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BARI, Punta Perotti - Dibitonto ha avuto ragione. "Fermiamo gli altri scempi"
NORMATIVA

BARI, Punta Perotti - Dibitonto ha avuto ragione. "Fermiamo gli altri scempi"

Chi è il magistrato che non ha accettato di seppellire quello scandalo

Un ricorso di 37 pagine contro i giudici baresi che in secondo grado avevano assolto gli otto imprenditori e restituito loro l’ecomostro Punta Perotti. Lo ha scritto, dettagliato, motivato. E inviato alla Cassazione. Lunedì 29 gennaio, ha vinto il procuratore generale di Bari, Riccardo Dibitonto. Ma, come suo solito, preferisce non fare commenti personali. Certo, il suo lavoro parla da solo. Glielo ricordiamo. Lo inseguiamo, lo fermiamo a fatica: «Procuratore, ha visto? I giudici della Cassazione le hanno dato ragione, il suo ricorso è stato considerato e premiato, Punta Perotti è stata nuovamente confiscata». Si schernisce, ti batte una mano sul braccio, gli sfugge un sorriso e accenna a scappare via. Lo fermiamo ancora una volta, insistiamo: «Ma allora, proprio non vuole dire niente, non vuole rilasciare commenti su Punta Perotti?». Cede alla pressione, ma solo per lanciare un monito contro i «pirati» della costruzione selvaggia, i suoi nemici: «No, no, sulla sentenza non posso fare commenti, bisogna ancora leggere le motivazioni. Una cosa è certa: questo costituisce di sicuro un precedente per altre speculazioni edilizie. Per quella di Cassano, ad esempio, dove erano state costruite 17 ville abusive». La vicenda va spiegata: nei fatti è tanto simile a quella di Punta Perotti, stessi (o quasi) reati, stesso iter giudiziario. Nel giugno ’98, l’allora pretore di Acquaviva delle Fonti, Maria Teresa Romita (oggi gip al tribunale di Bari) aveva condannato per abusivismo edilizio il costruttore Vincenzo Varvara, 58enne di Gravina di Puglia, a nove mesi di arresto e a 30 milioni di multa, disponendo la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle 17 villette già realizzate in contrada Lagogemolo, a Cassano Murge, zona verde in provincia di Bari. Il pretore Romita aveva anche ordinato all’imprenditore di ripristinare lo stato originario dei luoghi a proprie spese. Il 22 gennaio scorso, la prima sezione penale della Corte d’appello di Bari, la stessa composizione di giudici che il 5 giugno scorso si era espressa su Punta Perotti per intenderci, aveva a sorpresa capovolto il verdetto, assolvendo Varvara e revocando la confisca. Restituendo a lui terreni e villette. Proprio come Punta Perotti. Il procuratore generale Dibitonto, all’indomani della sentenza di appello, aveva annunciato che presenterà ricorso. Proprio come ha fatto per Punta Perotti. E ha vinto. Si è lasciato andare solo per un attimo. Ci accompagna alla porta, ospitale, cortese e fermo come sempre. È lui a ringraziare noi, ma scappa via perché deve rimettersi al lavoro: ha tante idee da sviluppare, tutte finalizzate alla crecita del Distretto di Corte d’appello di Bari. Il procuratore generale Riccardo Dibitonto non ha i paraocchi di chi cura, con la lente d’ingradimento, i problemi del suo orticello. Non estirpa solo le erbacce di casa sua. Ha tanti progetti, tutti nell’interesse comune, vi fa solo un breve cenno, «ve ne parlerò quando sarà il momento dice orgoglioso. Ora bisogna lavorare». Lavora, in silenzio, nella bella stanza al terzo piano di Palazzo di giustizia, scappa fuori di tanto in tanto, per andare a consultarsi con il presidente della Corte d’appello, Giacinto De Marco. Torna nella sua stanza. Ad una certa ora si infila cappotto e cappello. Lo segue, a volte lo insegue, il fido autista. Dibitonto si affretta per le scale del Palazzo, ti incontra, ti saluta sorridendo: ha un treno da prendere, deve tornare a casa, a Brindisi. Come ogni giorno, ormai da anni, da quando arrivò a Bari per reggere le fila della Procura della repubblica. Poi un gradino più sù: l’incarico di procuratore generale. Non si ferma, lavora, sorride e scappa via.
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