 183, comma 1, lett. mm). Sono considerati
occasionali e saltuari i trasporti di rifiuti, effettuati
complessivamente per non piu' di quattro volte l'anno non eccedenti i
trenta chilogrammi o trenta litri al giorno e, comunque, i cento
chilogrammi o cento litri l'anno.
6. In ordine alla definizione del modello e dei contenuti del
formulario di identificazione, si applica il decreto del Ministro
dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 145.
7. I formulari di identificazione devono essere numerati e
vidimati dagli uffici dell'Agenzia delle entrate o dalle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura o dagli uffici
regionali e provinciali competenti in materia di rifiuti e devono
essere annotati sul registro Iva acquisti. La vidimazione dei
predetti formulari di identificazione e' gratuita e non e' soggetta
ad alcun diritto o imposizione tributaria.
8. Per le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti
non pericolosi che non aderiscono su base volontaria al sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), il formulario di
identificazione e' validamente sostituito, per i rifiuti oggetto di
spedizioni transfrontaliere, dai documenti previsti dalla normativa
comunitaria di cui all'articolo 194, anche con riguardo alla tratta
percorsa su territorio nazionale.
9. La scheda di accompagnamento di cui all'articolo 13 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, relativa
all'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura, e'
sostituita dalla Scheda SISTRI - Area movimentazione di cui al
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare in data 17 dicembre 2009 o, per le imprese che non
aderiscono su base volontaria al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), dal formulario di identificazione di cui al comma
1. Le specifiche informazioni di cui all'allegato IIIA del decreto
legislativo n. 99 del 1992 devono essere indicate nello spazio
relativo alle annotazioni della medesima Scheda SISTRI - Area
movimentazione o nel formulario di identificazione. La movimentazione
dei rifiuti esclusivamente all'interno di aree private non e'
considerata trasporto ai fini della parte quarta del presente
decreto.
10. La microraccolta dei rifiuti, intesa come la raccolta di
rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso piu'
produttori o detentori svolta con lo stesso automezzo, deve essere
effettuata nel piu' breve tempo tecnicamente possibile. Nelle schede
del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di
cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), relative alla
movimentazione dei rifiuti, e nei formulari di identificazione dei
rifiuti devono essere indicate, nello spazio relativo al percorso,
tutte le tappe intermedie previste. Nel caso in cui il percorso
dovesse subire delle variazioni, nello spazio relativo alle
annotazioni deve essere indicato a cura del trasportatore il percorso
realmente effettuato.
11. Gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di trasporto,
nonche' le soste tecniche per le operazioni di trasbordo, ivi
compreso quelle effettuate con cassoni e dispositivi scarrabili non
rientrano nelle attivita' di stoccaggio di cui all'articolo 183,
comma 1, lettera v), purche' le stesse siano dettate da esigenze di
trasporto e non superino le quarantotto ore, escludendo dal computo i
giorni interdetti alla circolazione.
12. Nel caso di trasporto intermodale di rifiuti, le attivita' di
carico e scarico, di trasbordo, nonche' le soste tecniche all'interno
dei porti e degli scali ferroviari, degli interporti, impianti di
terminalizzazione e scali merci non rientrano nelle attivita' di
stoccaggio di cui all'articolo 183, comma 1, lettera aa) purche'
siano effettuate nel piu' breve tempo possibile e non superino
comunque, salvo impossibilita' per caso fortuito o per forza
maggiore, il termine massimo di sei giorni a decorrere dalla data in
cui hanno avuto inizio predette attivita'. Ove si prospetti
l'impossibilita' del rispetto del predetto termine per caso fortuito
o per forza maggiore, il detentore del rifiuto ha l'obbligo di darne
indicazione nello spazio relativo alle annotazioni della medesima
Scheda SISTRI - Area movimentazione e informare, senza indugio e
comunque prima della scadenza del predetto termine, il comune e la
provincia territorialmente competente indicando tutti gli aspetti
pertinenti alla situazione. Ferme restando le competenze degli organi
di controllo, il detentore del rifiuto dovra' adottare, senza indugio
e a propri costi e spese, tutte le iniziative opportune per prevenire
eventuali pregiudizi ambientali e effetti nocivi per la salute umana.
La decorrenza del termine massimo di sei giorni resta sospesa durante
il periodo in cui perduri l'impossibilita' per caso fortuito o per
forza maggiore. In caso di persistente impossibilita' per caso
fortuito o per forza maggiore per un periodo superiore a 30 giorni a
decorrere dalla data in cui ha avuto inizio l'attivita' di cui al
primo periodo del presente comma, il detentore del rifiuto sara'
obbligato a conferire, a propri costi e spese, i rifiuti ad un
intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua
le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o
privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformita' agli
articoli 177 e 179.
13. La copia cartacea della scheda del sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), relativa alla movimentazione dei rifiuti e il
formulario di identificazione di cui al comma 1 costituisce
documentazione equipollente alla scheda di trasporto di cui
all'articolo 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286 e
al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 30
giugno 2009.”.
2. Le disposizioni del presente articolo entrano in vigore a
decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine di cui
all'articolo 12, comma 2 del decreto del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre 2009,
pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010,
e successive modificazioni.





