Carrello 0
BARI - Punta Perotti è del Comune
URBANISTICA

BARI - Punta Perotti è del Comune

Il ministro Melandri: adesso bisogna raderlo al suolo

ROMA — Punta Perotti, indietro tutta. I giudici della Cassazione decidono che i Matarrese & C. non hanno violato nessuna legge urbanistica perché «il fatto non costituisce reato», ma stabiliscono la confisca dell’ecoobbrobrio: tredici piani, quarantacinque metri d’altezza, cinquecentomila metri cubi. Verranno distrutti, i «mostri»? La Suprema Corte ha disposto di assegnare i suoli e gli immobili al patrimonio comunale di Bari. La clamorosa sentenza dei magistrati della terza sezione penale, che lascia i costruttori senza parole, salta fuori alle dieci di ieri sera dopo una camera di consiglio lunga sei ore. «E’ un’ottima notizia sul fronte del ripristino della legalità e della battaglia contro gli ecomostri. Il prossimo obiettivo sarà l’abbattimento della saracinesca e la riqualificazione di quel tratto di costa». Il procuratore generale Aurelio Galasso, era per il rigetto del ricorso presentato dal Pg di Bari Riccardo Dibitonto contro l’assoluzione a tutto tondo del 5 giugno 2000. Gli ambientalisti, in mattinata, avevano nel frattempo già cominciato a fare squillare le trombe del disinganno, tra bandiere e striscioni: «C’è la necessità di mantenere alta la vigilanza e la mobilitazione sul caso di Punta Perotti», diceva il presidente dei Verdi. Per Grazia Francescato, al di là di come fosse andato a finire il processo, era comunque auspicabile che il consiglio comunale di Bari decidesse di revocare le concessioni edilizie per i palazzidinosauro: «Sarebbe un atto riparatore verso la città e i cittadini». La palla, così come stanno le cose, passa agli amministratori comunali. Attorno al leader del movimento ambientalista, il ministro Mattioli, il capogruppo alla Camera Mauro Paissan, i parlamentari Cento, Scalia, Athos De Luca. E il deputato barese dei Verdi, Vito Leccese. Antonio Matarrese lo vede, e sorride: «Tutto questo pasticcio è nato per colpa tua, onorevole». Leccese fa spallucce: «Noi vogliamo solo demolirle, quelle costruzioni. Dietro questo che è fin dall’inizio il nostro obiettivo, non c’è nessun tipo di complotto». Viene rilancianta dal verdetto, anche la proposta del ministro dell’Ambiente Willer Bordon, che dichiarò non più tardi di qualche giorno fa di volere abbattere «per legge» gli scheletri di cemento: «Punta Perotti è stato inserito a pieno titolo fra i siti inquinanti dal punto di vista paesaggistico. In caso di illegittimità totale della costruzione, si procede alla distruzione immediata». Quando sarà possibile leggere le motivazioni delle scelte della Cassazione, il quadro della situazione potrà essere più chiaro. L’affidamento» al patrimonio comunale, infatti, potrebbe fare sì che i palazzi di Punta Perotti vengano dichiarati di «pubblica utilità». Sotto questo punto di vista, tuttavia, lo stesso Bordon non aveva avuto peli sulla lingua: «Gli edifici verrebbero espropriati da parte dello Stato, e abbattuti». Ermete Realacci, di Legambiente, avverte: «Bisogna mettere fine allo scempio di Punta Perotti, senza compromessi». E’ Antonio Matarrese il «portavoce» della famiglia, dopo la «mazzata»: «Qualcuno dovrà pagare. Chi? Tutti quelli che ci hanno dato le concessioni edilizie». L’ultimo commento, suona ironico: «Questa è la stessa Corte di Cassazione che in precedenza aveva emesso nei nostri confronti un’altra sentenza con cui annullava qualsiasi forma di confisca».
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui