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IMPIANTI DI TRATTAMENTO ACQUE DI PRIMA PIOGGIA

IMPIANTI DI TRATTAMENTO ACQUE DI PRIMA PIOGGIA

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IMPIANTI DI TRATTAMENTO ACQUE DI PRIMA PIOGGIA - Impianti di prima pioggia a sezione circolare o rettangolare per superfici scolanti


La MUSILLI SpA produce una serie di impianti di prima pioggia a sezione sia circolare che rettangolare per superfici scolanti fino a 14000 mq ca (per superfici più grandi vengono studiate soluzioni particolari fuori standard).
Tutte le vasche della serie sono realizzate a getto in soluzione monoblocco per cui, a differenza di quelle ad elementi componibili, forniscono la massima garanzia di tenuta idraulica e di stabilità strutturale.
Ove richiesto dal committente, il calcolo dell'impianto può essere eseguito dallo studio tecnico della MUSILLI SpA sulla base dei dati forniti dal Progettista tramite una semplice scheda di rilevamento. In tal caso, le risultanze del calcolo, con i relativi elaborati grafici, vengono riportati in una relazione tecnica che può essere utilizzata integralmente per la richiesta di autorizzazione allo scarico. La relazione viene fornita a corredo dell'impianto senza alcun onere aggiuntivo sul costo della fornitura.

Maggiori informazioni del produttore su IMPIANTI DI TRATTAMENTO ACQUE DI PRIMA PIOGGIA
  Schede Tecniche - Catalogo
Catalogo Impianti Trattamento Acque Skeda Tecnica Impianti 1°Pioggia Capitolato 1Pioggia Circolare Capitolato 1Pioggia Trattamento in Continuo Capitolato 1Pioggia Rettangolare
  Link

Impianti Trattamento Acque di Pioggia
  Approfondimento

Funzionamento del sistema


Il trattamento delle acque di prima pioggia prevede un sistema di grigliatura, dissabbiatura e disoleatura.
Le acque di prima pioggia vengono convogliate tramite un pozzetto di by-pass (separatore acque di prima pioggia dalle acque di seconda pioggia) in apposite vasche dette “Impianti di prima pioggia”.
Il sistema di trattamento prevede 3 fasi distinte:

  1. Separare tramite un pozzetto scolmatore le prime acque meteoriche, che risultano inquinate, dalle seconde.
  2. Accumulare temporaneamente le prime acque meteoriche molto inquinate perché dilavano le strade ed i piazzali, per permettere, durante il loro temporaneo stoccaggio, sedimentazione delle sostanze solide;
  3. Convogliare le acque temporaneamente stoccate ad una unità di trattamento per la separazione degli idrocarburi.
Nella pratica corrente, le acque di prima pioggia vengono separate da quelle successive (seconda pioggia) e rilanciate all’unità di trattamento ( Disoleatori NS ) tramite un bacino accumulo interrato di capacità tale da contenere tutta la quantità di acque meteoriche di dilavamento risultante dai primi 5 mm di pioggia caduta sulla superficie scolante di pertinenza dell’impianto.
Il bacino è preceduto da un pozzetto separatore che contiene al proprio interno uno stramazzo su cui sfiorano le acque di seconda pioggia dal momento in cui il pelo libero dell’acqua nel bacino raggiunge il livello della soglia dello stramazzo.
Nel bacino è installata una pompa di svuotamento che viene attivata automaticamente dal quadro elettrico tramite un microprocessore che elabora il segnale di una sonda rivelatrice di pioggia installata sulla condotta di immissione del pozzetto. Alla fine della precipitazione, la sonda invia un segnale al quadro elettrico il quale avvia la pompa di rilancio dopo un intervallo di tempo pari a 96 h meno il tempo di svuotamento previsto.
Se durante tale intervallo inizia una nuova precipitazione, la sonda riazzera il tempo di attesa. Una volta svuotato il bacino, l’interruttore di livello disattiva la pompa e il sistema si rimette in situazione di attesa.


Caratteristiche fisiche e geometriche

  Caratteristiche Tecniche


Approfondimento normativo

L’art. 113 del Decreto Legislativo 03 Aprile 2006 n° 152 parte III
(Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento) afferma che le acque vanno disciplinate. Le direttive comunitarie n° 91/271/CEE (Trattamento delle acque reflue urbane), e n° 91/676/CEE (Acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia), entrambe recepite dallo stato italiano, affermano: “.......ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano:

a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate;
b) ……, ecc.”.
La legge della regione Lombardia del 24 marzo 2006 n° 4, relativa alla “Disciplina dello smaltimento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne” in attuazione dell’articolo 52, comma 1, lettera a) della legge regionale 12 dicembre 2003, n°26 (BURL del 28 marzo 2006 n° 13, 1° suppl. ord.) sancisce (si riportano alcuni articoli) :