Articolo 17


(Modifiche all'articolo 194 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 194 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 194


(Spedizioni transfrontaliere)

1. Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate
dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli accordi
bilaterali di cui agli articoli 41 e 43 del regolamento (CE) n.
1013/2006 e dal decreto di cui al comma 4.
2. Sono fatti salvi, ai sensi degli articoli 41 e 43 del
regolamento (CE) n. 1013/2006 gli accordi in vigore tra lo Stato
della Citta' del Vaticano, la Repubblica di San Marino e la
Repubblica italiana. Alle importazioni di rifiuti urbani e assimilati
provenienti dallo Stato della Citta' del Vaticano e dalla Repubblica
di San Marino non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 42
del predetto regolamento.
3. Fatte salve le norme che disciplinano il trasporto
internazionale di merci, le imprese che effettuano il trasporto
transfrontaliero nel territorio italiano sono iscritte all'Albo
nazionale gestori ambientali di cui all'articolo 212. L'iscrizione
all'Albo, qualora effettuata per il solo esercizio dei trasporti
transfrontalieri, non e' subordinata alla prestazione delle garanzie
finanziarie di cui al comma 10 del medesimo articolo 212.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico, della salute, dell'economia e delle finanze, delle
infrastrutture e dei trasporti, nel rispetto delle norme del
regolamento (CE) n. 1013/2006 sono disciplinati:
a) i criteri per il calcolo degli importi minimi delle garanzie
finanziarie da prestare per le spedizioni dei rifiuti, di cui
all'articolo 6 del predetto regolamento; tali garanzie sono ridotte
del cinquanta per cento per le imprese registrate ai sensi del
regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 marzo 2001, e del quaranta per cento nel caso di imprese in
possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En
Iso 14001;
b) le spese amministrative poste a carico dei notificatori ai
sensi dell'articolo 29, del regolamento;
c) le specifiche modalita' per il trasporto dei rifiuti negli
Stati di cui al comma 2.
5. Sino all'adozione del decreto di cui al comma 4, continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro
dell'ambiente 3 settembre 1998, n. 370.
6. Ai sensi e per gli effetti del regolamento (CE) n. 1013/2006:
a) le autorita' competenti di spedizione e di destinazione sono
le regioni e le province autonome;
b) l'autorita' di transito e' il Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare;
c) corrispondente e' il Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare.
7. Le regioni e le province autonome comunicano le informazioni
di cui all'articolo 56 del regolamento (CE) 1013/2006 al Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per il
successivo inoltro alla Commissione dell'Unione europea, nonche',
entro il 30 settembre di ogni anno, i dati, riferiti all'anno
precedente, previsti dall'articolo 13, comma 3, della Convenzione di
Basilea, ratificata con legge 18 agosto 1993, n. 340.”.





