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BARI-Punta Perotti in Comune un 12 febbraio di fuoco
URBANISTICA

BARI-Punta Perotti in Comune un 12 febbraio di fuoco

Giannini (Ds): "Chiediamo la revoca delle licenze" Non si ferma l’attacco dell’opposizione che ha ottenuto la convocazione del Consiglio

Il 12 febbraio ci sarà dibattito su Punta Perotti al Consiglio comunale di Bari. Quella seduta l’hanno voluta i gruppi di centrosinistra, all’opposizione a Palazzo di città. In realtà si tratta di un’autoconvocazione, una delle «armi» previste dallo Statuto e maggiormente utilizzate, soprattutto dalla minoranza, quando si vuole dibattere di questioni che difficilmente approderebbero nell’assemblea cittadina secondo i percorsi «tradizionali». La raccolta di firme era cominciata subito dopo le festività natalizie e la seduta era stata già convocata per il 29 gennaio, giorno in cui era prevista la sentenza della Corte di Cassazione. La concomitanza ha consigliato uno slittamento della convocazione. Slittamento «provvidenziale». Ora che la Suprema Corte ha deciso per la confisca della «saracinesca», il livello del confronto assume un’altra dimensione, che probabilmente, nemmeno i fautori di quell’iniziativa prevedevano. E assume un significato «diverso» anche la proposta di delibera che il centrosinistra ha elaborato e che è alla base dell’autoconvocazione. Con quella proposta i gruppi di centrosinistra chiedevano la revoca di tutte le concessioni edilizie che avevano permesso la realizzazione di Punta Perotti. In pratica una «dinamite» istituzionale per «far saltare» le fondamenta giuridiche dei 300 mila metri cubi di cemento che da dieci anni hanno «rubato l’orizzonte ai baresi». Del resto anche l’amministrazione comunale non si era espressa ed aveva rinviato una qualsiasi valutazione in un momento successivo alla decisione dei giudici. L’assemblea del 12 febbraio rappresenta quindi il primo appuntamento istituzionale per capire come intende muoversi la maggioranza di centrodestra e per essa, il suo sindaco, Simeone Di Cagno Abbrescia. La «scoppola» che arriva dalla Cassazione, infatti, «non riguarda più solo ciò che c’è quanto ciò che non c’è ancora», in pratica tutto ciò che sarebbe nato attorno a Punta Perotti. «È chiaro che una sentenza della Cassazione che fa giurisprudenza – afferma Gianni Giannini, coordinatore dei gruppi di opposizione al Comune di Bari –scrive la parola fine per una cultura urbanistica non più proponibile e getta le basi per una diversa riqualificazione della costa». La partita, comunque, non si gioca soltanto a Palazzo di Città. Il centrosinistra sta alzando il livello di guardia anche alla Regione Puglia, la sede istituzionale che ha fatto da «chiocciola» allo scempio del lungomare di Bari. Via Capruzzi, nelle ultime settimane, ha dimostrato un sensibile attivismo sul fronte urbanistico, approvando a tempo di record il piano urbanistico territoriale tematico, e la riforma della legge urbanistica.
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