Art. 3 (acque di prima pioggia e di lavaggio soggette a regolamentazione).
La formazione, il convogliamento, la separazione, la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque di prima pioggia sono soggetti alle disposizioni del presente regolamento qualora tali acque provengano:

a) da superfici scolanti di estensione superiore a 2000 mq, calcolata escludendo le coperture e le aree a verde, costituenti pertinenze di edifici ed installazioni in cui si svolgono le seguenti attività: industria petrolifera, industrie chimiche, trattamento e rivestimenti dei metalli, concia e tintura delle pelli e del cuoio, produzione della pasta carta (della carta e cartone), produzione di pneumatici, aziende tessili che eseguono stampa tintura e finissaggio di fibre tessili, produzione di calcestruzzo, aree intermodali, autofficine, carrozzerie;

b) dalle superfici scolanti costituenti pertinenza di edifici ed installazioni in cui sono svolte attività di deposito rifiuti, centro di raccolta e/o trasformazione degli stessi, deposito di rottami e deposito di veicoli destinati alla demolizione;
c) dalle superfici scolanti destinate al carico e alla distribuzione di carburante ed operazioni connesse e complementari nei punti vendita delle stazioni di servizio per autoveicoli;
d) dalle superfici scolanti specificatamente o anche saltuariamente destinate al deposito, al carico, allo scarico, al travaso e alla movimentazione in genere delle sostanze di cui alle tabelle 3/A e 5 dell’allegato 5 del Decreto Legislativo 03 Aprile 2006 n° 152 parte III.

Art. 5 (sistemi di raccolta e convogliamento delle acque di prima pioggia e di lavaggio).
1) Tutte le superfici di cui all’articolo 3 devono essere impermeabili.
2)Le acque di prima pioggia e le acque di lavaggio, che siano da recapitare in corpo d’acqua superficiale ovvero sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, devono essere avviate ad apposite vasche di raccolta a perfetta tenuta, dimensionate in modo da trattenere complessivamente non meno di 50 mc per ettaro di superficie scolante (di seguito vasche di prima pioggia).
3)Alle acque meteoriche di dilavamento deve essere destinata una apposita rete di raccolta e convogliamento, munita, nei casi di cui al comma 2, di un sistema di alimentazione delle vasche di prima pioggia che le escluda automaticamente a riempimento avvenuto; la rete deve essere dimensionata sulla base degli eventi meteorici di breve durata e di elevata intensità caratteristici di ogni zona, e comunque quanto meno assumendo che l’evento si verifichi in quindici minuti e che il coefficiente di afflusso alla rete sia pari a 1 per la superficie scolante e a 0,3 per quelle permeabili di qualsiasi tipo ad esse contigue, escludendo dal computo le superfici incolte e quelle di uso agricolo.

La normativa della regione Lombardia è ormai adottata da quasi tutte le regioni italiane.


Voce di capitolato

Impianto di accumulo acque e trattamento acque di Prima Pioggia tipo MUSILLI serie W400, realizzato con cisterne monolitiche prefabbricate in cav, con classe di resistenza C35/45 e classe di esposizione XC4 e XD3, a base quadrata o rettangolare, verificate per carichi stradali ed azioni sismiche secondo il DM 14/1/2008. Completo di: accumulo e dissabbiatura della acque di prima pioggia, pozzetto di bypass prefabbricato in cav, innesti di collegamento in pvc, solette di copertura prefabbricate in cav con ispezioni a passo d’uomo e chiusini in ghisa di idonea classe. Le cisterne sono equipaggiate all’interno con sensore di pioggia, valvola antiriflusso (a richiesta), elettropompa sommergibile trifase di sollevamento acque stoccate, regolatore di livello a galleggiante, quadro elettrico di comando a programmazione logica controllata (PLC). L’impianto è dimensionato secondo il Piano di Tutela delle Acque Regionali pubblicato sul BURL n°4 del 10/12/2007 suppl. n°3, e secondo la legge della regione Lombardia n°26 del 12/12/2003 art. 52 comma 1° (BURL n° 13 del 28 marzo 2006, 1° suppl. ord.), e del Piano di tutela delle acque regione Lazio (BURL n° 34 del 10/12/2007),e nel rispetto del D.Lgs n. 152 del 3/4/2006. Completo di Impianto di separazione idrocarburi di origine minerale (classe 1), realizzato con cisterne monolitiche a base circolare prefabbricate in cav con classe di resistenza C35/45 e classe di esposizione XC4 e XD3, e verificate per carichi stradali ed azioni sismiche secondo il DM 14/1/2008. Completo di solette di copertura prefabbricate in cav pedonali o carrabili, predisposte per ispezioni a passo d’uomo e chiusini in ghisa di idonea classe. Le cisterne sono equipaggiate con filtro a coalescenza rigenerabile, otturatore di sicurezza a galleggiante ed eventuale teleallarme (a richiesta). L’impianto è dimensionato e costruito secondo quanto indicato nel D.Lgs n°152 del 3/4/2006 art. 113 parte III, prodotto, controllato e certificato a norma UNI EN 858. L’impianto è idoneo al trattamento delle acque meteoriche contenenti idrocarburi di origine minerale. L’impianto è costruito da azienda in possesso di certificazione di Sistema Qualità Aziendale UNI EN ISO 9001:2008 certificato ICMQ.


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Schema 1 Pioggia
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