Articolo 18


(Modifiche all'articolo 195 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 195 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera b), dopo la parola: “, rifiuti” sono
soppresse le seguenti da: “nonche” a: “movimentazione”;
b) al comma 1, dopo la lettera b) sono inserite le seguenti:
“b-bis): la definizione di linee guida, sentita la Conferenza
unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, sui contenuti minimi delle autorizzazioni rilasciate ai
sensi degli artt. 208, 215 e 216;
b-ter) la definizione di linee guida, sentita la Conferenza
Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, per le attivita' di recupero energetico dei rifiuti;";
c) al comma 1, lettera h), le parole: “delle tipologie” sono
soppresse;
d) al comma 1, lettera i) le parole “materia prima secondaria”
sono soppresse.
e) al comma 1, alle lettere m), n), o) ed r), le parole:
“Conferenza Stato-Regioni” sono sostituite dalle seguenti:
“Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281”;
f) al comma 1, alla lettera q), dopo le parole: “criteri
generali” sono inserite le seguenti: “, ivi inclusa l'emanazione di
specifiche linee guida,”;
g) al comma 2, le lettere da f) a s-bis) sono sostituite dalle
seguenti:
“f) la definizione dei metodi, delle procedure e degli standard
per il campionamento e l'analisi dei rifiuti;
g) la determinazione dei requisiti e delle capacita' tecniche e
finanziarie per l'esercizio delle attivita' di gestione dei rifiuti,
ivi compresi i criteri generali per la determinazione delle garanzie
finanziarie in favore delle regioni, con particolare riferimento a
quelle dei soggetti obbligati all'iscrizione all'Albo di cui
all'articolo 212, secondo la modalita' di cui al comma 9 dello stesso
articolo;
h) la definizione del modello e dei contenuti del formulario di
cui all'articolo 193 e la regolamentazione del trasporto dei rifiuti;
i) l'individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate
ragioni tecniche, ambientali ed economiche possono essere smaltiti
direttamente in discarica;
l) l'adozione di un modello uniforme del registro di cui
all'articolo 190 e la definizione delle modalita' di tenuta dello
stesso, nonche' l'individuazione degli eventuali documenti
sostitutivi del registro stesso;
m) l'individuazione dei rifiuti elettrici ed elettronici, di cui
all'articolo 227, comma 1, lettera a);
n) l'aggiornamento degli Allegati alla parte quarta del presente
decreto;
o) l'adozione delle norme tecniche, delle modalita' e delle
condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto mediante compostaggio,
con particolare riferimento all'utilizzo agronomico come
fertilizzante, ai sensi del decreto legislativo29 aprile 2010, n. 75,
e del prodotto di qualita' ottenuto mediante compostaggio da rifiuti
organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata;
p) l'autorizzazione allo smaltimento di rifiuti nelle acque
marine, in conformita' alle disposizioni stabilite dalle norme
comunitarie e dalle convenzioni internazionali vigenti in materia,
rilasciata dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, su proposta dell'autorita' marittima nella cui zona di
competenza si trova il porto piu' vicino al luogo dove deve essere
effettuato lo smaltimento ovvero si trova il porto da cui parte la
nave con il carico di rifiuti da smaltire;
q) l'individuazione della misura delle sostanze assorbenti e
neutralizzanti, previamente testate da universita' o istituti
specializzati, di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo
stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione di
accumulatori, al fine di prevenire l'inquinamento del suolo, del
sottosuolo e di evitare danni alla salute e all'ambiente derivanti
dalla fuoriuscita di acido, tenuto conto della dimensione degli
impianti, del numero degli accumulatori e del rischio di sversamento
connesso alla tipologia dell'attivita' esercitata;
r) l'individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme
comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni della parte quarta
del presente decreto, di forme di semplificazione degli adempimenti
amministrativi per la raccolta e il trasporto di specifiche tipologie
di rifiuti destinati al recupero e conferiti direttamente dagli
utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai produttori, ai
distributori, a coloro che svolgono attivita' di istallazione e
manutenzione presso le utenze domestiche dei beni stessi o ad
impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui alle voci R2,
R3, R4, R5, R6 e R9 dell'Allegato C alla parte quarta del presente
decreto, da adottarsi con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della presente disciplina;
s) la riorganizzazione del Catasto dei rifiuti;
t) predisposizione di linee guida per l'individuazione di una
codifica omogenea per le operazioni di recupero e smaltimento da
inserire nei provvedimenti autorizzativi da parte delle autorita'
competenti, anche in conformita' a quanto disciplinato in materia
dalla direttiva 2008/12/CE, e sue modificazioni;
u) individuazione dei contenuti tecnici minimi da inserire nei
provvedimenti autorizzativi di cui agli articoli 208, 209, 211;
v) predisposizione di linee guida per l'individuazione delle
procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la
classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell'allegato D della
parta quarta del presente decreto.”;
h) al comma 3, le parole: “Conferenza Stato-Regioni” sono
sostituite dalle seguenti: “Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281”.





Articolo 19


(Modifiche all'articolo 197 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 197 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 5, dopo le parole: “Nell'ambito delle competenze di
cui al comma 1, le province sottopongono ad adeguati controlli
periodici” sono inserite le seguenti: “gli enti e le imprese che
producono rifiuti pericolosi, le imprese che raccolgono e trasportano
rifiuti a titolo professionale,”;
b) dopo il comma 5 e' inserito il seguente: “5-bis. Le province,
nella programmazione delle ispezioni e controlli di cui al presente
articolo, possono tenere conto, nella determinazione della frequenza
degli stessi, delle registrazioni ottenute dai destinatari
nell'ambito del sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS).”.





Articolo 20


(Modifiche all'articolo 199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. L'articolo 199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente:

“Articolo 199


(Piani regionali)

1. Le regioni, sentite le province, i comuni e, per quanto
riguarda i rifiuti urbani, le Autorita' d'ambito di cui all'articolo
201, nel rispetto dei principi e delle finalita' di cui agli articoli
177, 178, 179, 180, 181, 182 e 182-bis ed in conformita' ai criteri
generali stabiliti dall'articolo 195, comma 1, lettera m), ed a
quelli previsti dal presente articolo, predispongono e adottano piani
regionali di gestione dei rifiuti. Per l'approvazione dei piani
regionali si applica la procedura di cui alla Parte II del presente
decreto in materia di VAS. Presso i medesimi uffici sono inoltre rese
disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al
procedimento e alle motivazioni sulle quali si e' fondata la
decisione, anche in relazione alle osservazioni scritte presentate.
2. I piani di gestione dei rifiuti di cui al comma 1 comprendono
l'analisi della gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico
interessato, le misure da adottare per migliorare l'efficacia
ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti, nonche'
una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all'attuazione
degli obiettivi e delle disposizioni della parte quarta del presente
decreto.
3. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre:
a) tipo, quantita' e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del
territorio, suddivisi per ambito territoriale ottimale per quanto
riguarda i rifiuti urbani, rifiuti che saranno prevedibilmente
spediti da o verso il territorio nazionale e valutazione
dell'evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonche' la fissazione
degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello
regionale, fermo restando quanto disposto dall'articolo 205;
b) i sistemi di raccolta dei rifiuti e impianti di smaltimento e
recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi speciali per oli usati,
rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa
comunitaria specifica;
c) una valutazione della necessita' di nuovi sistemi di raccolta,
della chiusura degli impianti esistenti per i rifiuti, di ulteriori
infrastrutture per gli impianti per i rifiuti in conformita' del
principio di autosufficienza e prossimita' di cui agli articoli 181,
182 e 182-bis e se necessario degli investimenti correlati;
d) informazioni sui criteri di riferimento per l'individuazione
dei siti e la capacita' dei futuri impianti di smaltimento o dei
grandi impianti di recupero, se necessario;
e) politiche generali di gestione dei rifiuti, incluse tecnologie
e metodi di gestione pianificata dei rifiuti, o altre politiche per i
rifiuti che pongono problemi particolari di gestione;
f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale
sul territorio regionale, nel rispetto delle linee guida di cui
all'articolo 195, comma 1, lettera m);
g) il complesso delle attivita' e dei fabbisogni degli impianti
necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri
di trasparenza, efficacia, efficienza, economicita' e autosufficienza
della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di
ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200,
nonche' ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti
speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di
favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
h) la promozione della gestione dei rifiuti per ambiti
territoriali ottimali, attraverso strumenti quali una adeguata
disciplina delle incentivazioni, prevedendo per gli ambiti piu'
meritevoli, tenuto conto delle risorse disponibili a legislazione
vigente, una maggiorazione di contributi; a tal fine le regioni
possono costituire nei propri bilanci un apposito fondo;
i) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di
smaltimento dei rifiuti urbani;
l) i criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle
aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e
smaltimento dei rifiuti nonche' per l'individuazione dei luoghi o
impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei
criteri generali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera p);
m) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio
ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino;
n) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della
raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani:
o) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui
all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per
specifiche tipologie di rifiuto;
p) le prescrizioni in materia di prevenzione e gestione degli
imballaggi e rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225, comma 6;
q) il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da
collocare in discarica di cui all'articolo 5 del decreto legislativo
13 gennaio 2003, n. 36;
r) un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti,
elaborato sulla base del programma nazionale di prevenzione dei
rifiuti di cui all'art. 180, che descriva le misure di prevenzione
esistenti e fissi ulteriori misure adeguate. Il programma fissa anche
gli obiettivi di prevenzione. Le misure e gli obiettivi sono
finalizzati a dissociare la crescita economica dagli impatti
ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Il programma deve
contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le
misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi
realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori.
4. Il piano di gestione dei rifiuti puo' contenere, tenuto conto
del livello e della copertura geografica dell'area oggetto di
pianificazione, i seguenti elementi:
a) aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti;
b) valutazione dell'utilita' e dell'idoneita' del ricorso a
strumenti economici e di altro tipo per la soluzione di problematiche
riguardanti i rifiuti, tenuto conto della necessita' di continuare ad
assicurare il buon funzionamento del mercato interno;
c) campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni
destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di
consumatori.
5. Il piano regionale di gestione dei rifiuti e' coordinato con
gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale
previsti dalla normativa vigente.
6. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per
la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:
a) l'ordine di priorita' degli interventi, basato su un criterio
di valutazione del rischio elaborato dall'Istituto Superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);
b) l'individuazione dei siti da bonificare e delle
caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le modalita' degli interventi di bonifica e risanamento
ambientale, che privilegino prioritariamente l'impiego di materiali
provenienti da attivita' di recupero di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalita' di smaltimento dei materiali da asportare.
7. L'approvazione del piano regionale o il suo adeguamento e'
requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.
8. La regione approva o adegua il piano entro il 12 dicembre
2013. Fino a tale momento, restano in vigore i piani regionali
vigenti.
9. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 8 e di
accertata inattivita' nell'approvare o adeguare il piano, il
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
dell'ambiente e tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, diffida gli organi regionali competenti a provvedere entro un
congruo termine e, in caso di ulteriore inerzia, adotta, in via
sostitutiva, i provvedimenti necessari alla elaborazione e
approvazione o adeguamento del piano regionale.
10. Le regioni, sentite le province interessate, d'intesa tra
loro o singolarmente, per le finalita' di cui alla parte quarta del
presente decreto provvedono alla valutazione della necessita' dell'
aggiornamento del piano almeno ogni sei anni, nonche' alla
programmazione degli interventi attuativi occorrenti in conformita'
alle procedure e nei limiti delle risorse previste dalla normativa
vigente.
11. Le regioni e le province autonome comunicano tempestivamente
al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
l'adozione o la revisione dei piani di gestione e dei programmi di
prevenzione dei rifiuti di cui al presente articolo, al fine del
successivo invio degli stessi alla Commissione europea.
12. Le regioni e le province autonome assicurano la pubblicazione
dei piani e dei programmi di cui al presente articolo, anche
attraverso l'inserimento degli stessi sul sito WEB della regione o
della provincia autonoma.
13. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.





Articolo 21


(Modifiche all'articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: In ogni ambito” sono sostituite dalle
seguenti: “Fatto salvo quanto previsto al comma 1-bis, in ogni
ambito”;
b) dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti:
“1-bis. Nel caso in cui, dal punto di vista tecnico, ambientale
ed economico, non sia realizzabile raggiungere gli obiettivi di cui
al comma 1, il comune puo' richiedere al Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare una deroga al rispetto degli
obblighi di cui al medesimo comma 1. Verificata la sussistenza dei
requisiti stabiliti al primo periodo, il Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare puo' autorizzare la predetta
deroga, previa stipula senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica di un accordo di programma tra Ministero, regione ed enti
locali interessati, che stabilisca:
a) le modalita' attraverso le quali il comune richiedente intende
conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 181, comma 1. Le
predette modalita' possono consistere in compensazioni con gli
obiettivi raggiunti in altri comuni;
b) la destinazione a recupero di energia della quota di rifiuti
indifferenziati che residua dalla raccolta differenziata e dei
rifiuti derivanti da impianti di trattamento dei rifiuti
indifferenziati, qualora non destinati al recupero di materia;
c) la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani,
da destinare al riciclo, che il comune richiedente si obbliga ad
effettuare.
1-ter. L'accordo di programma di cui al comma precedente puo'
stabilire obblighi, in linea con le disposizioni vigenti, per il
comune richiedente finalizzati al perseguimento delle finalita' di
cui alla parte quarta, titolo I, del presente decreto nonche'
stabilire modalita' di accertamento dell'adempimento degli obblighi
assunti nell'ambito dell'accordo di programma e prevedere una
disciplina per l'eventuale inadempimento. I piani regionali si
conformano a quanto previsto dagli accordi di programma di cui al
presente articolo.”.





Articolo 22


(Modifiche all'articolo 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 e' sostituito dal seguente: “3. Entro trenta giorni
dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione individua
il responsabile del procedimento e convoca apposita conferenza di
servizi. Alla conferenza dei servizi partecipano, con un preavviso di
almeno 20 giorni, i responsabili degli uffici regionali competenti e
i rappresentanti delle autorita' d'ambito e degli enti locali sul cui
territorio e' realizzato l'impianto, nonche' il richiedente
l'autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire
documenti, informazioni e chiarimenti. Nel medesimo termine di 20
giorni, la documentazione di cui al comma 1 e' inviata ai componenti
della conferenza di servizi. La decisione della conferenza dei
servizi e' assunta a maggioranza e le relative determinazioni devono
fornire una adeguata motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti
espresse nel corso della conferenza”;
b) al comma 4, lettera b), le parole: “con le esigenze ambientali
e territoriali” sono sostituite dalle seguenti: “con quanto previsto
dall'articolo 177, comma 4”;
c) al comma 6, il primo periodo e' sostituito dal seguente:
“Entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della Conferenza
dei servizi, valutando le risultanze della stessa, la regione, in
caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione
e la gestione dell'impianto.”;
d) al comma 10, le parole: “Ove l'autorita” sono sostituite dalle
seguenti: “Ferma restando la valutazione delle eventuali
responsabilita' ai sensi della normativa vigente, ove l'autorita”;
e) al comma 11, lettera a), le parole: “da smaltire o da
recuperare” sono sostituite dalle seguenti: “che possono essere
trattati”;
f) al comma 11, lettera b), le parole: “I requisiti tecnici” sono
sostituite dalle seguenti: “Per ciascun tipo di operazione
autorizzata, i requisiti tecnici” e le parole: “ed alla” sono
sostituite dalle seguenti: “e alla modalita' di verifica,
monitoraggio e controllo della”;
g) al comma 11, la lettera c) e' sostituita dalla seguente: “c)
le misure precauzionali e di sicurezza da adottare;”;
h) al comma 11, lettera d), le parole: “da autorizzare” sono
sostituite dalla seguente: “autorizzato”;
i) al comma 11, lettera e), le parole: “di trattamento e di
recupero” sono sostituite dalle seguenti: “da utilizzare per ciascun
tipo di operazione”;
l) al comma 11, la lettera f) e' sostituita dalla seguente: “f)
le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa
successivi che si rivelino necessarie;”;
m) al comma 11, lettera g), sono soppresse le parole: “A tale
fine,”;
n) dopo il comma 11 e' inserito il seguente: “11-bis. Le
autorizzazioni concernenti l'incenerimento o il coincenerimento con
recupero di energia sono subordinate alla condizione che il recupero
avvenga con un livello elevato di efficienza energetica, tenendo
conto delle migliori tecniche disponibili.”;
o) al comma 12, dopo la parola: “disponibili” sono aggiunte le
seguenti: “e nel rispetto delle garanzie procedimentali di cui alla
legge n. 241 del 1990”;
p) al comma 14, la parola: “194” e' sostituita dalle seguenti:
“193, comma 1, ”;
q) al comma 15, le parole: “ad esclusione della” sono sostituite
dalle seguenti: “ed esclusi i casi in cui si provveda alla”;
r) dopo il comma 17 sono inseriti i seguenti: “17-bis.
L'autorizzazione di cui al presente articolo deve essere comunicata,
a cura dell'amministrazione competente al rilascio della stessa, al
Catasto dei rifiuti di cui all'articolo 189 attraverso il Catasto
telematico e secondo gli standard concordati con ISPRA che cura
l'inserimento in un elenco nazionale, accessibile al pubblico, dei
seguenti elementi identificativi, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica:
a) ragione sociale;
b) sede legale dell'impresa autorizzata;
c) sede dell'impianto autorizzato;
d) attivita' di gestione autorizzata;
e) i rifiuti oggetto dell'attivita' di gestione;
f) quantita' autorizzate;
g) scadenza dell'autorizzazione.
17-ter. La comunicazione dei dati di cui al comma 17-bis deve
avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica
tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il Catasto
telematico secondo standard condivisi.”;
s) il comma 18 e' sostituito dal seguente: “18. In caso di eventi
incidenti sull'autorizzazione, questi sono comunicati, previo avviso
all'interessato, al Catasto dei rifiuti di cui all'articolo 189.”;
t) il comma 19 e' sostituito dal seguente: “19. Le procedure di
cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di
varianti sostanziali in corso d'opera o di esercizio che comportino
modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono piu' conformi
all'autorizzazione rilasciata.”;
u) il comma 20 e' abrogato.





Articolo 23


(Modifiche all'articolo 209 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 209 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente: “1. Nel rispetto delle
normative comunitarie, in sede di espletamento delle procedure
previste per il rinnovo delle autorizzazioni all'esercizio di un
impianto ovvero per il rinnovo dell'iscrizione all'Albo di cui
all'articolo 212, le imprese che risultino registrate ai sensi del
regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 25 novembre 2009, sull'adesione volontaria delle organizzazioni a
un sistema comunitario di ecogestione e audit , che abroga il
regolamento (CE) n. 761/2001 e le decisioni della Commissione
2001/681/CE e 2006/193/CE o certificati Uni En Iso 14001, possono
sostituire tali autorizzazioni con autocertificazione resa alle
autorita' competenti, ai sensi del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n. 445.”;
b) il comma 6 e' sostituito dal seguente: “6. Resta ferma
l'applicazione del titolo II-bis della parte seconda del presente
decreto, relativo alla prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento, per gli impianti rientranti nel campo di
applicazione del medesimo.”;
c) al comma 7, le parole “all'Albo di cui all'articolo 212, comma
1,” sono sostituite dalle seguenti: “all'ISPRA” e le parole: “212,
comma 23,” sono sostituite dalle seguenti: “208, comma 17,”;
d) dopo il comma 7, e' aggiunto il seguente: “7-bis. La
comunicazione dei dati di cui al comma 7 deve avvenire senza nuovi e
maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra i sistemi
informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo
standard condivisi.”.





Articolo 24


(Modifiche all'articolo 211 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 211 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4 la parola: “Ministro” e' sostituita dalla seguente:
“Ministero”;
b) al comma 5 le parole: “all'Albo di cui all'articolo 212, comma
1,” sono sostituite dalle seguenti: “all'ISPRA” e le parole: “212,
comma 23,” sono sostituite dalle seguenti: “208, comma 16”.
c) dopo il comma 5, e' aggiunto il seguente: “5-bis. La
comunicazione dei dati di cui al comma 5 deve avvenire senza nuovi e
maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra i sistemi
informativi regionali esistenti, e il Catasto telematico secondo
standard condivisi.”.





Articolo 25


(Modifiche all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' cosi' sostituito:
“2. Con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare sono istituite sezioni speciali del Comitato
nazionale per ogni singola attivita' soggetta ad iscrizione all'Albo,
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e ne
vengono fissati composizione e competenze. Il Comitato nazionale
dell'Albo ha potere deliberante ed e' composto da diciannove membri
effettivi di comprovata e documentata esperienza tecnico-economica o
giuridica nelle materie ambientali nominati con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e designati
rispettivamente:
a) due dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di cui uno con funzioni di Presidente;
b) uno dal Ministro dello sviluppo economico, con funzioni di
vice-Presidente;
c) uno dal Ministro della salute;
d) uno dal Ministro dell'economia e delle finanze
e) uno dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
f) uno dal Ministro dell'interno;
g) tre dalle regioni;
h) uno dall'Unione italiana delle Camere di commercio industria,
artigianato e agricoltura;
i) otto dalle organizzazioni imprenditoriali maggiormente
rappresentative delle categorie economiche interessate, di cui due
dalle organizzazioni rappresentative della categoria degli
autotrasportatori e due dalle organizzazioni che rappresentano i
gestori dei rifiuti e uno delle organizzazioni rappresentative delle
imprese che effettuano attivita' di bonifica dei siti e di bonifica
di beni contenenti amianto. Per ogni membro effettivo e' nominato un
supplente.”;
b) il comma 4 e' abrogato;
c) i commi da 5 a 19 sono sostituiti dai seguenti:
“5. L'iscrizione all'Albo e' requisito per lo svolgimento delle
attivita' di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti,
di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed
intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi. Sono
esonerati dall'obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di
cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233,
234, 235 e 236, al decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, e al
decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, limitatamente
all'attivita' di intermediazione e commercio senza detenzione di
rifiuti oggetto previste nei citati articoli. Per le aziende
speciali,i consorzi di comuni e le societa' di gestione dei servizi
pubblici ci cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267,
l'iscrizione all'Albo e' effettuata con apposita comunicazione del
comune o del consorzio di comuni alla sezione regionale
territorialmente competente ed e' valida per i servizi di gestione
dei rifiuti urbani prodotti nei medesimi comuni. Le iscrizioni di cui
al presente comma, gia' effettuate alla data di entrata in vigore
della presente disposizione, rimangono efficaci fino alla loro
naturale scadenza.
6. L'iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni e
costituisce titolo per l'esercizio delle attivita' di raccolta, di
trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti; per le
altre attivita' l'iscrizione abilita allo svolgimento delle attivita'
medesime.
7. Gli enti e le imprese iscritte all'Albo per le attivita' di
raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi sono esonerate
dall'obbligo di iscrizione per le attivita' di raccolta e trasporto
dei rifiuti non pericolosi a condizione che tale ultima attivita' non
comporti variazione della classe per la quale le imprese sono
iscritte.
8. I produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano
operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonche' i
produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni
di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantita'
non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, non sono
soggetti alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, e 7 a condizione che
tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria
dell'organizzazione dell'impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti.
Detti soggetti non sono tenuti alla prestazione delle garanzie
finanziarie e sono iscritti in un'apposita sezione dell'Albo in base
alla presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o
provinciale dell'Albo territorialmente competente che rilascia il
relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni. Con la
comunicazione l'interessato attesta sotto la sua responsabilita', ai
sensi dell'articolo 21 della legge n. 241 del 1990: a) la sede
dell'impresa, l'attivita' o le attivita' dai quali sono prodotti i
rifiuti; b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;c) gli
estremi identificativi e l'idoneita' tecnica dei mezzi utilizzati per
il trasporto dei rifiuti, tenuto anche conto delle modalita' di
effettuazione del trasporto medesimo; d) l'avvenuto versamento del
diritto annuale di registrazione di 50 euro rideterminabile ai sensi
dell'articolo 21 del decreto del Ministro dell'ambiente 28 aprile
1998, n. 406. L'iscrizione deve essere rinnovata ogni 10 anni e
l'impresa e' tenuta a comunicare ogni variazione intervenuta
successivamente all'iscrizione. Le iscrizioni di cui al presente
comma, effettuate entro il 14 aprile 2008 ai sensi e per gli effetti
della normativa vigente a quella data, dovranno essere aggiornate
entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione.
9. Le imprese di cui ai commi 5 e 8 tenute ad aderire sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), procedono, in relazione a
ciascun autoveicolo utilizzato per la raccolta e il trasporto dei
rifiuti, all'adempimento degli obblighi stabiliti dall'articolo 3,
comma 6, lettera c), del decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare in data in data 17 dicembre 2009. La
Sezione regionale dell'Albo procede, in sede di prima applicazione
entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione, alla sospensione d'ufficio dall'Albo degli autoveicoli
per i quali non e' stato adempiuto l'obbligo di cui al precedente
periodo. Trascorsi tre mesi dalla sospensione senza che l'obbligo di
cui sopra sia stato adempiuto, l'autoveicolo e' di diritto e con
effetto immediato cancellato dall'Albo.
10. L'iscrizione all'Albo per le attivita' di raccolta e
trasporto dei rifiuti pericolosi, per l'attivita' di intermediazione
e di commercio dei rifiuti senza detenzione dei medesimi, e'
subordinata alla prestazione di idonee garanzie finanziarie a favore
dello Stato i cui importi e modalita' sono stabiliti con uno o piu'
decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze.
Tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le imprese
registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009, e del quaranta
per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione
ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001. Fino alla data di
entrata in vigore dei predetti decreti si applicano la modalita' e
gli importi previsti dal decreto del Ministro dell'ambiente in data 8
ottobre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio
1997, come modificato dal decreto del Ministro dell'ambiente in data
23 aprile 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 26
giugno 1999.
11. Le imprese che effettuano le attivita' di bonifica dei siti e
di bonifica dei beni contenenti amianto devono prestare idonee
garanzie finanziarie a favore della regione territorialmente
competente per ogni intervento di bonifica nel rispetto dei criteri
generali di cui all'articolo 195, comma 2, lettera g). Tali garanzie
sono ridotte del cinquanta per cento per le imprese registrate ai
sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, e del quaranta per cento nel
caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi
della norma Uni En Iso 14001.
12. Sono iscritti all'Albo le imprese e gli operatori logistici
presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di
terminalizzazione, gli scali merci e i porti ai quali, nell'ambito
del trasporto intermodale, sono affidati rifiuti in attesa della
presa in carico degli stessi da parte dell'impresa ferroviaria o
navale o dell'impresa che effettua il successivo trasporto, nel caso
di trasporto navale, il raccomandatario marittimo di cui alla legge 4
aprile 1977, n. 135, e' delegato dall'armatore o noleggiatore, che
effettuano il trasporto, per gli adempimenti relativi al sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a). L'iscrizione deve essere
rinnovata ogni cinque anni e non e' subordinata alla prestazione
delle garanzie finanziarie.
13. L'iscrizione all'Albo ed i provvedimenti di sospensione, di
revoca, di decadenza e di annullamento dell'iscrizione, nonche'
l'accettazione, la revoca e lo svincolo delle garanzie finanziarie
che devono essere prestate a favore dello Stato sono deliberati dalla
Sezione regionale dell'Albo della regione ove ha sede legale
l'impresa interessata, in base alla normativa vigente ed alle
direttive emesse dal Comitato nazionale.
14. Avverso i provvedimenti delle Sezioni regionali dell'Albo gli
interessati possono proporre, nel termine di decadenza di trenta
giorni dalla notifica dei provvedimenti stessi, ricorso al Comitato
nazionale dell'Albo
15. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il parere
del Comitato nazionale, da adottare entro novanta giorni dalla data
di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, sono
definite le attribuzioni e le modalita' organizzative dell'Albo, i
requisiti tecnici e finanziari delle imprese, i requisiti dei
responsabili tecnici delle medesime, i termini e le modalita' di
iscrizione, i diritti annuali d'iscrizione. Fino all'adozione dei
predetto decreto, continuano ad applicarsi, per quanto compatibili,
le disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 28 aprile
1998, n. 406, e delle deliberazioni del Comitato nazionale dell'Albo.
Il decreto di cui al presente comma si informa ai seguenti principi:
a) individuazione di requisiti per l'iscrizione, validi per tutte
le sezioni, al fine di uniformare le procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa sull'autotrasporto, sul
trasporto ferroviario, sul trasporto via mare e per via navigabile
interna, in coerenza con la finalita' di cui alla lettera a);
c) effettiva copertura delle spese attraverso i diritti di
segreteria e i diritti annuali di iscrizione;
d) ridefinizione dei diritti annuali d'iscrizione relativi alle
imprese di trasporto dei rifiuti iscritte all'Albo nazionale gestori
ambientali;
e) interconnessione e interoperabilita' con le pubbliche
amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici registri;
f) riformulazione del sistema disciplinare-sanzionatorio
dell'Albo e delle cause di cancellazione dell'iscrizione;
g) definizione delle competenze e delle responsabilita' del
responsabile tecnico.
16. Nelle more dell'emanazione dei decreti di cui al presente
articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni disciplinanti
l'Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti
vigenti alla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, la cui abrogazione e' differita al momento della
pubblicazione dei suddetti decreti.
17. Agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale e
delle Sezioni regionali e provinciali si provvede con le entrate
derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti annuali
d'iscrizione, secondo le previsioni, anche relative alle modalita' di
versamento e di utilizzo, che saranno determinate con decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Fino
all'adozione del citato decreto, si applicano le disposizioni di cui
al decreto del Ministro dell'ambiente in data 29 dicembre 1993, e
successive modificazioni, e le disposizioni di cui al decreto del
Ministro dell'ambiente in data 13 dicembre 1995, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 51 del 1° marzo 1995. Le somme di cui
all'articolo 7 comma 7, del decreto del Ministro dell'ambiente 29 in
data dicembre 1993 sono versate al Capo XXXII, capitolo 2592,
articolo 04, dell'entrata del Bilancio dello Stato, per essere
riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze,
al Capitolo 7082 dello stato di previsione del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
18. I compensi da corrispondere ai componenti del Comitato
nazionale dell'Albo e delle Sezioni regionali dell'Albo sono
determinati ai sensi dell'articolo 7, comma 5, del decreto del
Ministro dell'ambiente 28 aprile 1998, 406.
19. La disciplina regolamentare dei casi in cui, ai sensi degli
articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, l'esercizio di
un'attivita' privata puo' essere intrapreso sulla base della denuncia
di inizio dell'attivita' non si applica alle domande di iscrizione e
agli atti di competenza dell'Albo.”;
d) i commi da 20 a 28 sono abrogati.
2. Le funzioni del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali
dell'Albo sono svolte, sino alla scadenza del mandato in corso alla
data di entrata in vigore del presente articolo, rispettivamente dal
Comitato nazionale integrato da due membri in rappresentanza delle
organizzazioni imprenditoriali e dalle Sezioni regionali dell'Albo
nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.





Articolo 26


(Modifiche all'articolo 213 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152)

1. All'articolo 213 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, il comma 2 e' abrogato.





Articolo 27


(Modifiche all [ . . . ]

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